Wimbledon, Berrettini sfida Re Federer

Lunedì 8 Luglio 2019 di Angelo Mancuso
Matteo Berrettini
Può una sfida inedita tra un giovane in ascesa, Matteo Berrettini, e un mito del tennis che di nome fa Roger Federer diventare una sorpresa? Il 23enne romano oggi giocherà per la prima volta sul Centre Court (diretta su Sky Sport nel pomeriggio, differita alle 23.30 su SuperTennis), laddove il Divino ha conquistato 8 titoli. Probabilmente il più forte di tutti i tempi, campione di 20 Slam in tripla cifra nei tornei vinti in carriera (102). L’emulo di Dorian Gray: 38 primavere con in tasca l’elisir di lunga vita. Augurarsi una bella partita è troppo facile, finanche banale. Berrettini ha la personalità per reggere l’impatto: inutile dire, però, a favore di chi giochi l’esperienza. Nelle ultime settimane ha vinto sull’erba a Stoccarda e giocato la semifinale ad Halle. La crescente consapevolezza rivela un senso di leggerezza non frivola. Ha percorso la sua strada senza pausa e senza fretta: solo con le basi solide si arriva lontano. E’ testa di serie n.17, ma se alza lo sguardo vede l’immagine del suo idolo: nel poster in camera, nei sogni più sfrenati. «L’ho visto vincere qui, ma seduto sul divano di casa. Ho smesso di fare il tifo per Federer quando per la prima volta ho visto il mio nome con il suo nello stesso tabellone». Come la nonna materna Lucia: «Dopo la vittoria con Schwartzman ho fatto una videochiamata con lei che è una sua fan. Ma questa volta farà il tifo per me», racconta divertito. 
L’APPOGGIO DELLA FAMIGLIA
Papà Luca che si cimenta nei tornei over, mamma Claudia e il fratello Jacopo, di un anno più piccolo e tennista pure lui: sono tutti a Londra. Ieri per Matteo un leggero allenamento nella domenica di mezzo in cui i cancelli dell’All England Club restano chiusi in attesa del “Panic Monday”. Merita di trovarsi di fronte King Roger negli ottavi del torneo più famoso del mondo. Nessuno sa davvero quali vette potrà raggiungere: è il quinto italiano dell’era open così avanti dopo Panatta nel 1979, Sanguinetti nel 1998, Pozzi nel 2000 e Seppi nel 2013. Solo Panatta e Sanguinetti hanno raggiunto i quarti. 
LA TATTICA
Se cercasse di strafare rischierebbe grosso. Idem se lo lasciasse scappare subito, perché un Federer che corre in testa non lo riprendi quasi mai. «Mi godrò ogni attimo, ma dovrò entrare in campo determinato e partire il meglio possibile. Ma si gioca al meglio dei 5 set e c’è spazio per recuperare». L’obiettivo è togliergli qualche sicurezza. «Saranno fondamentali i colpi d’inizio, servizio e diritto», sottolinea Vincenzo Santopadre, coach di Matteo. Non riuscisse a leggere con continuità il devastante servizio del romano, alto uno e 93, ci sarà da divertirsi. E oggi lo fa meno bene di una volta, anche se poi sarebbe sufficiente un game, uno solo, per portare a casa il match. Pure le fucilate di diritto che Berrettini può sparare contro il rovescio a una mano di Federer potrebbero piegare il polso dello svizzero, che soffre contro avversari dalla potenza dirompente tipo Del Potro. Il tennis dell’azzurro stanca gli avversari perché gioca sempre in spinta: devono essere freschi e in condizione per stargli dietro. Federer cercherà il rovescio bimane dell’azzurro, il colpo meno sicuro, con lo slice e la palla che non si alza presentandosi a rete dove è un maestro. Matteo non dovrà innervosirsi se il passante lo tradirà. Ha il sorriso da ragazzo e la faccia da uomo con le spalle larghe. E la forza dei nervi distesi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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