Gli emoji sono razzisti? I neri non rappresentati nelle faccine, la Apple: «È vero, rimedieremo»

Gli emoji, le faccine delle chat
di Anna Guaita
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Venerdì 28 Marzo 2014, 00:37 - Ultimo aggiornamento: 31 Marzo, 09:04

Quante volte avrete concluso un messaggino con un emoji? Migliaia di volte, di certo: una faccina che ride per comunicare buonumore, una che suda per far sapere che state faticando, un pollice alzato per rassicurare che tutto va bene, un cuore infranto per dire che soffrite, una linguaccia, due occhi spalancati, un bikini, un ombrello. Ce ne sono di ogni tipo, simboli animati e colorati che esprimono con un solo click uno stato d’animo. C’è di tutto: c’è perfino la faccia di un alieno, un angioletto, un diavolo, gatti, stelle, topolini e coccinelle, mucche e cammelli, chiese e grattacieli,alberi di Natale e cornette telefoniche, segni zodiacali e funghi.

Quel che manca è una faccina di fattezze africane. Non ci sono neri negli emoji. E questo è stato spesso notato e criticato. Dopotutto oramai gli emoji hanno invaso le comunicazioni digitali in tutto il mondo. Per di più quando lo scorso giugno Apple ha aggiornato il sistema operativo iOS6, ha aggiunto anche due graziosi simboli per includere coppie lesbiche e gay. Ma dei neri ancora non c’era traccia. Per i consumatori africani e afro-americani è stato quanto mai frustrante non vedersi rappresentati. «Gli emoji sono forse razzisti?» ha denunciato la cantante Miley Cyrus insieme al cantante-ballerino hawaiiano Tahj Mowry della sitcom disneyana Smart Guy.

Ma la Apple si è di colpo detta sensibile al problema e ha promesso di correre ai ripari. E’ successo che il Ceo della società, Tim Cook, ha letto la lettera di protesta di un blogger della Mtv, Joey Parker, e gli ha risposto: «Siamo d’accordo con te. I nostri personaggi delle emoji sono basati sullo standard Unicode, necessario perché essi vengano mostrati correttamente su molte piattaforme. Ci vuole più diversità nel gruppo delle emoji, e noi stiamo lavorando a stretto contatto con l’Unicode Consortium nello sforzo di aggiornare lo standard.”

L’Unicode Consortium è un consorzio internazionale di aziende non a fini di lucro che collaborano per creare uno standard internazionale di codifica del linguaggio dei computer. L’Unicode è stato fondamentale per la globalizzazione dei software. Aggiungere una faccina o mille faccine nuove, che riflettano il carattere multietnico del nostro pianeta deve dunque avvenire nel rispetto dell’Unicode, perché tutti possiamo vederle. Ma di sicuro non ci vorrà troppo tempo. Fra breve anche i giovani del Mozambico, o di Haiti, del Senegal o di Harlem potranno esplorare fra i tanti simboli per trovare quello in cui si identificano meglio.

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