Disconnessi e felice: ecco la giornata senza telefonino

Sabato 2 Marzo 2019 di Francesco Malfetano
Disconnessi e felici. Fare a meno degli smartphone - lo dicono gli esperti - potrebbe renderci più sereni. Una possibilità talmente allettante che negli Stati Uniti hanno deciso di istituire proprio per oggi, il 2 marzo, la Giornata nazionale della disconnessione. L'iniziativa ormai ha raggiunto la decima edizione e non solo conta migliaia di sostenitori tra i cittadini a stelle e strisce, ma sta iniziando a diffondersi anche in Europa.

L'INIZIATIVA
In Italia ad esempio, l'azienda cinese di smartphone OnePlus (al grido social di #NoPhoneDay) ha lanciato il suo invito a fare a meno del telefonino per 24 ore. Una piccola contraddizione rispetto alla necessità di aumentare i ricavi che, come spiega il fondatore Pete Lau, in realtà non esiste: «un telefono deve far sentire liberi. Deve migliorare la nostra vita anziché distrarci da essa». Il rischio infatti, è quello di avere così tanto la testa chinata a guardare uno schermo da non accorgersi di cosa sta accadendo davvero. Per cui, nonostante la prevedibile ironia social che ha accompagnato l'iniziativa (come la battuta «non vedo l'ora di twittare gli aggiornamenti sul mio #nophoneDay»), la giornata può essere davvero importante per riportare in primo piano non solo il fenomeno dell'abuso dell'utilizzo degli smartphone quanto l'influenza che questi dispositivi stanno avendo sulle nostre vite.

LE CONSEGUENZE
L'impatto più significativo riguarda senza dubbio i nati dopo il 1997. Vale a dire quella generazione che ha visto ogni aspetto della propria esistenza essere segnato dagli smartphone. Una presenza tanto costante che ha spinto la psicologa americana Jean M. Twenge a definirli iGen, cioè generazione iPhone. Secondo la studiosa, gli adolescenti utilizzano i dispositivi in maniera tanto ossessiva da non lasciarsi tempo libero per qualsiasi altra cosa. A differenza dei loro fratelli maggiori Millenials preferiscono non andare in giro con gli amici e anche leggere molti meno libri, riviste e giornali di quanto facessero le generazioni precedenti alla stessa età.

CARATTERISTICHE
Nel 2017 solo il 16% dei liceali ha letto autonomamente un libro o una rivista quasi ogni giorno, molti meno del 60% del 1980. Un cambiamento che però non è imputabile solo agli smartphone e soprattutto che non rende gli adolescenti di oggi peggiori rispetto a quelli del passato. Come ribadisce la stessa Twenge - che per altri aspetti della sua ricerca è stata contestata dalla comunità scientifica - ad esempio «sono più sicuri oltre che più tolleranti» e «hanno una più forte etica del lavoro».

Tuttavia l'impatto tanto deciso che stanno avendo gli smartphone su di loro, minaccia di farli deragliare ancora prima della partenza. Per questo imparare a disconnettersi, anche per poche ore, può essere fondamentale. E non solo per gli adolescenti. Come detto infatti, smartphone e app hanno rubato il cuore anche della silver generation italiana, e cioè degli over 55. Secondo una ricerca condotta a novembre 2018 da Ipsos per conto di Amplifon, gli adulti over italiani sono tra i più connessi del globo: il 75% di loro si collega a internet più volte al giorno contro al 55% dei tedeschi e al 65% degli australiani.

DINAMICHE
Un podio tutto sommato inatteso, che i giovani anziani dello Stivale hanno conquistato a colpi di chat (87% usa Whatsapp contro il 27% dei francesi), previsioni meteo (lo fa il 62%), post su Facebook (54%), indicazioni stradali (53%) e ultime notizie (40% contro il 28% dei francesi). In pratica nella Penisola si sta affacciando una nuova generazione di over 55 che rischia di restare coinvolta nelle stesse dinamiche che stanno condizionando i più giovani. O anche di scontrarsi con nuove patologie come la No.mo.fobia (No mobile fobia), cioè la paura di non avere con sé il telefonino, o la F.o.m.o. (Fear of missing out), vale a dire il timore di essere esclusi per mancanza di connessione a social e simili.

Ossessioni generate dal web che danno ancora più valore alla necessità di staccare la spina nel senso letterale dell'affermazione. O almeno di provare a farlo per un giorno, magari proprio oggi

  Ultimo aggiornamento: 10:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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