Thiem: «Sono l'anti-Nadal, adesso tocca a me»

Mercoledì 16 Maggio 2018 di Gianluca Cordella
Dominic Thiem

Il Foro Italico è una specie di Bignami della carriera di Dominic Thiem. Che, sulla terra degli Internazionali, si è fatto strada ogni anno di più, di pari passo con la sua crescita nel circuito Atp.
 
Ottavi nel 2015, fermato da Wawrinka. Quarti, una stagione più tardi, prima dello stop contro Nishikori. Semifinale l’anno scorso, battuto da Djokovic dopo aver però eliminato Nadal che veniva da 17 vittorie consecutive sulla terra rossa. Non un caso: la settimana scorsa, a Madrid, lo ha battuto ancora, diventando uno dei tre tennisti della storia a potersi vantare di aver battuto il fuoriclasse spagnolo per tre volte sulla sua superficie preferita. Gli altri sono Gaston Gaudio – che però lo ha affrontato quando era molto giovane – e Novak Djokovic (che, sulla terra, Rafa lo ha battuto 7 volte).
Thiem, se c’è una logica nella serie quest’anno l’attende come minimo la finale...
«Qui ho sempre fatto bene. Però il passaggio da Madrid (dove domenica ha perso la finale contro Zverev, ndr) a Roma è sempre rischioso perché le condizioni di gioco sono molto diverse. E poi quest’anno sono stato un po’ sfortunato nel sorteggio, dovrò dare il 100% dalla prima partita».
Che sarà contro Fabio Fognini.
«Un giocatore straordinario. Affrontarlo qui è difficile, lui è stramotivato quando gioca davanti al suo pubblico. Ha battuto facilmente Monfils e lo scorso anno ebbe la meglio su Murray. Avrò anche il fattore ambientale contro perché il tifo ovviamente sarà tutto per lui. Comunque sarà una bella partita, ne sono convinto».
Nei quarti potenziali c’è di nuovo Nadal.
«Per questo parlavo di tabellone sfortunato».
Però qui lo ha battuto lo scorso anno, proprio nei quarti, e la scorsa settimana lo ha ribattuto a Madrid. Perché Nadal accusa così tanto il suo gioco?
«Credo perché sia molto simile al suo. Entrambi puntiamo molto sulla velocità, sul gioco da fondocampo, sullo spingere molto la palla. Penso di essere uno dei pochi ragazzi che possa metterlo in difficoltà giocando dal fondo e sono contento di esserci riuscito già tre volte».
Si prepara a un passaggio di consegne?
«C’è un ricambio generazionale in corso. Rafa, Federer, Cilic o Djokovic sono ancora lì e lo saranno ancora per qualche anno. Però i giovani stanno già facendo grandi cose. Non ci dimentichiamo che Sascha Zverev è numero 3 dell’Atp e, al di là della classifica, è già tra i più forti al mondo. C’è un bel gruppo di giocatori già in grado di vincere qualche titolo importante e ce n’è un altro che è pronto per fare il grande salto e unirsi a loro».
Lei in cosa può e deve migliorare ancora?
«Ci sono ancora tante cose che posso fare meglio. Sto giocando bene, ma devo necessariamente trovare una maggiore continuità. Battere Nadal a Madrid è stato bello, ho giocato il tennis che sognavo di giocare. Ma non dimentichiamoci che qualche settimana prima a Montecarlo mi ha ucciso, lasciandomi solo due game. Questo è l’aspetto su cui devo lavorare di più: devo riuscire a giocare grandi match sempre più spesso».
Finendo per essere il migliore...
«Mah, essere il numero uno al momento non mi interessa tanto. O meglio: è un obiettivo, mio come di molti, ma lo vedo ancora lontano. Devo prima continuare a crescere, al resto ci penserò poi».

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