Tennis: Berrettini bros, la strana coppia

Tennis: Berrettini bros, la strana coppia
di Piero Valesio
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Giovedì 8 Aprile 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 09:33

Bisognava vederla la faccia di Dinara Safina quando raccontava delle comparsate notturne che quel tombeur des femmes di suo fratello Marat compiva a casa sua. Spesso per sfuggire a qualche fidanzato vendicativo. Dinara era materna nel suo essere sorella: una delle tante vesti di cui si può ammantare la “fratellanza” nel tennis. Certamente Matteo Berrettini non è particolarmente paterno nei confronti del fratello Jacopo, di due anni più giovane, 507 Atp, al fianco del quale sta disputando il torneo 250 di Cagliari: ma l’alchimia fra i due, le facce, forse anche i ruoli in campo non possono non evocare quella che è stata “l’altra” coppia di fratelli targata Roma del tennis italiano: quella composta da Adriano e Claudio Panatta.
ESPERIMENTO
Adriano era il fratello maggiore e soprattutto era Adriano. Claudio ne incrociò le vicende come giocatore quando la sua carriera stava iniziando e quella di Adriano volgeva al termine. I Berrettini’s hanno età più vicine e soprattutto eguale obiettivo nello stesso periodo storico: diventare tennisti “alti”. Matteo c’è già riuscito, Jacopo ci sta lavorando. L’esperimento di Cagliari (hanno passato il primo turno e oggi a mezzogiorno scenderanno nuovamente in campo contro Loechte-Nielsen/Huey), se ripetuto potrebbe anche essere utile ad entrambi. Intanto perché la vicinanza in campo (quella umana è solida) potrebbe evitare a Jacopo la sindrome McEnroe nel senso di Patrick. Il talento meno talentuoso di famiglia che per tutta la vita cercò di scrollarsi di dosso il ruolo di “fratello di” e forse ci riuscì solo quando divenne capitano della squadra statunitense di Davis. Patrick vinse in carriera 16 titoli di doppio ma solo due in coppia con John. Uno dei quali il primo, a soli 17 anni al Wct di Richmond. Avrebbe potuto Pat godere di una carriera da singolarista migliore di quella che effettivamente visse se non avesse dovuto quotidianamente confrontarsi con l’iroso e geniale fratello? Il comporre col già affermato Matteo un soggetto agonistico tutto loro potrebbe evitare a Jacopo di cadere nel pericolosissimo loop che danneggiò, a distanza, la carriera di Pat. E fare di Matteo un campione quasi d’altri tempi.
TIM E TOM
Vengono in mente anche i fratelli Gullikson, Tim e Tom. I nomi da personaggi di cartoon non ricalcavano la reale efficacia della loro formazione in campo: a cavallo fra i ’70 e gli ’80 vinsero dieci tornei e chissà che proprio in quella prolungata e redditizia attività di doppio Tim (poi prematuramente scomparso) non abbia maturato le idee che lo portarono anni dopo a essere il principale artefice del fenomeno Sampras. Dal canto suo Tom, il meno forte dei due, potrebbe diventare un punto di riferimento per Jacopo: non raggiunse le vette della classifica mondiale ma si fece un’ottima nomea, in singolare, di ammazzagrandi: batté anche Bjorn Borg e Jimmy Connors. Mica poca cosa. Già si ode la voce: ma i fratelli Bryan? Non li vogliamo considerare? Risposta: no. Perché gli americani sono sì fratelli ma hanno compiuto una scelta: ben consci del fatto che i top players il doppio lo snobbano e che quindi la strada (e il mercato) erano aperti hanno investito tutto sul diventare leader in questo ambito.
COPPA DAVIS
I Berrettini’s hanno idee differenti sullo sviluppo della loro carriera. Però, però. Se si dovessero scoprire particolarmente efficaci ed empatici perché non immaginare per loro un futuro in Coppa Davis? Attualmente è ancora viva e vegeta (anche se non praticante) la coppia Fognini-Bolelli: il Bole ha deciso di dedicare quest’ultima parte della sua carriera esclusivamente al doppio. Ma domani e dopodomani? Sulla carta abbiamo un gran numero di elementi che possono comporre non una ma più squadre a seconda delle esigenze. E se i Berrettini’s diventassero il nostro doppio-top? Quello capace di rinverdire i fasti di Panatta e Bertolucci, che fratelli non erano ma capaci di entusiasmare una generazione sì? Chissà se Volandri ci sta pensando.

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