Celentano non sfonda, solo il 15,41% di share per "Adrian"

Venerdì 8 Novembre 2019 di Ilaria Ravarino
Scotti, Chiambretti, Bonolis per Mediaset. Conti dalla Rai. Giletti con le insegne de La7. Voleva essere uno storico incontro al vertice quello organizzato giovedì sera da Adriano Celentano in apertura di Adrian su Canale 5. Ma qualcosa non ha funzionato. A guardare lo spettacolo, giovedì sera, sono stati 3.869.000 telespettatori, per un 15,41% di share che migliora il dato di febbraio, ma non giustifica i toni trionfalistici con cui il direttore di rete, Giancarlo Scheri, ha salutato ieri l’evento. E il problema, purtroppo, è più grave di quanto si pensasse. Perché i dati di ieri puntano il dito contro un preciso colpevole: a sabotare l’operazione «iconoclasta e visionaria» di Canale 5 non è stato tanto Adrian, cioè il cartone animato eco-fantastico, che non ha mai sfondato (1.859.000 spettatori giovedì), ma lui stesso. Il grande Adriano.

La sua anima iconoclasta, con pause e colpi di testa, bronci e sorrisi, sono diventati prevedibili e scontati. E la visionarietà del Celentano-pensiero drammaticamente superata dai tempi: il Molleggiato, che pure gridava «How dare you» alle potenze mondiali prima ancora che Greta Thunberg fosse nata, oggi non trova la chiave per ripetere in tv quel messaggio che un’adolescente ha reso attuale via social. L’ha detto lui stesso, del resto: «Dobbiamo cambiare la tv, cambiare è positivo». Ma del cambiamento giovedì non c’era traccia. C’era un uomo di una certa età - 82 il 6 gennaio - davanti ai quattro conduttori più longevi della tv, non c’erano i giovani e nemmeno i meno giovani, non c’era la Canale 5 “dei ragazzi”, ma una rete che parlava – a vuoto - al pubblico di Rai1. E non è solo una questione anagrafica, perché il sessantenne Fiorello, via streaming, vola alto portando sul palco Achille Lauro e Calcutta, Paradiso e Marracash. “Incoraggiando” persino il rivale Celentano, dall’alto di una tv che il cambiamento non lo teme: lo prevede.
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