Cittadini e tecnologie: l'esempio di Barcellona. Ma l'Italia non sta a guardare

Martedì 4 Dicembre 2018 di Matteo Grandi
Da qualche tempo è in atto un profondo ripensamento delle Smart City. Dopo un lungo periodo in cui il termine smart sembrava essersi svuotato di significato e la progettualità intorno alle smart city pareva annacquata in una sorta di prematuto declino, oggi si inizia toccare con mano la svolta.
Dalla sharing mobility a una nuova visione del cittadino visto come titolare di diritti digitali, prim'ancora che beneficiario di servizi, il tema sta facendo il grande salto di qualità. Soprattutto all'estero. Questo non significa che l'Italia nel frattempo stia a guardare, anche se oggi sul terreno delle smart city sembra destinata ancora a inseguire. Questo al netto degli importanti progetti che coinvolgono Milano (città all'avanguardia nel rapporto con l'industria delle piccole imprese e delle start-up), Torino (la più attiva nella digitalizzazione degli spazi urbani), Firenze (con la piattaforma Km4city realizzata attraverso il progetto europeo Horizon 2020 per i servizi innovativi su mobilità, sicurezza, turismo, riduzione dei consumi e dei costi) e, naturalmente, Roma. La Capitale, per esempio, pur contraddistinta da una storica zavorra infrastrutturale si sta, al tempo stesso, muovendo molto e bene sul fronte del software libero e dell'open source. Ma quella delle Smart Cities come vettore di sviluppo sostenibile e inclusivo è una sfida più attuale che mai. Al punto che il 4 luglio scorso è stato anche il titolo di una conferenza presso l'Ambasciata italiana a Berlino, con il coinvolgimento dei rappresentanti di Comuni e Città Metropolitane italiane e tedesche ed esponenti del mondo della ricerca, delle imprese e delle industrie creative, con l'obiettivo di discutere il ruolo delle smart cities come modello inclusivo, sostenibile e digitale per lo sviluppo delle città intelligenti del futuro. Segni tangibile, se non altro, di quali e quanti campi oggi siano abbracciati da questa nuova visione delle città.
ALL'AVANGUARDIA
La progettualità sulle Smart City oggi non e più inquadrata come una mera filosofia quanto piuttosto un patto d'azione in rete: e in questo periodo si iniziano a intravedere i risultati della grande ricerca che e stata promossa sul miglioramento del capitale umano, sull'istruzione, sulla capacitazione (Sen, Nussbaum) e sul long life learning. Anche sul capitale sociale e relazionale si sta investendo molto; è ormai credo diffuso, infatti, che qui si trovino, come nelle qualita ambientali della citta e nel livello di training dei cittadini, i fattori piu importanti della crescita urbana. Insomma, oggi il futuro sembra davvero alle porte, soprattutto rispetto alla rivoluzione che grazie alla rete e alle nuove tecnologie si apprestano a vivere, e in parte stanno già vivendo, le città. Ne avevamo parlato, proprio su queste colonne, a settembre con Francesca Bria, assessora all'innovazione della città di Barcellona. Una delle persone più autorevoli materia e una delle italiane più influenti in questo campo. Proprio la Bria in quell'occasione aveva sottolineato come anche in Italia si inizi a intravedere un nuovo inizio rispetto alla gestione dello spazio pubblico e della democrazia partecipata. Del resto non è un caso se oggi Barcellona - pur vivendo la difficile situazione politica dello scontro con Madrid per l'indipendenza rivendicata dai catalani - è una delle città all'avanguardia nel settore, una City sempre più smart il cui ecosistema estremamente sfaccettato è diventato l'humus ideale per la crescita e lo sviluppo di strategie digitali coltivate attraverso la partecipazione dei cittadini nelle piazze. Qua oggi prendono forma incubatori per la crescita delle startup e avanguardistici centri di connessione tra le aziende tradizionali e le più piccole imprese innovative.
«A Barcellona spiega Francesca Bria cerchiamo di fare in modo che dati e tecnologia implementino modelli legati ai diritti dei lavoratori. Modelli che impediscano la monopolizzazione del mercato. E soprattutto ascoltiamo i cittadini. Qua la cittadinanza ha deciso che le priorità siano rappresentato da edilizia residenziale popolare, mobilità sostenibile, aumento di spazi verdi, importanza crescente alle energie rinnovabili, acqua come bene comune. Noi abbiamo ribaltato lo schema. La tecnologia a Barcellona entra in gioco in un secondo tempo, soltanto dopo che sono state stabilite le finalità. A quel punto cerchiamo di capire come implementarla con gli obiettivi che ci siamo dati. Soltanto così i cittadini diventano i co-ideatori e proprietari dei servizi. A chi amministra infine il compito di far dialogare fra loro i diversi servizi».

VENTO NUOVO
Così, se fino a qualche tempo fa i principali capi d'accusa per le smart city riguardavano un certo scollegamento con i problemi reali della gente, un'ossessiva ricerca tecnocratica del dominio sulle nostre vite urbana e un'attenzione morbosa per il controllo, oggi il vento inizia a cambiare anche in virtù a una rinnovata sensibilità e al lavoro di chi, proprio come Francesca Bria, ha capito che negli eco-sistemi smart la tecnologia deve essere messa al servizio delle persone. In questo contesto possono fiorire connessioni fra infrastrutture digitali capaci di riplasmare i paesaggi tecnologici delle nostre città ponendosi come obiettivo una sovranità digitale, che parta dal presupposto di rimettere dati e servizi a disposizione dei cittadini.
Il nuovo inizio può davvero rappresentare una svolta a patto che si condivida la prospettiva della nuova visione culturale accompagnata da risposte concrete, soprattutto in relazione alla gestione dei dati personali e della capacità di anteporre i diritti ai servizi. La sfida delle smart-city e lo straordinario potenziale parte da qua: immaginare un mondo infinito di opportunità e servizi, che tenga e mantenga sempre al centro il cittadino. Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre, 08:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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