Compact disc addio: chiude l'ultima fabbrica degli Stati Uniti. E Best Buy smette di venderli

È la fine di un'era. L'ultima fabbrica di compact disc degli Stati Uniti chiude i battenti. Sony ha infatti deciso di chiudere il suo storico stabilimento di Terre Haute, in Indiana, che a sua volta fu il primo a produrre compact disc nel Paese, a partire dal 1984.

L'azienda nipponica ha comunicato che appalterà la produzione di CD ad aziende terze e che 375 dipendenti sono stati licenziati. Altri 300 lavoratori resteranno invece per produrre Blu-Ray destinati a film e videogiochi per PlayStation e mini disc UHD-100 per le sale di proiezione.

Non solo. Il rivenditore americano Best Buy smetterà infatti di vendere cd musicali, vista l'avanzata delle piattaforme streaming. Negli Stati Uniti le vendite di questo supporto tecnologico sono diminuite del 18% nel 2017. Il compact disc arrivò sul mercato a inizia degli anni Ottanta e soppiantò il vinile che ora invece si sta prendendo la sua rivincita. Billboard spiega che Best Buy ha informato i fornitori di musica che toglierà i cd dagli scaffali il primo luglio prossimo.

Ad oggi le vendite di compact disc per la catena al dettaglio di elettronica al consumo generano circa 40 milioni di dollari all'anno. Le vendite di musica digitale, invece, hanno superato le vendite di formati fisici dal 2015, una tendenza destinata a continuare. I servizi di streaming musicale come Spotify e Apple Music in abbonamento sono aumentati di oltre il 60% nel 2017. Se i cd verranno accantonati, tuttavia, Best Buy continuerà a vendere dischi in vinile: le vendite di questo formato hanno raggiunto un livello record nel 2017, rappresentando il 14% di tutte le vendite di album fisici. Il primo lettore di compact disc fu lanciato il primo ottobre 1982 dalla giapponese Sony. Già nel 2010 il numero di cd venduti nel mondo si è dimezzato rispetto all'anno di picco considerato il 2000. E la caduta accelera del 5% l'anno: si prevede la scomparsa del cd al compimento dei 40 anni, nel 2022.
Lunedì 19 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:59

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5 di 6 commenti presenti
2018-02-20 17:21:25
Mi tengo stretto la mia vasta collezione di cd originali. Molto meglio di un impersonale file elettronico
2018-02-20 17:09:10
Il CD audio usa un formato digitale PCM puro a 16 bit per canale campionato ad oltre 44 kHz e quindi in grado di riprodurre quasi perfettamente tutte le frequenze fino alla soglia di udibilità dell'orecchio umano (20-20000 Hz). Lo streaming invece usa un formato molto compresso che sfrutta i "difetti" dell'orecchio umano. Insomma se avete delle belle casse con un ottimo amplificatore dovete per forza usare un CD o un vinile. Oppure un formato audio compresso senza perdite. L'mp3 o simili va bene giusto per le cuffiette...
2018-02-20 15:40:41
Zio Umberto, non si capisce, perchè devi essere felice. I vinili, sono belli e nessuno ti vieta di comprarli, in una casa però, se uno è appassionato di musica, il problema dello spazio è importante. A meno che tu non viva in una reggia...
2018-02-20 12:46:15
Non posso che esserne felice. Spiego: quando uscì il cd, un esercito di fresconi si affrettò a disfarsi dei vinili, che adesso si trovano a vagonate nei mercatini ad 1, 2 o al massimo 5 euro. Il 90% in ottimo stato e praticamente nuovi. Io da anni mi sto facendo una discoteca di classica e jazz praticamente sterminata con questo sistema, perché non me ne frega un accidente del supporto con cui ascolto la musica. Non vado dietro alle mode, io. Adesso che anche i cd stanno morendo, vorrà dire che acquisterò, e con grande piacere per le mie orecchie e le mie tasche, gli argentei dischetti di cui i babbei faranno a meno.
2018-02-20 08:24:12
Era prima o poi inevitabile, anche se personalmente preferisco acquistare un supporto fisico (il CD) ed estrarlo successivamente sul PC per l'utilizzo in auto o sullo smartphone. In alcuni casi le copertine sono molto ben realizzate e si ha l'impressione di aver investito bene i propri soldi, piuttosto che per scaricare un semplice file. Inoltre i prezzi della musica online sono allineati a quelli dei CD, nonostante le spese inferiori di produzione e distribuzione. A questo punto tanto vale abbonarsi ad un servizio di streaming, con una spesa di circa 10 euro al mese si ascolta tutto senza limiti con una buona qualità. La realtà è che il mercato discografico è in crisi rispetto ai tempi d'oro degli anni 70 e 80, soprattutto perché il livello dell'offerta è molto basso, basta confrontare la TOP100 odierna con una qualsiasi del periodo da fine 60 agli anni 90.
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