Juno scatta la prima foto di Giove a distanza ravvicinata: 700mila km, ma presto arriveranno quelle da 4mila Time line

Foto Nasa
di Paolo Ricci Bitti
10 Minuti di Lettura

Una foto emozionante quella scattata dalla sonda Juno agganciata all'orbita di Giove: è una delle immagini meglio definite del gigante del sistema solare e la sfumatura dei colori è un'ode alla meraviglia del cosmo. Ma non è da record perché è stata realizzata, qualche giorno fa, da una distanza di 700mila chilometri. Figuriamoci allora che cosa ci attende con quelle che Juno ha scattato ieri sfiorando la superficie del pianeta tuffandosi a capofitto a 200mila kmh fino a una quota di solamente 4mila chilometri: una carezza di Giunone all'infedele marito. Sbriciolato l'attempato primato di Pioneer 11 che passò a 40mila km nel 1974 e con ben altre dotazioni tecnogiche proprio a partire dagli apparati fotografici. Nessuna sonda, insomma, era mai arrivata così vicina al suolo gioviano che, va ricordato, non è mai stato raggiunto da "esploratori" meccanici terrestri.

Per attraversare senza danni la turbolenta, anzi, si può proprio dire minacciosa, atmosfera di Giove la sonda della Nasa con un alto livello di tecnologia italiana è stata corazzata per resistere a spaventose tempeste magnetiche e a fortissime radiazioni. Le trasmissioni tra Juno e il centro di controllo hanno subito in queste ore un lungo black out proprio per tenere il più possibile al sicuro le strumentazioni. Poi, una volta riallontantasi dal pianeta, la sonda potrà inviare con sicurezza le foto attese da tutto il mondo scientifico e da chi sogna a occhi aperti guardando ogni notte la volta celeste.

«È la prima volta che ci troviamo così vicini al pianeta da quando la sonda è entrata nella sua orbita lo scorso 4 luglio», spiega Scott Bolton, responsabile scientifico di Juno presso il Southwest Research Institute di San Antonio. «In quel momento avevamo tutti gli strumenti spenti - racconta - in modo da concentrarci solo sulla manovra». Dopo questo primo incontro arriveranno altri 35 passaggi ravvicinati previsti fino alla conclusione della missione nel febbraio 2018. Degli otto strumenti a bordo due sono italiani, realizzati con il coordinamento dell'Agenzia spaziale italiana (Asi). Il primo è Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper), la camera a infrarossi con spettrometro realizzata da Leonardo-Finmeccanica sotto la guida scientifica dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf): il suo compito è studiare la dinamica e la chimica delle aurore gioviane nel vicino infrarosso. Il secondo concentrato è l'esperimento di radioscienza KaT (Ka-band Translator/ Transponder): realizzato da Thales Alenia Space sotto la responsabilità scientifica dell'Università Sapienza di Roma, analizzerà la struttura interna del pianeta con l'obiettivo di mappare il campo di gravità di Giove.

L'ultima tappa della missione di Juno era iniziata il 5 luglio con una manovra perfetta della sonda che con una frenata da brividi durata 35 minuti aveva ridotto a sufficienza la strabiliante velocità di 200mila chilometri orari per agganciarsi all'orbita di Giove e iniziare così la la parte più importante della missione: mai ci si era avvicinati tanto (4.000 km dopo un viaggio di 3,5 miliardi di km) al re del sistema solare. "Welcome to Jupiter" hanno esultato, ebbri di felicità, nei centri di controllo della Nasa a Houston, ma l'entusiasmo è siderale anche in Italia che partecipa al raid di Juno con numerose eccellenze tecnologiche. Il rallentamento della piccola sonda è avvenuto con l'accensione del motore appunto per 35 minuti: i margini tra il successo e il fallimento erano strettissimi. Un eccesso di velocità avrebbe fatto schizzare via la sonda non più catturata dalla forza di gravità del pianeta, una lentezza imprevista avrebbe fatto schiantare su Giove la sonda. Le lunghissima frenata non si è sentita e non ha lasciato segni di gomme sulla strada ma pensate al passaggio da 200mila chilometri a 2mila.

Nella per nulla gioviale atmosfera gioviana, battuta com'è di continuo da vortici (le macchie), cicloni, tempeste e naturalmente i potentissimi fulmini di Zeus, Juno ha rispettato invece con commovente puntualità l'appuntamento per le 5.35, ora italiana di martedì 5 luglio, come avevano programmato i cervelloni statunitensi della Nasa per far agganciare l'orbita del maxipianeta da parte dell'avventurosa sonda. La puntualità di questo rendez-vous tra Giove, Juno  e la Festa dell'Indipendenza americana è stata garantita anche dopo un tour di quasi 5 anni.

