App che leggono nel pensiero: come funzionano tra rischi e vantaggi

La manipolazione e l'uso dei dati neurali sollevano importanti questioni riguardo alla privacy e al controllo mentale

App che leggono nel pensiero: come funzionano tra rischi e vantaggi
di Matteo Grandi
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 22 Maggio 2024, 11:01 - Ultimo aggiornamento: 23 Maggio, 07:38

Che le app ci ascoltino ormai lo sappiamo ed è qualcosa con cui stiamo cercando di fare faticosamente i conti.

Ma che ora ci leggano anche nel pensiero inizia a essere più difficile da accettare. Certo, messa così è una semplificazione narrativa, ma fino a un certo punto. Di fatto i dati neurali sono la nuova riserva di caccia delle Big Tech. E, pure se non sono ancora entrati troppo prepotentemente nel dibattito pubblico, meritano di essere compresi e tenuti sotto controllo, soprattutto perché stanno diventando oggetto della brama delle grandi aziende tecnologiche in chiave commerciale.

I DATI NEURALI

Proviamo allora a fare un piccolo passo a monte per inquadrarli meglio: i dati neurali rappresentano le attività elettriche e chimiche del cervello e del sistema nervoso. Questi impulsi possono essere tracciati e raccolti attraverso una serie di specifici esami medici e neurologici e consentono di stilare una mappa dell'attività del cerebrale durante diverse attività cognitive o motorie.

La cosa si complica, dal punto di vista etico, quando questi dati vengono utilizzati nel campo dell’interfaccia cervello-computer per creare tecnologie che permettono alla nostra mente di comunicare direttamente con i dispositivi esterni. Qua iniziano ad aprirsi scenari inquietanti. La manipolazione e l'uso dei dati neurali sollevano infatti importanti questioni riguardo alla privacy e al controllo mentale. Ed è per questo che nel mondo il tema sta iniziando a essere seriamente monitorato e c’è chi ha deciso di disciplinarlo con regole rigide prima che sia troppo tardi. Per adesso a fare da apripista ci ha pensato il Colorado, con una legge che tutela i dati neurali dando uno stop alla raccolta di informazioni sensibili utilizzabili da app commerciali senza controllo. E altri stati hanno già fatto sapere di essere pronti a seguire questa strada.
Eppure, la situazione è meno lineare di quanto si potrebbe immaginare.

E in parte i buoi potrebbero essere già scappati dalla stalla. Nel frattempo, università e centri di ricerca, finanziati dalle compagnie che lucrano su questi dati, si stanno opponendo alla prospettiva di queste restrizioni. Per tacere delle grandi aziende tecnologiche che dopo l’El Dorado dei dati personali stavano iniziando a mettere le mani su una sfera ancora più intima dell’utente. 

LA FUGA DI DATI

Ma cosa espone gli utenti al rischio di fuga di questi preziosi dati? I dispositivi-spia sono molteplici. Ci sono, per esempio, delle fasce per la meditazione che monitorano l’attività cerebrale; ci sono apparecchi neurali che interpretano i segnali cerebrali mentre gli utenti sono sulle app di appuntamenti alla ricerca dell’anima gemella, dispositivi indossabili che raccolgono i dati del sonno e via dicendo. 

Se osserviamo questa nuova frontiera delle neuroscienze con sguardo laico e a 360 gradi è innegabile che ci troviamo di fronte a una vera e propria rivoluzione tecnologica con ricadute potenzialmente anche positive. Alcuni esempi? Nel 2022, grazie alla sperimentazione applicata ai dati neurali, un uomo completamente paralizzato è riuscito a comunicare immaginando che i suoi occhi si muovessero trasmettendo questo movimento al computer; nel 2023 un’équipe medica è stata capace di tradurre l'attività cerebrale di una donna paralizzata e trasmettere le sue parole ed espressioni facciali a un avatar. 

Dunque, la parola d’ordine, un po’ come già accade per l’intelligenza artificiale, è “bilanciare”: trovare un equilibrio fra i possibili rischi e i potenziali vantaggi, fra il progresso e l’abuso. Il tutto nel segno della trasparenza nei confronti del consumatore e dell’utente finale. Una sfida complessa che deve necessariamente essere regolamentata. 
Ma il futuro che cosa ci riserverà in merito ai dati relativi alle neuro-tecnologie di consumo? È proprio intorno a questo interrogativo che si gioca la partita. Ma è abbastanza ovvio che leggere il pensiero o usare i dati biologici delle persone senza il loro permesso non dovrebbe essere legale. Ecco perché il vero auspicio è quello di arrivare a una sintesi senza tarpare le ali alla scienza. Perché se le app di consumo ci leggono nel pensiero conviene pensare a una soluzione. Oppure non pensare affatto.

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