La rete 5G riprende velocità: finanziamento di 2 miliardi dal governo per incentivare il passaggio

La rete 5G riprende velocità: finanziamento di 2 miliardi dal governo per incentivare il passaggio
di Francesco Malfetano
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Mercoledì 17 Novembre 2021, 12:26 - Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 12:23

C'è stato un momento, a cavallo tra la fine del 2018 e l’installazione delle prime antenne 5G nell’estate 2019, in cui i semi-conduttori non erano un problema. E non sembravano esserlo né il rinnovato protezionismo trumpiano né l’ipotetica ingerenza cinese nelle telecomunicazioni di mezzo mondo. Inoltre la pandemia era più che altro uno scenario da film distopico e lo smart working era considerata una mania di chi non aveva poi tanta voglia di lavorare. Ecco. Proprio in quel momento il 5G sembrava sul punto di cambiare per sempre la nostra esistenza. Velocità di trasmissione, risposte in tempo reale (latenza), utilizzo in mobilità ed elevato numero di dispositivi connessi (densità) stavano per consegnarci - infiocchettato il più delle volte all’interno di smartphone di nuova generazione - il futuro di cui non avremmo più potuto fare a meno. Gaming in cloud, realtà aumentata, download a velocità impensabili e Internet of Things, concetti e prodotti pronti a finire tra le nostre mani con tutte le loro potenzialità. Ma anche tele-medicina, auto a guida autonoma, robot industriali e svariate più o meno fantasiose applicazioni. In altri termini per esperti e osservatori il 5G, ancora in divenire, sembrava un destino già compiuto. Una rivoluzione vera e propria che però, a più di due anni di distanza da “quel momento”, non ha cambiato le nostre vite. O almeno questa è la percezione di chi sente, dopo mesi e mesi passati a lavorare o a studiare appiccicato ad uno schermo, che 4,3 milioni di italiani non hanno una connessione a internet, fissa o mobile che sia. E pure che secondo il rapporto del Censis “La digital life degli italiani” redatto insieme a Lenovo, 13,2 milioni di italiani hanno a che fare con connessioni domestiche lente o malfunzionanti, mentre 22,7 milioni lamentano invece qualche disagio in casa durante le attività digitali, a causa di stanze sovraffollate (14,7 milioni) o della necessità di condividere i dispositivi con i loro familiari (12,4 milioni). Ma anche la percezione di chi controllando il segnale di ricezione del proprio telefono fa spesso conto con le diciture “Lte” e “4G”.

Il motivo è semplice. Oggi siamo ancora nella terra di mezzo. Nella fase in cui la copertura è sì garantita del 95,4% della popolazione (secondo uno studio EY) ma non ancora appoggiandola a reti standalone (cioè autonome) o alle onde millimetriche (le sole capaci di garantire latenza minima e velocità di navigazione elevata). In altri termini oggi l’infrastruttura di rete purtroppo non consente di collegarsi direttamente alle reti di quinta generazione, ma offrono una sorta di sua versione “leggera”. Non ovunque, è chiaro. Per fortuna ci sono sempre più spesso esempi di applicazioni incredibili e già in essere che fanno assaggiare le potenzialità del 5G. È il caso del trial clinico per la riparazione della valvola mitrale per via percutanea in corso all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano grazie alla collaborazione con Vodafone Italia, e che prevede l’impiego di un sistema di remote proctoring – supporto da remoto al medico in sala operatoria – basato su rete 5G e software in realtà aumentata. Oppure è il caso dello spettacolo messo in piedi grazie alla rete di Tim con tecnologia Ericsson a Torino la scorsa settimana. Musicisti e attori dislocati in diversi punti della città si sono connessi tra loro come se fossero tutti nello stesso luogo di fronte al direttore d’orchestra. E al centro gli spettatori riuniti nel Gran Salone dei Ricevimenti di Palazzo Madama, nel capoluogo piemontese. Passi in avanti evidenti, ma non ancora quelli determinanti.

IL RILANCIO

Eppure, al netto di un’ascesa visibilmente meno travolgente di ciò che sembrava prima che il mondo scoprisse Sars-Cov-2, la rivoluzione “lenta” della quinta generazione delle telecomunicazioni sta continuando. L’Italia, già all’avanguardia nelle sperimentazioni, ha infatti tutta l’intenzione di continuare ad investirci, consapevole che si tratta di uno dei pilastri su cui consolidare il rilancio del Paese, impattando su più settori economici. Secondo il Centro Studi Tim il 5G genererà un contributo positivo sul Pil italiano pari a 393 miliardi di euro nel periodo 2021-2040. In particolare, 160 miliardi saranno generati dai servizi per le persone (componente human) e i restanti 233 miliardi dai servizi realizzati con l’Internet of Things (oggetti connessi). Se si considera il decennio in corso 2020-2030, il contributo sarà di circa 78 miliardi. Non solo secondo un nuovo studio di Ericsson, rilasciato nel contesto di COP26, attraverso il quale si analizza come il 5G può contribuire alla decarbonizzazione dell’economia europea da qui al 2030. L’implementazione della tecnologia 5G in quattro settori ad alta intensità di carbonio - energia, trasporto, manifatturiero ed edilizia - potrebbe infatti assicurare un risparmio di emissioni tra i 55 e i 170 milioni di tonnellate di CO2e l’anno, che equivale a togliere dalle strade dell’Unione Europea un’auto su sette, quindi oltre 35 milioni di veicoli. In altri termini, con il 5G la riduzione totale delle emissioni arriverebbe al 20% (dal 15%) delle emissioni annuali totali dell’UE. Tant’è che il governo, forte dell’esperienza di un tecnico come Vittorio Colao al ministero della Transizione digitale, prova ad accelerare. Per la prima volta infatti interverrà nel mercato mobile attraverso un finanziamento pubblico di circa 2 miliardi di euro per incentivare l’Italia al passaggio alla rete ultraveloce. L’annuncio è arrivato proprio dal ministro Colao durante un evento della School of Management del Politecnico di Milano. «L’orizzonte per la pubblicazione delle gare è breve. Ma “breve” lo quantifico in termini di giorni. Sarà la cornice della consultazione all’interno della quale intendiamo intervenire». Il passaggio successivo, previsto sempre dall’ex supermanager, resta quello della risposta da parte dell’Unione Europea: bisognerà appurare che non vi siano misure considerati “aiuti di Stato” per le imprese private che si occupano di tecnologia mobile. Le gare dovranno essere assegnate entro il 2022, con un ritmo serrato, magari entro il mese di giugno. Dopodiché, l’orizzonte è quello del 2026: «Entro il 2026 – ha detto Colao – l’Italia dovrà essere tra Paesi più cablati d’Europa e meglio serviti da 5G». Non resta che augurarsi che stavolta sia davvero così.

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