Vega, rinviato per il maltempo nella Corea del Sud il lancio dalla Guyana Francese del razzo italiano dei record

Martedì 1 Settembre 2020 di Paolo Ricci Bitti
Vega, il razzo italiano dei record, pronto al lancio nella notte In orbita con 53 satelliti Segui la diretta

Ancora un rinvio per  Vega, il missile italiano con il primato mondiale dei primi 14 lanci portati a termine. Tutto era pronto nello spazioporto di Kourou nella Guyana Francese per la 16a missione fissata per le 3.51 odierne e già posticipata prima per la pandemia del Covid-19 in primavera e poi in giugno per ben quattro volte di fila per le pessime condizioni del vento in quota. Anche questa volta, però, il maltempo ha bloccato le operazioni. In realtà maltempo ma in Corea del Sud, dove l'isola Jeju è interessata dal tifone Maysak: su quell'isola c'è una stazione per i rilievi telemetrici della traiettoria del razzo. Entro il 5 settembre si riproverà.
 

Vega, il missile lanciatore italiano

L'attesa era altissima e non mancava la tensione: questa missione era la prima dopo il fallimento (a suo volta il primo) nella formidabile carriera del razzo costruito dall'Avio a Colleferro per l'Agenzia spaziale europea con il coordinamento dell'Agenzia spaziale italiana. Lo spazio, come ripetono sempre gli astronauti, è di chi ha pazienza più che coraggio. Nell'ogiva del razzo erano raggruppati i 53 satelliti che sarebbero dovuti essere accompagnati in orbite diverse: un car sharing da record che attende di essere scritto in verdebiancorosso nella storia del missilistica mondiale. 

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Lo stop al conto alla rovescia in giugno è arrivato da Arianespace, che gestisce i lanci dalla base europea: in alta quota, come rilevato dall'ennesimo pallone sonda innalzato dalla sala di controllo Jupiter, troppo forti i venti che avrebbero potuto sia ostacolare la traiettoria del missile sia, soprattutto, spingere verso le zone abitate della costa eventuali detriti.

Anche il 29 giugno era tutto pronto per il lancio della 16a missione: al momento previsto per il lancio, le 3.51 in Italia, sulla base della Guyana Francese nella giungla amazzonica, dove l'orologio è indietro di 5 ore ore rispetto all'Italia, si alternavano rovesci a schiarite con vento debole (4 nodi) e la solita, soffocante, umidità tropicale del 98%. Tutto normale a terra, insomma. Non così dai 10mila metri di quota in su, con venti da sud sud est ritenuti troppo forti per continuare a dare luce verde.

«L'ultimo briefing sulle previsioni del tempo ci consente di iniziare le operazioni cronologiche finali» aveva annunciato  Arianespace con un incoraggiante tweet rilanciato anche a cavallo della mezzanotte italiana e ancora a un'ora dal "go". «Continuiamo a monitorare, poiché permangono alcune incertezze». Ecco, le incertezze sono di nuovo diventate certezze.

E' chiaro che dopo il fallimento della 15a missione, che ha bloccato la striscia record del successo dei primi 14 lanci, si vogliono limitare al massimo i rischi che qualcosa possa andare storto, si cerca insomma la situazione meteo perfetta:  non resta quindi che attendere.

La vigilia
In centinaia trattengono il respiro nel caldo soffocante della notte nella giungla amazzonica della Guyana Francese che circonda lo spazioporto di Kourou. E allo stesso modo trattengono il respiro in migliaia a Colleferro, 80 chilometri a sud Roma, dove nello stabilimento fantascientifico dell'Avio è stato costruito il razzo che rappresenta la via autonoma, e per di più a prezzi assai concorrenziali, dell'Italia allo spazio.

Dita incrociate anche alla Leonardo, che partecipa al 28 per cento all'azienda quotata in Borsa e affidata all'a.d. Giulio Ranzo. Il fatto è che Vega, che ha radici negli ultimi anni 80 (Gianni Agnelli lo chiamava la 500 dei cieli ed è un enorme complimento) e vanta la benedizione del pioniere italiano dello spazio Luigi Broglio,  ci aveva abituato bene infilando un record dopo l'altro dal 2012 in poi. 

Nella storia della missilistica nessun razzo aveva mai effettuato le prime 14 missioni senza un intoppo, un errore, un disastro. Invece Vega era stato perfetto 14 volte su 14. Nemmeno un sbavatura: "nominale", come dicono i tecnici, dal primo all'ultimo secondo di tutte quelle missioni, iniziate sempre schizzando fra le nuvole con un'agilità senza uguali.

E il suo portafogli, gestito da Arianespace per conto dell'Agenzia spaziale europea e dell'Agenzia spaziale italiana, si gonfiava di commesse perché senza satelliti non possiamo più vivere e progredire.
 

 

Nel luglio scorso, però, alla 15a missione, un guasto al motore del secondo stadio - come ha stabilito una commissione indipendente - ha causato il fallimento del lancio dopo due minuti dal decollo: addio al satellite Falcon Eye degli Emirati Arabi, addio record - invero un po' mistico - di infallibilità. Quello che colpisce, in questi mesi in cui gli 800 tecnici di Avio hanno rivoltato come un calzino ogni componente di Vega, è che la fiducia nel missile lanciatore italiano non è calata, anzi, le commesse sono fioccate ancora. Di più, c'è da correre verso le prossime versioni più potenti (Vega C e Vega E) del razzo la cui prima e attuale versione è alta 30 metri ed è in grado di portare in orbita, in più orbite, un carico utile di una tonnellata e mezza. 

