Pirateria, l'assalto invisibile dello streaming

Giovedì 31 Gennaio 2019 di Alessandro Di Liegro
Il film "Il ritorno di Mary Poppins" è uscito nelle sale italiane il 20 dicembre dello scorso anno. Era possibile, però, vederlo in 4k sui siti di streaming illegale ben 5 giorni prima. Stessa situazione per Bumblebee e Glass, disponibili online sin dal 15 dicembre, nonostante l'uscita nei cinema fosse successiva alla data di pubblicazione su internet.
Sono solo tre degli oltre 151 mila file disponibili nei circa 50 portali in italiano dediti alla pirateria audiovisiva, un affare da oltre 480 milioni di euro al mese che, solo in Italia, è utilizzata da oltre 1,8 milioni di utenti. Secondo la Fapav, Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali, la stima del fatturato perso direttamente dall'industria audiovisiva italiana a causa della pirateria è di circa 617 milioni di euro. Il danno sull'economia italiana è di circa 369 milioni, mentre è di circa 1,05 miliardi la stima del fatturato perso da tutti i settori economici.

Un vero bubbone che mina il comparto creativo italiano e che sfrutta, in modo illegale, sistemi legali per attecchire, approfittando anche di una legislazione lacunosa. Gli oltre 5 milioni di italiani che utilizzano, per esempio, i sistemi Iptv - quelli che permettono di vedere ogni canale televisivo possibile, in chiaro o criptato rischiano solo un'ammenda. I server che ospitano i file piratati si trovano tutti oltreoceano, in Paesi che non hanno un sistema di rogatoria condiviso con l'Italia.

L'OSCURAMENTO
La mancanza di una possibile risposta che vada oltre il notice and take down, ovvero il semplice oscuramento del sito, permette a chi gestisce la pirateria di poter, semplicemente, cambiare il nome del dominio, per proseguire nel fornire un servizio illegale approfittando di sistemi al limite della legalità. Easybitez, per esempio, è una piattaforma per depositare file legale, che i criminali utilizzano per convogliare il materiale piratato e poi diffonderlo in rete. Attraverso l'acquisto di pacchetti a 9,99 euro al mese ma per Natale sono state fatte anche offerte a 49,99 euro l'anno è possibile scaricare ogni tipo di film presente nei cataloghi pirata, in qualsiasi formato e lingua, con tanto di servizio clienti e di rivenditori fisici.

Quattro di questi sono in Italia, hanno dei banner pubblicitari sulle piattaforme di streaming illegale e il numero di telefono sul loro sito a cui rivolgersi in caso di malfunzionamento o di mancato accesso al sistema. Persino i sistemi di pagamento utilizzano i più comuni canali, come un servizio di vendita e prenotazione online. E se, ufficialmente, forniscono un servizio legale, di fatto aiutano la criminalità digitale a ingrossare le casse della pirateria. «Easybitez collabora con noi dice Federico Bagnoli Rossi, segretario generale di Fapav e cancella i file che noi diciamo essere stati piratati. Certo, bisogna superare il sistema di penalità in vigore e riuscire ad adottare il notice and stay down, ovvero la cancellazione del file o la chiusura del server. Ma non è semplice». Non lo è perché la quasi totalità dei siti pirata italiani converge su un sistema: Cloudflare.

I DOCUMENTI
Ufficialmente un servizio che migliora la sicurezza dei siti aziendali, ma in realtà s'inserisce nella filiera della distribuzione pirata rendendo anonima la provenienza dei file, gli indirizzi dei server e i nomi di chi immette i file.
A indagare su cosa c'è dietro la pirateria illegale è il team investigativo privato statunitense “Emme”, rappresentato in esclusiva in Italia dallo Studio Legale Bernardini de Pace, nella persona dell'Avv. Luciano Faraone, esperto di diritto d'autore. Il team ha redatto oltre 1000 pagine di documenti, partendo dagli indirizzi dei siti pirata e andando via via a ritroso, alla ricerca dei server incriminati. Secondo Emme, sarebbero in un luogo che ha la necessaria potenza di banda per soddisfare gli 8 milioni di utenti giornalieri che fruiscono dei servizi di streaming illegale. Attraverso questi passaggi intermedi, colpendo i distributori e chi fornisce le coperture ai lestofanti informatici, il team investigativo ritiene sia possibile interrompere la diffusione di materiale piratato.

I PRESTANOME
Molto spesso, però, a emergere sono i dati di prestanome, reali o fittizi, persino inconsapevoli. «Risulta sconcertante come questi crimini siano online, pubblicizzati sui social network e sulla rete, dove i rivenditori mettono a disposizione anche i loro numeri di cellulare, come servizio call center» afferma il gruppo Emme, che sta organizzando con lo studio legale Bernardini de Pace una class action a cui tutti coloro che hanno ricevuto danni dalla pirateria potranno partecipare contattando l'avvocato Luciano Faraone, esperto di diritto d'autore. Permettendo non solo di recuperare i danni ma anche individuare i veri responsabili. La documentazione è stata inoltrata al governo italiano, che ha già attivato gli organi di competenza. «La vera soluzione è responsabilizzare gli intermediari del web, vi è da fare un'attività che renda impossibile il ricaricamento del contenuto» conclude il segretario Fapav, commentando il sequestro operato da parte della Guardia di Finanza di oltre 800mila file piratati da uno dei maggiori release group operanti in Italia e all'estero. L'operazione ha sgominato un gruppo specializzato nella registrazione illecita di film in prima visione proiettati nelle sale cinematografiche. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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