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Energia, anche il carbone diventa green: basta stoccarlo. Ecco il piano studiato dall'Enea

Energia, anche il carbone diventa green: basta stoccarlo. Ecco il piano studiato dall'Enea
di Paolo Travisi
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 16 Marzo 2022, 16:38 - Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 09:26

La transizione energetica verso l’uso di fonti ecosostenibili è ormai diventata un imperativo urgentissimo.

E se per mitigare l’impatto sul cambiamento climatico, derivato in gran parte dall’utilizzo di combustibili fossili, l’Unione Europea ha fissato la neutralità delle emissioni di gas a effetto serra al 2050, la complessa situazione energetica, strettamente connessa con la guerra in Ucraina, ha reso l’impiego di fonti rinnovabili per produrre energia, una rincorsa affannosa. Nel nostro Paese si è ipotizzato (ma solo in caso di emergenza) anche di riattivare gli impianti di produzione elettrica che utilizzano il carbone, destinati da programma europeo alla cessazione dell’attività, perché altamente inquinanti. Com’è noto, le emissioni di C02 nell’atmosfera sono clima-alteranti, tanto che diversi Paesi industrializzati, tra cui gli Stati Uniti, ma la stessa Ue, non intendono solo portare a zero i gas inquinanti, ma anche raggiungere un bilancio negativo, cioè ridurne la presenza nell’aria. Una tecnologia che ha un nome, CCS (cattura e stoccaggio del biossido di carbonio), e che consente sia di separare l’anidride carbonica dagli altri gas, sia lo stoccaggio per poi convertirlo per altri utilizzi, evitando il rilascio in atmosfera. «Principalmente il biossido di carbonio può essere recuperato nelle correnti gassose e nei fumi dell’industria, perché presente ad alte concentrazioni, con l’obiettivo di recuperarlo in modalità pura» spiega Paolo Deiana del Dipartimento Enea di Tecnologie energetiche e Fonti rinnovabili. «Ci sono state anche sperimentazioni sul recupero della CO2 derivata dalla combustione nei fumi delle centrali elettriche a carbone».

LA ROAD MAP

L’Italia ha scelto di dismettere nel 2025 le centrali a carbone rimaste, con una road map dettagliata, in parallelo con la strategia europea che prevede l’uso del gas fossile come combustibile ponte per completare la transizione energetica. Il CCS, nella visione strategica europea sul lungo periodo, dunque, può contribuire al raggiungimento della neutralità climatica, ma anche a creare valore in un’ottica di economia circolare. A oggi in Italia esiste un progetto dell’Eni che prevede lo stoccaggio del carbonio nei giacimenti di gas esauriti al largo di Ravenna con lo scopo di decarbonizzare le aree industriali del Paese. «La cattura della CO2 dall’atmosfera è possibile, ma onerosa in termini economici ed energetici perché presente in basse concentrazioni, per cui con la tecnologia attuale non è conveniente. Invece è stata dimostrata l’utilità della cattura di biossido di carbonio prodotto da impianti alimentati con biomasse, cioè composti di derivazione organica, perché in quel caso contribuirebbe anche al bilancio negativo di CO2 nell’atmosfera», sottolinea Deiana. Gli usi come materia prima in diverse applicazioni sarebbero molteplici: «Si potrebbe usare in bibite gassate e acque minerali, per la conservazione dei cibi, per la saldatura o nell’edilizia per la produzione di materiali da costruzione e prodotti chimici» spiega ancora l’esperto di Enea. Dal biossido di carbonio si potrebbe anche realizzare carburante. «Si può trasformare in metanolo per il riscaldamento o nell’industria, ma il combustibile una volta bruciato tornerebbe nell’atmosfera, anche se in questo caso, il ciclo inquinante globale sarebbe comunque dimezzato, perché invece di avere due punti di emissione, derivati dai fumi industriali e dal metanolo che brucia per produrre energia, se ne avrebbe solo uno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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