Però immaginatevi la tensione in tutto il gruppo di Avio in queste ore che precedono il lancio per di più slittato di cinque mesi per colpa della pandemia di Coronavirus che ha imposto anche due settimane di rigida quarantena a Kourou, sorvegliata dai massicci soldati della legione straniera perché la Guyana è un territorio d'altremare, ai settanta specialisti partiti il mese scorso da Colleferro.  

E poi ci si è messo anche il vento in quota a rosicchiare altri mesi giorni di ritardo. Oggi però è ripreso il conto alla rovescia per Vega che porterà per la prima volta in orbita diverse 53 satelliti diventando così «uno strumento a supporto della new space economy», ha detto il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Giorgio Saccoccia.

È una rivoluzione che promette di rendere lo spazio accessibile a università e piccole e medie imprese e di rendere quello dei mini satelliti un nuovo mercato interessante e «nel quale - ha detto Saccoccia - l'Italia è pronta a investire».

Il lancio, finanziato in parte dall'Ue col programma Horizon 2020, non segna solo il ritorno al volo di Vega, ma anche l'esordio del sistema di distribuzione di satelliti dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), Small Spacecraft Mission Service (Ssms), servizio di lancio per piccoli satelliti che consentirà di mettere in orbita 53 tra nano, micro e minisatelliti, da 1 a 500 chilogrammi, a beneficio di 21 clienti di 13 Paesi.

La realizzazione di Ssms è il risultato di una collaborazione tra società italiane e della Repubblica Ceca, con l'Italia capofila. «Grazie a Ssms - aggiunge Giorgio Saccoccia, presidente dell'Agenzia spaziale italiana - Vega sarà ancora più competitivo e versatile. Avrà, infatti, la capacità di portare in orbita una grandissima quantità e varietà di piccoli satelliti, per fare fronte alla crescente richiesta da parte dell'utenza istituzionale e commerciale», precisa il presidente dell'Asi. Vega rilascerà in sequenza i 53 satelliti in un'orbita a circa 500 chilometri di quota: serviranno per esperimenti scientifici, l'osservazione della Terra, le telecomunicazioni e progetti educativi.

«Il nuovo servizio Ssms - spiega l'Esa - intende fare crescere le tecnologie spaziali in Europa, rendendo più facile trovare opportunità di lancio per i satelliti di piccola taglia. I carichi che viaggiano insieme condividono, infatti, il costo del lancio, rendendolo più conveniente».

In orbita con Vega, ospitato in un CubeSat, un satellite grande come una scatola di scarpe, ci sarà anche il laboratorio di microgravità, Dido3, nato dalla collaborazione tra l'Asi e l'agenzia spaziale israeliana, Isa, in cooperazione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) e il ministero della Scienza e della Tecnologia di Israele. A bordo di Dido3 quattro esperimenti che coinvolgono le Università Federico II di Napoli, di Roma 3, Roma Tor Vergata e Bologna. Studieranno, ad esempio, gli effetti della microgravità sulla resistenza agli antibiotici e sui farmaci.

Dei 13 Paesi che hanno affidato a Vega i loro mini satelliti, otto sono europei e fra questi c'è anche l'Italia. Con Israele il nostro Paese porta in orbita gli esperimenti Argtm, dell'Università Federico II di Napoli, che studierà gli effetti della microgravità sulla resistenza dei batteri agli antibiotici; Mambo, dell'Università di Roma Tre, per valutare il rilascio dei farmaci nell'organismo in condizioni di microgravità; Spacelys, dell'Università di Bologna, per valutare gli effetti della microgravità su una proteina legata al sistema immunitario; Nogquad, dell'Università di Tor Vergata, per lo studio dell'espressione dei geni e la comparsa di malattie, come sclerosi laterale amiotrofica o la sindrome dell'X fragile.

«Grazie alla capacità di portare carichi di diversa grandezza, Vega è un lanciatore nato con una notevole dote di flessibilità, ma con il sistema Ssms ora può aumentare la quantità di satelliti che è possibile lanciare su orbite diverse», ha detto Saccoccia. «Proprio nel momento in cui sta cambiando la richiesta di satelliti da consegnare nello spazio, Vega diventa uno strumento a supporto della new space economy, una nuova opportunità».

Un'occasione che l'Italia è pronta a cogliere: «abbiamo iniziative in cui pubblico e provato lavorano insieme e vogliamo sempre più incentivare lo sviluppo di piccoli e nano satelliti, che Vega - ha proseguito - farà volare, anche in riferimento a programmi di alto contenuto innovativo sia nazionali sia dell'Esa». L'Italia, con la sua rete di piccole e medie imprese, «è in grado di costruire piccoli satelliti» ed è pronta a partecipare a questo cambiamento con «l'intera filiera, che va dallo sviluppo all'utilizzo. Vogliamo favorire - ha concluso il presidente dell'Asi - questo nuovo capitolo dell'accesso allo spazio».

Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 00:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA