Il mare si surriscalda, il termometro misura le alte temperature nel Golfo di Napoli

È il progetto Medfever con Sapienza, Guardia Costiera ed Enea che monitora la situazione con sensori fino a 50 metri di profondità

Il mare si surriscalda, il termometro misura le alte temperature nel Golfo di Napoli
di Paolo Travisi
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Mercoledì 22 Maggio 2024, 12:07 - Ultimo aggiornamento: 23 Maggio, 07:35

Anche il nostro Mar Mediterraneo si sta riscaldando. Sempre di più.

Temperature che salgono in alto, come nell’inverno appena trascorso, in cui per la prima volta, la temperatura media del golfo di Napoli ha registrato un aumento di circa 1° C, rispetto alla media degli ultimi 7 anni, toccando i 15,5°C. Anche per l’Adriatico, la situazione non è diversa, con temperature in crescita con valori superiori al grado, rispetto alla media 2020-2022.

Per monitorare quanto sta accadendo alle acque che bagnano la nostra penisola, è nato il progetto Medfever, di cui fanno parte diversi enti, tra cui Enea, La Sapienza di Roma, insieme all’associazione MedSharks, Guardia costiera ed un gruppo di subacquei volontari, che hanno installato una rete di sensori-termometro fino a 50 metri di profondità, sia a largo che sotto costa.

LA TECNICA

«Le misurazioni hanno avuto inizio nel 2016 quando, per la prima volta, sono stati installati i termometri sul banco di Santa Croce nel Golfo di Napoli, vicino a Vico Equense, poi dal 2021 sono stati installati in vari siti in Sardegna, Sicilia, in prossimità dello stretto di Messina, all’Isola del Giglio e nel Golfo di Portofino», spiega Ernesto Napolitano, oceanografo del Laboratorio di modellistica climatica e impatti di Enea. Ogni 15 minuti la rete di Medfever fornisce i dati di temperatura a varie quote e quando «i subacquei scendono per prelevare il termometro, i dati sono scaricati in tempo reale su computer ed inviati al Centro Ricerche Ambiente Marino di Santa Teresa (La Spezia) dove vengono calibrati e resi disponibili per le analisi scientifiche», sottolinea Napolitano.

Successivamente i dati sono integrati con il modello di previsione MITO di Enea, in grado di fornire previsioni su temperatura, salinità e velocità delle correnti marine della fascia costiera Tirrenica e Ligure con un dettaglio spaziale fino a poche centinaia di metri. Il trend rilevato da Medfever è poco confortante: negli ultimi 40 anni, le temperature medie dei fondali del Golfo di Napoli sono aumentate di circa 1,5°, da 14 a 15,5°. «Le serie temporali attualmente disponibili indicano anche che, oltre alla superficie, le anomalie termiche sono presenti sul fondo e ciò indica che il calore viene trasferito rapidamente su tutta la colonna d’acqua mediante meccanismi di mescolamento indotti sia dal vento che dalla marea», spiega l’oceanografo di Enea, secondo cui «i risultati di Medfever sottolineano che le aree costiere marine sono quelle più esposte al riscaldamento globale, perché il calore viene trasferito in modo veloce fino al fondo, esponendo gli ecosistemi locali a stress termici che possono essere molto dannosi».

Il progetto dunque, abbina la tecnologia sensoristica in situ, che raccoglie dati e la trasforma in informazioni, grazie all’elaborazione del modello Mito di Enea, che è «un sistema operativo avanzato, che ogni giorno elabora previsioni orarie a 5 giorni delle correnti marine, della temperatura, della salinità e del livello del mare - spiega Gianmaria Sannino, climatologo e responsabile della Divisione ENEA “Modelli e Tecnologie per la riduzione dell’impatto antropico e naturale” -. Ad oggi è il sistema previsionale a più alta risoluzione spaziale, circa 2 km per l’intero bacino mediterraneo e solo poche centinaia di metri negli stretti di Gibilterra, Dardanelli e Bosforo.

Per valutare la reale capacità di MITO di riprodurre le correnti e le altre variabili oceanografiche, le sue previsioni sono sistematicamente confrontate con dati di campagne oceanografiche e satelliti». 

LE PROSPETTIVE

Ma nel modello previsionale non è ancora entrata in gioco l’intelligenza artificiale, fattore che sarà determinante per questo tipo di analisi. «Nel prossimo futuro prevediamo di utilizzare l’IA per migliorare ulteriormente le previsioni del sistema. Dalla combinazione dei dati MITO, di quelli satellitari e MedFever e attraverso algoritmi di machine learning, infatti, sarà possibile migliorare le previsioni della circolazione marina», aggiunge ancora Sannino, convinto che «si potranno generare modelli di IA per ridurre l'incertezza nelle previsioni. L'adozione dell'IA non solo migliorerà l'accuratezza delle previsioni, ma permetterà anche di reagire più rapidamente ai cambiamenti delle condizioni oceaniche, fornendo dati critici per la gestione e la protezione degli ecosistemi marini», perché la situazione rischia di diventare critica.

«Aprile è stato il 13° mese di seguito in cui la temperatura globale della superficie del mare è stata la più alta mai registrata in quel mese. Questi cambiamenti non sono solo numeri ma segnalano che ci troviamo agli inizi di un processo più ampio e che tali fenomeni accadranno In modo sempre più frequente», conclude Napolitano.

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