“The Broken Key” arriva su Amazon Prime: parlano il regista Louis Nero e Geraldine Chaplin

Sabato 4 Luglio 2020 di Leonardo Jattarelli
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Una scena di
«Torino è la mia città, il luogo dove sono cresciuto ed il luogo che ha ispirato tutte le mie fantasie da ragazzo. Per questo mio ultimo film, The Broken Key,  parlo di una cosa che conosco bene: l’alone di mistero che nasconde la mia città. Il film, girato a York (Inghilterra) al Cairo (Egitto) e in Piemonte, è ambientato in un prossimo futuro, il 2033, quindi ci siamo divertiti ad inventare la Torino del domani con auto volanti e grattacieli fuori dalle mura». Così il regista Louis Nero, 43 anni, ci introduce al suo film ora disponibile nei cataloghi Amazon Prime Video, Itunes e GooglePlay. 
The Broken Key è un thriller esoterico del 2017, distribuito da L’Altrofilm, che si avvale di un cast eccezionale: tra gli altri, Christopher Lambert, Rutger Hauer, Geraldine Chaplin, William Baldwin, Michael Madsen, Franco Nero, Kabir Bedi, Maria De Medeiros, Marc Fiorini e Andrea Cocco, Diana Dell’Erba, Marco Deambrogio, Walter Lippa, Alex Belli, Chiara Iezzi Cohen. 

Il regista, Louis Nero

«The Broken Key - racconta Nero - è il viaggio del protagonista Arthur J. Adams (Andrea Hirai Cocco), novello re Artù, che si lancia alla ricerca del santo Graal, in questo caso rappresentato dalla chiave spezzata. Come in tutti i racconti di avventura, l’eroe sarà aiutato dai suoi Cavalieri: Sarah Eve (Diana dell’Erba) una pittrice esperta di antichità egizie, James Mind (Marco Deambrogio esperto di simboli e numerologia) e dal poliziotto Taron Iron (Walter Lippa)». Ovviamente nulla sarà semplice in questa avventura: «La nostra compagnia si troverà ad affrontare numerosi pericoli per trovare un frammento andato perduto del “Canone Regio” meglio conosciuto come “Canone di Torino”, realmente custodito all’interno del Museo Egizio di Torino - continua il regista torinese -. Nel loro viaggio incontreranno quelli che ho definito i sette saggi, che rappresentano i sette peccati capitali del nostro sempre fedele e grande Dante Alighieri». 

Rutger Hauer


Diana Dell'Erba

Perché proprio questa storia e la fascinazione dell’esoterismo? «Volevo realizzare un film concepito sulla linea orizzontale delle Sette Arti Liberali, la cui pratica ascetica, secondo la fulgida interpretazione Dantesca, può portare alla trasmutazione dei Sette Peccati Capitali nelle corrispondenti Virtù Cardinali. L’intento è quello di far vivere al pubblico, come al protagonista, un percorso di purificazione spirituale dai peccati, ambientato in una visionaria Torino del futuro, dove la cultura popolare è intrisa di palpabile mistero. Dove la trama si muove tra leggende che aspettano da secoli di essere ripercorse. Un viaggio simbolico ed emozionante, disseminato d’insidie e repentini colpi di scena. La via del ritorno alla sapienza ed alla nostra casa nel cielo. Insomma, conosci te stesso e conoscerai il tuo Dio».


Kabir Bedi

Cerchiamo di scoprire qualcosa di più sui personaggi di The Boken Key: «Sette saggi sono i guardiani della porta che deve attraversare ogni eroe che si rispetti, ma il Guardiano sconfitto riserva sempre qualche sorpresa, la faccia nascosta della medaglia. Per interpretarli, ho scelto di lavorare con delle Star internazionali che in un certo qual modo hanno regalato un realismo eccezionale ad ognuna delle figure. Kabir Bedi, il misterioso Sandokan, è la Superbia; Michael Madsen il “maledetto” di Tarantino, è l’Avarizia; l’immortale Highlander Cristhopher Lambert è la Lussuria; il gelido androide di “Blade Runner”, Rutger Hauer è l’Invidia; il seducente William Baldwin è la Gola, il Papa Buono di “Angeli e Demoni”, Marc Fiorini è l’Ira ed infine la meravigliosa Geraldine Chaplin è l’Accidia».

Rutger Hauer in una scena del film


La grande Geraldine Chaplin, 75 anni, figlia del mitico Charlot, spiega il motivo per cui ha accettato di partecipare al film: «Non ho mai letto qualcosa del genere, non mi è mai capitata una sceneggiatura simile né girato un film del genere. E’ totalmente originale, e oggi è difficile trovare qualcosa di originale. Questo è un film pieno di vibrazioni, pieno di emozioni. Lo script è veramente strano - sottilinea Geraldine - non vorrei usare la parola intellettuale; è molto di più: è profondo, complesso, emozionante, con molti e diversi livelli di lettura». Il suo personaggio? «Non è solo un’anziana donna che dà da mangiare a dei colombi. Questo è solo il primo livello. Infatti, più si va in profondità è più si scopre che lei rappresenta una parte mancante del protagonista. Un personaggio fondamentale per il suo viaggio e la sua crescita interiore. Sono nientemeno che la custode della Mole Antonelliana, rappresentazione simbolica del Paradiso terrestre, ultimo step del percorso di crescita del protagonista». 

Geraldine Chaplin

Impossibile non chiederle un ricordo di suo padre: «Lui è sempre con me. Io lo vedo da tutte le parti, nei film, nella pubblicità perfino nella cart igenica. La sua è un’immagine di una grande purezza, che tutti amano ancora. Ogni volta che lo rivedo in una foto o in un cartellone, come è capitato anche alla Mole Antonelliana mentre stavamo girando, gli dico: “Hi, daddy!”». Quale è stato il più grande insegnamento che le ha lasciato? «Lui diceva che non credeva nel talento ma solo nella perseveranza del lavoro. Mi diceva: “work, work,work”».  Ultimo aggiornamento: 17:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA