Facebook compie 15 anni: così le relazioni sono cambiate

Lunedì 4 Febbraio 2019 di Francesco Malfetano

«Mi resi conto che in rete si poteva trovare qualsiasi cosa: musica, libri, informazioni; eccetto la cosa più importante: le persone. Così ho creato Facebook». Sono passati 15 anni da quando Mark Zuckerberg, da un dormitorio della Harvard University, lanciò la prima versione della piattaforma con cui avrebbe conquistato il mondo. Era il 4 febbraio del 2004 e il giovane imprenditore era uno studente ventenne con un'idea: creare una rete sociale online capace di connettere i suoi colleghi universitari. Il successo fu immediato. Decine di milioni di contatti e centinaia di milioni di dollari hanno trasformato quell'idea prima in un'azienda ricchissima e poi in un fenomeno sociale. Un'ascesa incredibile a cui però non sono mancati dei rallentamenti. Una serie interminabile di scandali - da Cambridge Analytica ai Rohingya, dalle fake news alle continue polemiche sulla privacy - che hanno minato la credibilità del social network agli occhi dei suoi utenti e a quelli delle autorità garanti di tutto il mondo.

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I CONFINI
Come emerso da documenti aziendali portati alla luce da inchieste giornalistiche e parlamentari, Facebook ha privilegiato il profitto e l'ossessione per la crescita su tutto, al prezzo di gravi lacune etiche e di cittadini considerati solo come prodotto da vendere. La sensazione è che, a 15 anni esatti dalla sua nascita, Facebook sia cresciuto oltremisura. Una dimensione che Zuckerberg fatica a controllare anche perché, è bene ricordarlo, ci si muove su un terreno inesplorato. In particolare il social fatica a comprendere i confini entro cui è lecito muoversi. Così appena la scorsa settimana è incappato nell'ennesimo scandalo. Secondo il sito di informazioni statunitense TechCrunch, il colosso di Menlo Park ha pagato 20 dollari al mese alcuni suoi utenti di età compresa tra i 13 e i 35 anni per conoscerne le abitudini in maniera dettagliata. In pratica, dal 2016, la piattaforma avrebbe installato sui telefoni dei volontari una VPN - cioè una rete privata virtuale - che registra e invia agli esperti del social tutti i dati sull'utilizzo dello smartphone. Nulla di illegale, ma coinvolgere dei minori in un'operazione del genere non ha mancato di sollevare polemiche.

LA PIATTAFORMA
Di fatto si tratta dell'ennesima iniziativa al limite condotta perché vitale per il futuro del social: i dati servono a Facebook per tenersi al passo con le abitudini delle nuove generazioni di utenti. Con questa stessa chiave di lettura è possibile interpretare l'integrazione appena annunciata delle tre principali app di messaggistica instantanea: WhatsApp, Instagram e Fb Messenger. L'obiettivo è creare un sistema che consenta a Menlo Park di avere tra le mani un singolo database di utenti. Nella piattaforma confluiranno i dati dei profili WhatsApp - con relativi numeri di telefono - e quelli Facebook e Instagram - con identità certificate e foto. Il risultato saranno iscritti profilati in maniera certosina e quindi più facilmente raggiungibili dalle inserzioni a pagamento.
In sostanza Facebook spinge per monopolizzare il mercato dei social e diventare nelle comunicazioni ciò che Google è per le ricerche sul web: la sola piattaforma al comando. Per questo Zuckerberg ha in cantiere molti progetti. Oltre agli aggiornamenti della messaggistica personale anche una nuova centralità dei contenuti effimeri - delle stories in stile Instagram - e l'introduzione dei pagamenti via WhatsApp in un numero crescente di Paesi. Un piano ambizioso a cui sembrano credere anche i mercati. Nonostante le battute di arresto degli scorsi mesi, nel quarto trimestre del 2018 Facebook ha avuto 16,9 miliardi di dollari di ricavi e un utile netto di 6,9 miliardi. Vale a dire il 61% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una dimostrazione di forza che mostra come il social, sebbene sia in difficoltà nel tenersi al passo con responsabilità e rischi, non sia affatto agonizzante come vorrebbero alcuni esperti o concorrenti.

IL RALLENTAMENTO
A rinfrancare gli investitori è la volontà di cambiare e l'ottimismo che animano Zuckerberg: «Faremo altri errori - ha dichiarato durante la presentazione dei dati trimestrali - ma ora abbiamo un chiaro senso del cammino davanti a noi». Il fondatore del social ha garantito di aver voltato pagina e di essersi lasciato alle spalle tutti gli scandali. Almeno per il momento però la cronaca non sembra dargli ragione: alcuni giorni fa i fact checker assunti a seguito della bufera sulle fake news si sono defilati dalla collaborazione con Fb. Associated Press e Snopes infatti, hanno accusato Menlo Park di averli usati come operazione di facciata per «superare la crisi». Un'ulteriore rallentamento che però non cambierà i programmi del social.
In sostanza la piattaforma è materia fluida, un corpo in divenire alla costante ricerca di nuovi affari. Non è un caso se, quando allo Zuckerberg cinematografico interpretato da Jesse Eisenberg nel film The social network del 2010, si chiedeva cosa sarebbe accaduto una volta che Facebook avrebbe assunto una forma definita, Zuck-Eisenberg rispondeva: «Non finirà mai. È questo il punto». A distanza di 15 anni dalla nascita del social e a 9 dall'uscita del film, pare proprio che gli sceneggiatori avessero ragione.
 

Ultimo aggiornamento: 08:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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