La sonda israeliana Beresheet si schianta sulla Luna, Netanyahu: «Ci riproveremo»

Giovedì 4 Aprile 2019 di Paolo Ricci Bitti
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La sonda israeliana Beresheet si schianta sulla Luna, Netanyahu: «Ci riproveremo» L'ultimo selfie Video

Tutta Israele era con il fiato in sospeso davanti alla tv quando la sonda privata Beresheet ("In principio", dalla Genesi) della SpaceIL si è schiantata nel mare della Serenità sulla Luna alle 21.29 (ora italiana) di giovedi. Un allunaggio fallito, l'ennesimo nella storia dell'esplorazione, ma comunque rappresenta una pagina importante nella storia delle imprese nello spazio che si dimostra di nuovo un ambiente severo.

A trepidare nella sala di controllo di Tel Aviv c'era anche il primo ministro Benyamin Netanyahu. "In bocca al lupo alla sonda e a SpaceIl, il nostro orgoglio è grande in questi momenti" aveva detto il leader appena rieletto per il quinto mandato.

Finora solo tre nazioni sono riuscite a far giungere indenne una sonda sul suolo lunare (Urss-Russia, Usa e Cina) e solo sei paesi (anche Europa, India e Cina) avevano inviato sonde-lander o orbiter  sulla Luna. In più si tratta della prima impresa lunare tentata da un'azienda privata quale SpaceIL, compagnia non profit che aveva raccolto 100 milioni di dollari per questo tentativo.

"Ci riproveremo" ha detto il primo ministro subito dopo l'annuncio del fallimento facendo comunque i meritati complimenti allo staff di SpaceIL il cui lavoro ha permesso a Israele di diventare il settimo paese a inviare sonde sulla Luna. Un record che consolerà solo un po' le centinaia di tecnici che in questi anni si sono impegnati nell'impresa.

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LA DISCESA

Certo, inizialmente la diretta tv solo in ebraico, con sottotitoli in ebraico, non ha aiutato troppo a seguire, ma del resto anche russi, cinesi e indiani fanno lo stesso.

- Alle 21.13 la sonda lander, grande come un frigorifero (con le grandi orecchie costituite dai pannelli solari costruiti dall'Italiana Leonardo) è entrata nella fase di non ritorno a 25 chilometri di altezza. Alta tensione nella sala di controllo della sede di SpaceIL nella facoltà di ingegneria di Tel Aviv.

- Applausi alle 21.20 per un magnifico selfie inviato da Beresheet da 20 km di altezza. Ma c'è ancora da incrociare le dita. I tecnici controllano compulsivamente la telemetria.

- Alle 21.29 l'annuncio: la sonda si è schiantata al solo confermando la difficoltà degli allunaggi. I rottami giaceranno per sempre nel mare della Serenità dove nel 1972 allunò la missione Apollo 17, l'ultima a portare l'uomo lassù.

- Problemi al motore principale e ai sistemi di navigazione inerziale sono ritenuti alla base del fallimento. Durante gli ultimi chilometri di discesa il motore più potente del lander si è spento e quando si è riacceso era troppo tardi.

L'ULTIMO SELFIE

Il selfie scattato da Beresheet a 22 km di altezza sulla Luna

 

- «Abbiamo avuto un problema al veicolo. Sfortunatamente non siamo stati in grado di atterrare con successo», ha dichiarato Opher Doron, delle Israel Aerospace Industries. 

IL PREMIO

La missione Beresheet, originariamente, aveva preso parte al concorso Google Lunar X Prize, che offriva un premio di 20 milioni di dollari al primo gruppo di privati in grado di far atterrare un robot sulla luna. Ma la competizione si è chiusa lo scorso anno senza vincitori, perché nessuno dei finalisti, compresa SpaceIL era riuscito a lanciare il suo veicolo nei tempi previsti, tuttavia nel marzo scorso lo sponsor aveva annunciato che avrebbe assegnato un milione di dollari a SpaceIL se fosse riuscita nella sua impresa.
In serata gli sponsor del premio hanno tuttavia annunciato che la SpaceIl avrà comunque il premio per ritentare l'impresa.

LA DISCESA DALLA SALA DI CONTROLLO

L'ATTESA
Israele a caccia di record - e più di uno - nello spazio: da giovedì sera per la prima volta la bandiera con la stella di David potrebbe sventolare sulla Luna grazie a un'azienda privata non profit che ha costruito la sonda-lander Beresheet ("In principio") con la collaborazione anche dell'italiana Leonardo. Le frontiere dello spazio sempre più condivise, insomma, fra storiche agenzie statali e protagonisti dell'imprenditoria privata. L'appuntamento è per stasera alle 21 per un altro capitolo dell'epopea lunare iniziata 60 anni fa.

Finora sei nazioni (considerando, com'è giusto e bello, l'Europa un'unica entità) dal 1959 sono riuscite a inviare 73 "oggetti" verso la Luna: in un solo caso (Usa), le navicelle hanno trasportato uomini. In tre casi (Stati Uniti sempre compresi e poi Urss-Russia e Cina) si è trattato di atterraggi morbidi, ovvero riusciti, mentre in tutti gli altri (includendo India e Giappone) si è trattato di lander che si sono schiantati o di orbiter o moduli la cui traiettoria è via via degredata fino al suolo oppure che sono stati direttamente spediti verso i crateri.

La stragrande maggioranza degli allunaggi, riusciti o no, è avvenuta nel mare della Tranquillità, Apollo 11 incluso, per i vantaggi legati alla posizione vicino all'equatore sulla faccia visibile della Luna. Anche Beresheet è diretta da quelle parti, un po' più a nord, nel Mare della Serenità, mentre solo la Cina è riuscita ad arrivare intera nel lato nascosto, il che ha inquietato non poco gli Stati Uniti. Allunare indenni è difficilmente difficile: è vero che la forza di gravità che ti attira al suolo è solo un sesto di quella terrestre, ma la mancanza in pratica di atmosfera per rallentare la discesa complica parecchio la situazione. 

I primi a schiantarsi (volutamente) sulla Luna sono stati i sovietici nel 1959 con la sonda Luna 2. Tre anni dopo toccò agli Usa con Ranger 4, mentre nel 1966 nuova vittoria dell'Urss che allunò con successo con Luna 9 nel mare delle Tempeste. A vedere quei trabiccoli lander dell'epoca nel museo  dello spazio della storica azienda moscovita Lavochkin ci si commuove: fil di ferro, lamierini, serbatoi simil-pentole a pressione, ruote da carrozzine per bimbi. Sembrano oggetti assemblati col meccano, ma di che imprese sono stati capaci quegli scienziati con questi mezzi!

Sempre nel 1966, ma lo scorno fu tanto lo stesso, alluna intero anche l'americano Serveyor. Gli Usa e la Nasa sorpassarono poi con la freccia e la mano fuori dal finestrino i russi con le missioni Apollo fino al 1972, poi l'uomo tornò a guardare il dito e non la Luna fino al 2013, quando la nuova potenza spaziale, al Cina, riuscì a portare sul suolo lunare la sonda Change 3, bissando il successo l'anno scorso con la Change 4 sul lato oscuro della Luna. In mezzo a questi anni si sono inseriti nella gara anche il Giappone, l'Europa e l'India con alterni risultati.

In questa lunga storia è adesso il turno di Israele con una vicenda-simbolo del nuovo modo di avventurasi nello spazio. Per dire, la sonda privata Beresheet, per risparmiare, ha chiesto un passaggio a prezzi di saldo a un missile privato Falcon di SpaceX invece di affittarne uno tutto suo. La SpaceIL ha dovuto attendere che avanzasse un po' di carico utile in uno dei vettori di Elon Musk per avventurarsi verso la Luna dopo un lungo girovagare di quasi sette settimane fra la Terra e il suo satellite. Non che ci fosse fretta, anche se in effetti meglio non perdere tempo visto che la Luna ogni anno si allontana dalla Terra di quasi 4 centimetri. Su, mediamente, 350mila chilometri.

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Lanciato il 22 febbraio da Cape Canaveral, il veicolo ha percorso orbite ellittiche prima intorno alla Terra e poi attorno alla Luna. Fra gli obiettivi della sonda, che è alta circa un metro, larga 2,3 e pesante 585 chilogrammi, ci sono ci sono lo studio della composizione del sito di atterraggio, il Mare della Serenità, e la misura del magnetismo delle rocce lunari.

Ciò potrebbe aiutare a capire come è nato e quanto è durato il campo magnetico della Luna, secondo Oded Aharonson, planetologo dell'israeliano Weizmann Institute of Science, responsabile scientifico della missione. «L'origine del campo magnetico lunare - ha detto - è un enigma da decenni e questa missione sta per compiere un ulteriore passo verso la risoluzione».

«È stata una manovra semplice, ma molto importante e critica», ha osservato l'amministratore delegato della SpaceIl, Ido Anteby. Beresheet è stato costruito in Israele dalla SpaceIL, un'organizzazione non-profit che ha raccolto 100 milioni di dollari grazie a imprenditori, istituti di ricerca, Industrie Aerospaziali Israeliane (Iai) e Agenzia Spaziale Israeliana (Isa).

Il veicolo trasporta un "contenitore" digitale (versione attuale della  "capsula del tempo") in cui sono stati inseriti 30 milioni di pagine di dati, compresa una copia in inglese di Wikipedia, una della Torah, disegni di bambini e libro per l'infanzia ispirato all'esplorazione spaziale. E poi i ricordi di superstite dell'Olocausto, l'inno nazionale israeliano (Hatikvah), la bandiera e una copia della Dichiarazione d'indipendenza israeliana

L'ITALIA
Leonardo ha  realizzato a Nerviano (Milano) i pannelli solari del rover, integrati in modo tale da consentire al veicolo di essere operativo a diverse inclinazioni rispetto alla luce solare, continuando a trasmettere a terra immagini e video ad alta risoluzione, come ha fatto il 6 marzo, quando ha inviato il suo primo selfie con la Terra sullo sfondo.

 

Hanno partecipato anche la Swedish Space Corporation e la Nasa, che contribuisce con le tecnologie per la comunicazione.

Il lander si prepara adesso alla parte finale e più spettacolare della sua missione: posarsi sul suolo lunare. La discesa, che dovrebbe durata circa 30 minuti, dovrebbe portarlo ad atterrare nel Mare della Serenità, lo stesso sito nel quale l'11 dicembre 1972 era arrivata la missione Apollo 17 della Nasa.

 

 

Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 11:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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