Per "dialogare" con Juno serve anche parecchia pazienza: impiegano 48 minuti abbondanti i messaggi per coprire la distanza tra Giove e la Terra. Non proprio una conversazione "botta e risposta". 

Del resto non ci si era mai avvicinati così tanto a Giove e la sonda Juno per 20 mesi sfreccerà 35 volte da un polo all'altro anche dentro e sotto le nubi gassose e ricche di acqua del pianeta investigando pure su quegli show senza uguali che sono le aurore gioviane. La sonda è protetta da un'innovativa blindatura perché in realtà nessuno sa che cosa l'attenda una volta finita tra quelle tempeste in cui l'ambiente ricco di idrogeno ad alta pressione e campi magnetici è attraversato da scariche di particelle subatomiche che raggiungono quasi la velocità della luce: un inferno. Juno per 35 volte si spingerà fino a 4mila chilometri dal pianeta, ben dieci volte più vicina della Pioneer 11 del 1974, subendo un bombardamento di scariche e radiazioni mai subìto prima da una sonda.  

LA TIME LINE DELL'AVVICINAMENTO a cura dell'Agezia spaziale italiana

I PRIMI COMMENTI
Alberto Adriani, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, Principal Investigator dello strumento JIRAM a bordo di Juno: "Finalmente dopo undici anni di lavoro di cui 5 di viaggio attraverso lo spazio siamo finalmente a Giove, la meta tanto attesa! E adesso arriva il bello: non vediamo l'ora di accendere i nostri strumenti e raccogliere i primi dati scientifici, che ci permetteranno di svelare molti aspetti ancora ignoti del più grande e ostile di tutti i pianeti del nostro Sistema solare!"
 
Barbara Negri, responsabile Osservazione dell’Universo Agenzia spaziale italiana: “I due strumenti italiani a bordo del satellite JUNO, realizzati dall’ASI, rappresentano un esempio di eccellenza scientifica e tecnologica. Lo strumento JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper) è stato progettato per studiare la dinamica e la chimica delle aurore Gioviane nel vicino infrarosso. A differenza di altri strumenti di questo tipo che si trovano a bordo di altre missioni planetarie, questo è il primo che funziona su di satellite spinnato. E’ anche il primo strumento che usa un sistema di raffreddamento passivo e che si trova ad operare in un ambiente caratterizzato da forti radiazioni”.
“L’esperimento di Radioscienza, invece, ha il compito di studiare la struttura interna del pianeta e si pone come obiettivo scientifico la mappatura del campo di gravità di Giove. Lo strumento chiave dell’esperimento è il transponder in banda Ka/Ka (KATS) fornito dall’ASI e realizzato da ThalesAleniaSpace. Il transponder KaT fornisce un collegamento in banda Ka two-way con la stazione di terra per misure accurate di distanza e velocità”.
 
Nicolò D'Amico, presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica: "Un altro grande risultato per l'Italia e per l'Istituto Nazionale di Astrofisica, che ha la responsabilità scientifica di JIRAM, strumento made in Italy a bordo della missione Juno, ideato dal gruppo di ricerca guidato dalla nostra planetologa Angioletta Coradini, scomparsa cinque anni fa. Si apre ora un nuovo affascinante capitolo dell'esplorazione di Giove, in cui i ricercatori dell'INAF giocheranno un ruolo da assoluti protagonisti".
 
Roberto Battiston, presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana: "Juno è una missione storica che vede ancora una volta NASA e ASI insieme alla ricerca di informazioni fondamentali per spiegare le origini del sistema solare. Lo studio di Giove è anche una grande sfida scientifica e tecnologica a cui l’Italia partecipa con due strumenti all’avanguardia grazie a INAF e a industrie come Leonardo Finmeccanica e Thales Alenia Space.   Questa missione dimostra come la comunità scientifica italiana giochi un ruolo di primissima importanza, inoltre la partnership storica con la NASA si è dimostrata una cruciale opportunità di crescita sia delle aziende che dei ricercatori italiani. Lavorare fianco a fianco con l’agenzia spaziale numero uno al mondo ha permesso un salto di qualità immenso per il sistema paese, sia per la capacità tecnologica che per il nostro capitale umano".

