Fabrizio Corona a Non è L'Arena: «Quella volta che mi mangiai il braccio come un cannibale», Giletti sconvolto

Fabrizio Corona a Non è L'Arena: «Quella volta che mi mangiai il braccio come un cannibale», Giletti sconvolto
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Giovedì 7 Ottobre 2021, 12:03 - Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 00:10

"Cinque infermieri vedono un tale Corona seduto sul cesso che si mangia il suo braccio". Fabrizio Corona, ospite in studio di Massimo Giletti a Non è l'arena, su La7, racconta la drammatica vicenda che lo ha visto protagonista qualche mese fa, ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo l'arresto e la resistenza agli agenti che erano andati a prelevarlo a casa.

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L'ex re dei paparazzi legge il suo memoriale, mentre Giletti e gli altri ospiti della serata ascoltano in silenzio, storditi e attoniti dai toni crudi del racconto. "Chiedo di poter poter fumare in bagno, mi danno l'accendino. Sono controllato da tre uomini della scorta. Mi siedo sul water a torso nudo, con i pantaloni tirati su. Vedo sul mio braccio destro la ferita del giorno prima: due punti di sutura che mi sono fatto pugnalandomi con una penna bic. La guardo, fumo, e scatta qualcosa nel mio cervello". "Trovo dei legnetti e provo a scavare nella ferita, ma sono leggeri e si rompono. Sono da solo in un cesso schifoso circondato dalle urla di povera gente disgraziata. Mi avvicino con la bocca alla ferita, spingendo sempre di più afferro i punti con i denti, li tiro,si rompono, schizza il sangue ovunque. Sulla bocca, sugli occhi, sul petto. Sento uno strano sapore, mi piace". "Sono convinto che dentro la ferita ci siano pezzi di vetro dell'ambulanza rotta, è notte e come un cannibale mordo tutto - prosegue Corona - pelle, fili, punti, carne. Sono incontenibile e senza freni. Si apre la porta e cinque infermieri vedono Corona tutto sporco di sangue. C'è chi urla, chi piange, chi mi abbraccia. Io guardo il vuoto: sono uno psicopatico in un ospedale psichiatrico".

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