Spazio, Parmitano: «Terra meravigliosa ma tornerei subito in orbita»

Mercoledì 13 Novembre 2013 di Paolo Ricci Bitti
Luca Parmitano in collegamento da Houston
"Maia e Sara stavano dormendo, le ho svegliate che era passata la mezzanotte a Houston, hanno aperto gli occhi ed come se avessero continuato a sognare: l'emozione che mi hanno dato quegli occhi spalancati rester la pi forte di questo ritorno sulla Terra". Forse le immagini rimbalzate a Roma dal Johnson Space Center non erano così notide, ma oltre alla voce per un istante traballante, l'astronauta Luca Parmitano doveva avere gli occhi lucidi quando ha raccontato il primo incontro con le figlie di 3 e 7 anni dopo i sei mesi trascorsi sulla stazione spaziale internazionale. Solo un attimo, poi, durante l'intervista di oltre un'ora, sempre quel sorriso e quell'entusiasmo contagiosi che l'hanno reso immensamente conosciuto.



Sull'aereo che l'ha riportato dal Kazakhstan agli Stati Uniti aveva nel frattempo abbracciato la moglie Kathy e insieme - siccome ogni astronauta che rientra a casa ha diritto a chiedere il piatto preferito - hanno mangiato una pizza. "Forse l'unica cosa, a parte il caffé espresso, che mi è mancata davvero nello spazio".







E ancora: "L'odore della terra bagnata è stata la prima cosa che ha convinto il mio cervello a resettarsi sulle coordinate del suolo, a farmi fare un lungo respiro di sollievo perché per il resto la forza di gravità è una bestia ancora adesso, a due giorni dall'atterraggio, durissima da sopportare. Mi sembra di camminare portando me stesso sulle spalle a ogni passo. E poi mi muovo adagio adagio, l'equilibrio resterà ancora incerto per parecchio tempo. E confermo, come disse il collega Nespoli, che l'impatto finale del rientro è come lo scontro frontale tra una 500 e un Tir".



Nonostante sia di nuovo schiavo della gravità, l'astronauta dell'Agenzia spaziale europea e dell'Agenzia spaziale italiana è sembrato in gran forma: in sei mesi in assenza di peso non ha perso né preso un etto dei suoi 80 kg stesi su un metro e 85 cm. Un fisicaccio che sta reagendo bene alla fisioterapia cui vengono sottoposti gli astronauti dopo una lunga missione, indeboliti come sono nelle ossa, nei muscoli, nel sistema cardiovascolare.



"Qui alla Nasa sono circondato da un esercito di specialisti bravissimi che mi sottopongono a mille test: i risultati verranno confrontati con quelli effettuati prima e durante la missione. Poi, finiti questi test, arrivano gli ingegneri con cui discuto dei risultati degli esperimenti effettuati in orbita".



Tra questi, come ha ricordato durante il collegamento Enrico Saggese, presidente dell'Asi, ci sono quelli necessari per mettere a punto una macchina portatile per ecografie destinata soprattutto al terzo mondo, un rilevatore di nanoparticelle che permette di misurare l'inquinamento e il comportamento di un combustibile ecologico registrabile solo in assenza di peso. Un'agenda terrificante che permetterà a Parmitano di tornare in Italia solo a metà dicembre dove è comunque atteso da più o meno un miliardo di appuntamenti: le agenzie spaziali e l'aeronautica militare hanno chiari diritti di prelazione, ma in coda c'è un universo di richieste. Normale, dopo che Parmitano è diventato un comunicatore formidabile delle attività spaziali. Lo imitano alla radio e in tv, ha inondato la Rete e i media di carta di fotografie mozzafiato, ha quadruplicato i followers di Twitter (ora sono più di 130mila), ha parlato con i piccoli malati del Bambino Gesù e con il presidente della Repubblica, ha scritto un blog tra Leopardi e de Saint Exupery, ha dato il via a una partita della nazionale di rugby, non ha parlato con Papa Francesco ma solo perché il collegamento è saltato all'ultimo istante.



"Sì, comincio ad avvertire questa popolarità e ringrazio chi mi ha seguito. Conto di continuare a informare su cosa accade dopo una missione sulla Iss. E sento anche la responsabilità di essere all'altezza di questa attenzione nei miei confronti. Però non è certo questo mi ha spinto a dividere con tante persone le emozioni che ho vissuto nello spazio. Quando tornerò nell'ombra nessun problema, anzi. E' che la meraviglia di questa esperienza andava condivisa con quante più persone possibile. Da lassù la Terra è di una bellezza commovente: in una parola sola dico: armonia. E sarebbe magnifico che questo spirito animasse sempre le nostre attività su questo pianeta che, lo ripeto, va inteso come un'unica entità, senza confini".



E quando ha rischiato di lasciarci le penne nella seconda passeggiata spaziale? "Come pilota collaudatore - ha raccontato Parmitano che poco prima era stato salutato da Maurizio Lodovisi, comandante di squadra aerea - ci hanno addestrato ad affrontare la paura che, inevitabilmente, affiora come se fosse una sfida. Le difficoltà sono del resto connesse alla bellezza: non c'è una cosa bella che non richieda di superare ostacoli".



Tornerebbe in orbita? "Sì, anche domani, magari fosse possibile portare anche Kathy e le bimbe".



Se fosse il presidente del consiglio che cosa farebbe per risollevare l'Italia, gli è stato crudelmente chiesto: "Lasciamo stare, non è quello il mio ruolo e ho grande stima dei politici che lavorano per il bene del loro popolo. Quando ci siamo sentiti dallo spazio ho tenuto a ricordargli l'orgoglio e la responsabilità di rappresentare l'Italia, un paese con una grande storia che non va dimenticata e con competenze tecniche che mi hanno dato il privilegio di partecipare a questa missione e che rappresentano il modo migliore per uscire dalla crisi. E' in questi periodi a rischio che bisogna puntare sul'innovazione, sullo sviluppo basato sulle risorse scientifiche e tecniche che in tutto il mondo ci riconoscono".



Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 20:03