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Videocall: ansia e depressione, vedersi nel monitor danneggia la psiche

Nuovo studio Usa sulle conversazioni nelle piattaforme come Zoom e Meet

Videocall: ansia e depressione, vedersi nel monitor danneggia la psiche
di Paolo Travisi
4 Minuti di Lettura
Domenica 26 Giugno 2022, 08:06 - Ultimo aggiornamento: 08:20

Con la pandemia le app per comunicare in video sono esplose, gli utenti di Zoom sono aumentati di 30 volte durante i mesi duri del lockdown, passando da 10 milioni a dicembre 2019 a 300 milioni ad aprile 2020, Teams di Microsoft può contare su 75 milioni utenti, Google Meet su oltre 100 milioni; numeri in costante cambiamento, che hanno portato in questi ultimi due anni al proliferare di ricerche sull'uso di queste piattaforme. Indiscutibili i benefici ma emerge anche l'aumento di sintomi psicologici, come ansia e depressione. Uno degli ultimi studi condotti dall'università dell'Illinois negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Psychological Science, ha rilevato che più una persona si fissa mentre parla con un partner in una chat online, più il suo umore peggiora nel corso della conversazione. Ed il consumo di alcol non fa che alterare negativamente la percezione.

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Nello studio è stata usata la tecnologia di tracciamento oculare per esaminare la relazione tra umore, alcol e attenzione durante l'interazione sociale virtuale. «Abbiamo scoperto che i partecipanti che hanno trascorso più tempo a guardarsi durante la conversazione si sono sentiti peggio dopo la chiamata, anche dopo aver controllato l'umore negativo prima dell'interazione. E coloro che erano sotto l'influenza dell'alcol hanno trascorso più tempo a guardare se stessi, che gli altri» ha sottolineato la docente di psicologia Catharine Fairbairm, responsabile dello studio americano, i cui risultati si aggiungono a studi precedenti, in cui è evidenziato che le persone più concentrate su se stesse che sulle realtà esterne, specialmente durante le interazioni sociali, possono essere soggette a disturbi dell'umore.
Nello studio, i partecipanti hanno risposto alle domande sul loro stato emotivo prima e dopo le conversazioni online. Durante le chat è stato chiesto loro di parlare di ciò che piaceva e non della vita nella comunità locale e di discutere le loro preferenze musicali, ed i partecipanti potevano vedere se stessi e i loro interlocutori su un monitor a schermo diviso. «Quando l'essere umano interagisce nel mondo reale non può vedersi, ma può solo guardare le reazioni degli altri alle sue parole o movimenti, mentre nel mondo virtuale di Zoom, il concetto di corpo cambia del tutto, perché ognuno ha di sé lo schema del proprio corpo e viso, che di solito contrasta con l'immagine che torna indietro dallo schermo. Questo perché non è un'immagine che posso alterare come su Instagram o cambiare la luce come quando mi guardo in uno specchio. Quindi se io non mi piaccio cosa penseranno gli altri di me?» spiega Antonio Cerasa, primo ricercatore, neuroscienziato di Irib Cnr «e per questo motivo sono più attratto dalla mia immagine e ho solo il linguaggio per cambiare la percezione degli altri, motivo per cui in molti spengono la telecamera durante la conversazione online».

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GLI EFFETTI DI UNA BIRRA
Inoltre nello studio alcuni partecipanti hanno anche «bevuto una bevanda alcolica prima di parlare, e se in un contesto reale un bicchiere di birra può agire come lubrificante sociale, ed avere anche proprietà di miglioramento dell'umore, nelle conversazioni online, questo non ha avuto nessuno effetto migliorativo», ha aggiunto la docente americana. «Se usiamo queste chat anche per scopi amorosi, la percezione di noi sarà ancora più egocentrica - spiega ancora il neuroscienziato Cerasa - mentre nel mondo reale, noi cerchiamo la reazione dell'altro per capire se c'è interesse e l'alcol non fa altro che complicare la situazione, perché si riducono le capacità cognitive e percettive ed aumenta il contrasto dello schema corporeo. Tutto questo può portare a difficoltà nell'accettarmi o nel farmi accettare e può avere ansia e depressione come conseguenze».
 

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