La giornata mondiale della Terra/ Mafalda Duarte (Climate Investment Funds): «Finanziamo la via verde nel mondo»

La giornata mondiale della Terra/ Mafalda Duarte (Climate Investment Funds): «Finanziamo la via verde nel mondo»
di Gabriele Santoro
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Mercoledì 20 Aprile 2022, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 09:02

Mafalda Duarte, amministratrice delegata della Climate Investment Funds, uno dei fondi multilaterali d’investimento più grandi per gli interventi in favore del clima nei Paesi a basso e medio reddito, analizza le criticità e disegna le strategie che dovrebbero condurci alla transizione ecologica.

I progetti del CIF, che Duarte ha raccontato ospite a Roma dell’Università Luiss, mirano alla diffusione delle energie rinnovabili e ad accompagnare i processi di transizione nelle aree più segnate dallo sfruttamento delle fonti di energia fossile più inquinanti come il carbone.

L’impatto del cambiamento climatico è ormai evidente anche in Europa. Perché la questione non è al vertice dell’agenda politica ed economica?

«Le politiche vengono programmate solo a breve e medio termine, assecondando il ritmo delle elezioni. I governi si focalizzano sul proprio arco temporale come le grandi compagnie multinazionali sui dividendi per gli azionisti e i ritorni immediati dei mercati finanziari. La realtà del cambiamento climatico richiede una rivoluzione dell’approccio sul lungo termine».

Quanto tempo abbiamo a disposizione per farlo?

«Non possiamo permetterci di arrivare sulla soglia della irreversibilità del riscaldamento globale che già colpisce milioni di persone soprattutto nei Paesi poveri. Segnati da alti livelli di debito pubblico, ora saranno esposti anche all’aumento del costo dell’energia e alla crisi alimentare».

Quali dati indicano che la sfida al cambiamento climatico si giocherà anche nei Paesi a medio e basso reddito?

«Questi Stati dove vive il 75% della popolazione mondiale costituiscono il 60% del Pil totale. Sono cinque miliardi di persone che consumeranno il 70% dell’energia mondiale. Il settore energetico contribuisce maggiormente all’emissione di CO2. Il mondo ha bisogno di investire 90 trilioni di dollari entro il 2030 in infrastrutture urbane, energetiche, di trasporto, idriche e di altro tipo. Due terzi degli investimenti avverranno in questi Paesi».

Gli investimenti della finanza verde si concentrano per l’85% nei Paesi maggiormente industrializzati. Quali le prospettive?

«Occorre spingere i grandi pool del capitale verso nuove partnership tra pubblico e privato che cambino la direzione dei flussi d’investimento. In positivo si sta modificando soprattutto in Europa il quadro normativo, che agevola gli investimenti della cosiddetta finanza verde. La trasparenza delle corporation energetiche sul tipo di investimenti migliora gradualmente. M anche nei Paesi a basso reddito, ci accorgiamo del nuovo orientamento degli istituti finanziari».

La pandemia e la guerra in Ucraina come si rifletteranno sulla transizione ecologica?

«Dipende innanzitutto da come verranno orientati gli investimenti sul carbon fossile nel breve periodo e saranno distratti dal processo di riconversione verso altre forme di energia. L’Europa sta affrontando chiaramente l’impatto della dipendenza dal gas russo, mentre l’orizzonte indica la possibilità di investimenti significativi nell’energia pulita dal solare all’eolico».

Secondo i dati di Oxfam l’1% più ricco del mondo ha più del doppio della ricchezza di 6,9 miliardi di persone. Chi pagherà in concreto la giusta transizione?

«Questo tema è fondamentale. La diseguaglianza globale è in aumento. I costi della transizione energetica non possono essere scaricati su chi già fatica. Ciò provocherebbe delle rivolte sociali che in parte già si sono manifestate dal Cile alla Francia. Le persone si sono ribellate a misure che avvicinano agli obiettivi di contrasto del cambiamento climatico. Non possiamo lasciare ulteriormente indietro le persone, perché non sosterranno le riforme. Occorrono misure che coinvolgano le persone e proteggano chi sarà colpito da questi cambiamenti, come i lavoratori del settore carbonifero, sapendo comunicarli con alternative occupazionali».

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