 Mauro Moretti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo-Finmeccanica: “L’uomo non si era mai avvicinato tanto a Giove. È un traguardo storico, reso possibile anche dalle tecnologie di Leonardo, che rivestono un ruolo fondamentale per comprendere origine ed evoluzione del gigante del sistema solare: da JIRAM, lo spettrometro che permette di osservare a distanza ravvicinata Giove, allo strumento KAT che fornirà informazioni sulla composizione interna del pianeta e sul suo campo gravitazionale, fino al sensore che mantiene l’assetto della sonda in questo viaggio oltre i confini della conoscenza. Siamo orgogliosi di essere protagonisti di questa missione e mi congratulo con l’Agenzia Spaziale Italiana e con tutta la comunità scientifica del nostro Paese per questo importante risultato”.

GALILEO E I PUPAZZETTI DELLA LEGO
Per sentire meno la nostalgia della Terra la piccola Juno è stata equipaggiata con una placca dedicata a Galileo Galilei, fornita dall'Agenzia Spaziale Italiana: è una copia in alluminio del manoscritto in cui lo scienziato ha descritto per la prima volta le quattro lune - va da sé, galileiane - di Giove. E inoltre a bordo si sono anche tre pupazzetti-figurine (sempre in alluminio ché la plastica pareva un po' troppo fragile per questo viaggetto) della Lego che rappresentano Galileo, Giove e sua moglie Giunone (Juno). Questi scienziati della Nasa, che spesso hanno fatto anche studi classici, restano dei fenomeni: amano scherzare come bambini (vedi i Lego) e tengono sempre un piede nel futuro al limite della fantascienza e l'altro nelle leggendarie vicende di almeno 2.500 anni fa. Giove e Giunone sono un riferimento a questioni divine e matrimoniali: Giunone ha capito il vero carattere del marito solo guardando attraverso le nubi che coprivano la vetta del monte Olimpo, quasi quasi il compito della sonda Juno che dovrà farsi strada tra le nuvole per farci capire meglio la natura del pianeta. Difficile che la sonda terrestre trovi qualcuno o qualcosa con cui scambiare quelle tre ambite e parecchio introvabili figurine della Lego, ma non si sa mai.

Così presto avremo finalmente notizie di prima mano della burrascosa atmosfera del re del sistema solare: un ottimo modo per ingannare l'attesa dei dati marziani che in ottobre riceveremo dala sonda Exomars che proprio in queste ore ha inviato una prima immagine dell'ancora lontano pianeta rosso celebrando a suo modo il rifinanziamento della missione.

Sia per Juno che, a maggior ragione, per Exomars va poi ricordata di nuovo l'importanza della partecipazione dell'Italia che fornisce di fatto “occhi” e “occhiali” per le missioni. Con la prima sonda l'alleanza tra Nasa e Agenzia spaziale italiana (Asi) non potrebbe essere più salda: Juno porta con sé lo spettrometro a immagini infrarosse JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper), realizzato dalla Divisione Avionica di Leonardo-Finmeccanica sotto la guida scientifica dell'Istituto Nazionale di Astrofisica e il KaT (Ka-Band Translator) per esperimenti di radioscienza realizzato da Thales Alenia Space Italia sotto il coordinamento scientifico dell'Università La Sapienza di Roma.

TECNOLOGIE ITALIANE
Il cuore scientifico della sonda è infatti lo spettrometro italiano Jiram (JovianInfraRedAuroral Mapper): oltre a catturare le immagini delle aurore polari, studierà gli strati superiori dell'atmosfera a caccia di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina. Finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è stato realizzato da Leonardo-Finmeccanica a Capi Bisenzio (Firenze) sotto la responsabilità scientifica dell'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf). Ottenere la prima mappa interna di Giove è l'obiettivo di KaT (Ka-Band Translator), progettato dall'Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell'Asi. Italiano, infine, anche il sensore d'assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, il sensore permetterà a Juno di mantenere la rotta nell'orbita del pianeta gigante.

Entrambi questi strumenti, fondamentali per la missione, sono l'ultima evoluzione di due strumenti di assoluta eccellenza tecnologica italiana già presenti in molte altre missioni come VenusExpress intorno a Venere, Cassini intorno a Saturno, Rosetta sulla la cometa Churyumov-Gerasimenko e Dawn in orbita intorno a Cerere.

Nel futuro immediato, con l'inizio della fase di operazioni scientifiche intorno a Giove e con il lancio, previsto nel 2018, della missione europea BepiColombo, scienziati italiani osserveranno tutti i corpi del sistema solare ad eccezione di Urano e Nettuno utilizzando strumenti italiani.

twitter: @paoloriccibitti

Lunedì 4 Luglio 2016, 17:12 - Ultimo aggiornamento: 1 Settembre, 20:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA