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Facebook, dove non si muore mai

Facebook, dove non si muore mai
3 Minuti di Lettura
Lunedì 19 Luglio 2010, 17:09 - Ultimo aggiornamento: 17 Agosto, 23:41
dal nostro corrispondente Anna Guaita

NEW YORK (19 luglio) - C’ chi lo trova un fenomeno divertente, chi lo giudica grottesco, e chi ne ha ricavato solo dolore. Per Facebook si tratta senz’altro di un imbarazzo, come ha ammmesso al New York Times la portavoce Meredith Chin. Il guaio è che il più grande network sociale di internet non ha ancora trovato il modo di evitare che i suoi clienti deceduti non continuino a circolare nell’universo digitale, comparendo qua e là nelle pagine degli amici, come se fossero ancora vivi e vegeti.



Il fenomeno dei ”morti che parlano“ era rarissimo quando Facebook era un fenomeno abbracciato solo da navigatori giovani. Ma questa settimana il social network annuncerà il raggiungimento dei 500 milioni di abbonati. E fra questi ci sono molti milioni di over-65, una fascia di età in cui i decessi sono ben più comuni che non fra gli under-21. E dunque quello che nel passato era un fatto rarissimo, sta diventando comune: un abbonato di Facebook passa a miglior vita e nessuno pensa di informarne il network. E gli automatismi del sistema continuano a funzionare imperterriti, per cui se Facebook si accorge che c’è un compleanno, o che da tempo non chattate con quell’amico, ecco che ti arriva il ”nudge“, la spintarella a rimetterti in contatto. Ma se la proposta di una chat con persone morte e sepolte può generare un sorriso, il più delle volte la reazione è di dolore o disagio.



Sensibile al problema, Facebook sta cercando una soluzione. In Internet esistono già siti dove i navigatori possono preparare delle pagine che diventino attive solo dopo la loro morte: frombeyond2you.com, ad esempio, permette a ciascuno di crearsi una specie di testamento digitale, completo di foto, video, messaggi parlati. Ora Facebook stesso offrirà ai parenti di una persona deceduta la possibilità di comunicarne la morte attraverso un modulo speciale, offrendo prova che il decesso sia vero. In questo caso, il network si premurerà di trasformare la pagina in un ”tributo” aperto ai commenti degli amici, ed esente dagli automatismi del sistema.



Ma è anche improbabile che una famiglia appena colpita da un lutto si fiondi come prima cosa a informare Facebook perché metta una pietra tombale sulla pagina del parente. E dunque il network metterà i suoi automatismi al servizio dei morti: ora i suoi tentacoli cercano ovunque frasi come ”riposi in pace”, per ricavarne informazioni sui decessi degli abbonati. Non sarà comunque un sistema a prova di bomba. Per di più si moltiplicano i soliti cretini in vena di scherzi di cattivo gusto, che usano il ”modulo“ di Facebook per segnalare una morte che invece non è avvenuta.



Una vittima di un simile scherzo, l’ingegnere Simon Thulbourn, è stato chiuso fuori da Facebook perché un suo conoscente aveva visto su un giornale l’annuncio del decesso di un suo omonimo. Per Thurbourn tornare nel mondo dei vivi è stata una faticaccia. C’è riuscito solo quando ha diffuso la sua storia su Twitter. Allora ha ricevuto le scuse di Facebook, e ha potuto riaprire la sua pagina.






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