L'astronauta poeta Luca Parmitano
torna in Italia e racconta lo Spazio

L'astronauta Luca Parmitano
di Paolo Ricci Bitti
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Domenica 8 Dicembre 2013, 19:47 - Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 13:29

Si considera, a buon diritto, cittadino della Terra, ma sul suo passaporto vinaccia c' scritto “italiano”.

E oggi il primo italiano ad aver camminato nello spazio, l'astronauta Luca Parmitano, sbarca per la prima volta in Italia dopo i sei mesi passati in orbita nella Stazione spaziale internazionale e la trentina di giorni trascorsi alla Nasa a Houston dove ha prodigiosamente bruciato le tappe della “convalescenza-riabilitazione” che ogni viaggiatore tra le stelle deve affrontare dopo le missioni di lunga durata. Per dirne una, per essere sicuri che vista, equilibrio, udito, tatto, memoria e forza lavorino di nuovo tutti insieme e con logica, devono passare sei mesi dal rientro a Terra per guidare di nuovo un'automobile a 50 kmh dopo che si è manovrato astronavi che sfrecciano a 28mila kmh.

Il maggiore pilota sperimentatore dell'Aeronautica militare in meno di un mese è già in eccellenti condizioni e questa mattina nella sede dell'Agenzia spaziale italiana a Tor Vergata incontrerà la stampa e anche 150 studenti che stanno approfondendo, con l'aiuto dell'Unicef, il tema della malnutrizione, argomento che intreccia molti dei test effettuati dagli astronauti durante il soggiorno sull'Iss.

In attesa di elaborare i risultati dei 150 esperimenti condotti in questa missione, Parmitano, di Paternò, 37 anni, sposato con l'americana Kathy, due figlie, Maia e Sara, di 3 e 7 anni, ha già comunque conquistato un primato: non solo per quella prima camminata tricolore nello spazio, non solo per aver salvato la pelle dopo l'avaria alla tuta nella seconda passeggiata (sicuro che ci faranno un film: Houston, abbiamo un altro problema), ma per aver reso immensamente popolare e di facile lettura la vita e le missioni degli astronauti che costano un sacco di soldi ma che permettono all'uomo di procedere a grandi salti sulla scala dell'evoluzione.

In sei mesi, questo marcantonio selezionato dall'Agenzia spaziale europea e dall'Agenzia spaziale italiana, è diventato l'astronauta più popolare di sempre dell'europa occidentale. In sei mesi ha quintuplica i followers su Twitter che sono adesso 130mila, senza contare chi lo segue su Facebook (145mila mi piace) e sul suo blog. Lo imita persino Max Giusti alla radio, e non accadeva dai tempi del comandante Navarro su Alto Gradimento.

Le sue fotografie del pianeta dalla cupola della stazione spaziale hanno tolto il fiato a milioni di terrestri strabiliati della bellezza degli scenari che Parmitano ha voluto costantemente condividere.

I suoi racconti sul blog, poi, hanno entusiasmato e commosso: appena arrivato sulla stazione spaziale con quel sorriso-bambino contagioso, il maggiore pilota, un tipo dalla pelle dura, sopravvissuto anche a uno spaventoso incidente aereo grazie al sangue freddo e all'addestramento dell'Aeronautica militare, si era rammaricato di non essere un poeta per trovare le parole adatte a raccontare quello che stava vedendo, quello che stava sentendo nel cuore. E invece quelle parole, dopo aver chiesto scusa con onesta modestia a De Saint-Exupéry (e ci stavano bene anche Clarke e Dick), le ha a via via trovate. Eccome. Si drizzano ancora i capelli sulla nuca a ricordare la sua foto e la sua descrizione delle “nubi luminescenti notturne della mesosfera” che riecheggiano alla pari i brividi di “Ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser”.

Già un mese dopo il suo arrivo sulla stazione spaziale avevamo scritto che a novembre, con le foglie, sarebbe caduto sulla Terra anche un poeta sulla scia (sulla scia, eh, ma non è mica poco) di un altro italiano che aveva narrato dell'Infinito. E pure Marcello Veneziani, al ritorno di Parmitano, ha scritto sul Giornale che, in attesa di conoscere il bilancio tecnico-scientifico della missione, “la scoperta del viaggio di Parmitano è stata poetica ed estetica: la bellezza delle immagini e la commozione che le accompagna mostrano che la molla principale dell'uomo non è l'utile, ma l'inutile, il desiderio religioso e poetico di stupirsi, “per seguire virtute e conoscenza”. La parola stessa desiderio deriva dalle stelle (de-sidera). Del resto il primo italiano a esplorare l'Infinito si chiamava Giacomo Leopardi”.

Bentornato in Italia, Luca Parmitano.

P.S. Al netto delle poesia e delle immagini poetiche, ecco che cosa ha scritto per il blog di Parmitano il pilota Simon Wijker della British Aiways che dalla cabina del suo jet ha incrociato il rientro della Soyuz di Parmitano nel cielo del Kazakistan: “Stavo riflettendo su quello che avevo visto. Come milioni di altre persone ho guardato moltissime volte le ricostruzioni animate del ritorno delle capsule spaziali sulla Terra che è diventato in effetti una situazione di routine senza troppe emozioni. Adesso invece che ho visto dal vero quella palla di fuoco sparata attraverso il cielo, e ricordando che dentro di essa c'erano tre esseri umani, mi ritrovo senza respiro. E mi ritengo molto privilegiato di essere stato così fortunato da vedere tutto ciò”.

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