Un drone ad ala fissa per fronteggiare la piaga degli incendi: da Pisa decolla il Rapier con sensori a infrarossi

Un drone ad ala fissa per fronteggiare la piaga degli incendi: da Pisa decolla il Rapier con sensori a infrarossi
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Martedì 10 Agosto 2021, 07:49 - Ultimo aggiornamento: 08:13

Aumenta l'uso di droni per fronteggiare la piaga degli incendi. Mentre sono in corso test di Leonardo sulla pineta di Castel Fusano (Roma), è pronto al decollo da una rampa-catapulta il “Rapier”, nuovo drone ad ala fissa sviluppato dall’azienda toscana Sky Eye Systems (gruppo Oma), che è in grado di individuare precocemente eventuali focolai, di aiutare gli interventi dei mezzi antincendio da terra e dal cielo e anche di controllare 24 ore su 24 le aree pericolose o in fiamme. Il velivolo, pensato per le esigenze dei Carabinieri Forestali o dei Vigili del Fuoco, può essere infatti dotato di una serie di sofisticati sensori, dalle camere elettro-ottiche e infrarossi fino ad un mini-radar ad apertura sintetica (denominato “SkySAR” e sviluppato dalla stessa Sky Eye Systems), capace di operare in condizioni di scarsa visibilità causa fumo e anche di notte.

“Un solo Rapier, sia in versione X-25 che in versione X-SkySAR, schierato baricentricamente in una delle regioni italiane, sarebbe in grado di intervenire rapidamente in qualsiasi area del territorio regionale e di fornire in tempo reale immagini e dati molto preziosi per affrontare efficacemente un incendio boschivo”, spiega l’ingegner Giovanni Fumia, responsabile marketing di Sky Eye Systems. “La scelta di un velivolo ad ala fissa, invece di un multirotore, consente di avere una velocità maggiore, di effettuare voli ad ampio raggio e di poter affrontare missioni di lunga durata. Al termine della missione, il drone atterra grazie ad un paracadute e a due grossi airbag, con una procedura completamente automatizzata ed user-friendly, come quella eseguita per il decollo a mezzo catapulta, e può essere rapidamente preparato per un altro volo”.

Il “Rapier X-25” ha un peso massimo di 25 kg, che lo fa rientrare nella Classe Mini, un range operativo di quasi 100 km e un’autonomia da 6 a 16 ore a seconda della missione e del sensore imbarcato. Il peso inferiore ai 25 kg, in base alla regolamentazione degli enti aeronautici europeo EASA e italiano ENAC, gli permette di essere utilizzato da un operatore senza brevetto di pilota, con ovvio risparmio di costi. E’ stato già acquistato in due esemplari dall’Aeronautica Militare per missioni di sorveglianza e intelligence. La versione “Rapier X-SkySAR”, invece, ha un peso massimo di quasi 30 kg, che lo fa rientrare nella Classe Light, range operativo e autonomia simili al “Rapier X-25”, ma con in più il sensore radar ad apertura sintetica. E’ un sistema “dual use” e può essere anche impiegato in una serie di attività di tipo civile e governativo, tra cui ricerca e soccorso, sicurezza, aerofotogrammetria, monitoraggio di grandi infrastrutture (oleodotti, gasdotti, linee elettriche, reti ferroviarie, autostrade, ecc.), controllo ambientale e agricoltura di precisione.

La società Sky Eye Systems ha sede a Cascina (Pisa) ed è stata fondata nel 2017 da una iniziativa dell’ing. Massimo Lucchesini, già amministratore delegato di Aermacchi e direttore operativo di Alenia Aermacchi, e dalla famiglia Tonti della OMA di Foligno (Perugia), che ne detiene la proprietà, per sviluppare una nuova famiglia di “Small Tactical UAS” (Unmanned Aerial Systems), piccoli droni tattici del peso compreso tra i 25 e i 50 kg.

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