Malagò blinda gli Internazionali: «Devono restare a Roma»

Malagò blinda gli Internazionali: «Devono restare a Roma»
di Gianluca Cordella
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Venerdì 16 Ottobre 2015, 03:48 - Ultimo aggiornamento: 10:32

La polvere ormai è sollevata e non è quella della terra rossa del campo Centrale. Le parole del presidente della Federtennis Angelo Binaghi soffiano come una raffica di vento che squassa le paure degli appassionati di tennis romani che adesso temono di ritrovarsi, nel giro di qualche anno, orfani del torneo di casa. Gli strali contro l'amministrazione capitolina del numero uno della Fit, le minacce di trasloco a Milano e la sottolineatura che gli Internazionali «non sono di Roma ma della Federazione» hanno richiesto l'intervento del presidente del Coni Giovanni Malagò. Che parla di provocazione e non di minaccia e che mette il paletto sugli Internazionali al Foro Italico. Ma solo perché «il Comune di sicuro ha imparato la lezione». Una riedizione del «non è vero, ma ci credo» che suona come «gli Internazionali non si spostano, ma potrebbero». In sintesi: c'è sintonia assoluta tra Binaghi e Malagò, che sono anche compagni di doppio tra un impegno e l'altro.

TRA LE RIGHE
«Mi sento di escludere il trasferimento degli Internazionali da Roma a Milano, anche perché il Comune si renderà conto che è un rischio che non può correre». Malagò, parte prima dell'esegesi: il torneo resterà a Roma perché il Comune si renderà conto di essere costretto a intervenire per non innescare un disastro sportivo. «Binaghi ha perfettamente ragione quando dice che ci sono tutta una serie di disservizi durante gli Internazionali - prosegue il numero uno dello sport italiano - ma è anche vero che la lezione è stata capita e in futuro ci saranno presupposti diversi di supporto agli Internazionali». Esegesi parte seconda: rileggere l'esegesi parte prima. Anche perché, lo ricorda pure Malagò, il fatto che gli Internazionali siano di proprietà della Fit è una verità inoppugnabile e, dunque, Binaghi è libero di fare le scelte che ritiene più opportune, per quanto impopolari possano apparire. «Ci siamo parlati ed è chiaro che la sua è anche una provocazione», chiosa il presidente. E lo stesso Binaghi ha chiarito di non essere «un folle o un pazzo» e di sperare «che il torneo possa continuare a crescere al Foro Italico». Ma, sullo sfondo, c'è uno scenario - non concreto ma tecnicamente possibile - che comunque fa paura.

LO SCENARIO
Binaghi, dal canto suo, ieri è stato lontano dai riflettori. Una tranquilla giornata di impegni lavorativi, prima di volare nella sua Cagliari. La patata bollente, ormai, è nelle mani della futura amministrazione capitolina. Che, a questo punto, dovrà necessariamente prendere atto dell'ultimatum. La federazione è ferma alle promesse dell'ex assessore allo Sport Paolo Masini - citato anche da Binaghi come unico interlocutore nei suoi dieci anni alla guida della Fit - che a maggio, intervistato dal Messaggero, aveva promesso maxischermi a Piazza del Popolo per trasmettere i match e sorteggi dei tabelloni al Colosseo («Sovrintendenza permettendo», aveva aggiunto). Già, perché l'affondo di Binaghi non è cosa di questi giorni, quanto, piuttosto, una lunga crociata che al termine degli Internazionali 2015 aveva vissuto il suo penultimo atto, con uno sfogo molto simile a quello di due giorni fa. E da Piazza del Popolo e dal Colosseo è ripartito Binaghi per l'edizione 2016 con la lettera spedita al Comune giorni fa. L'amministrazione locale, sulla questione, fa filtrare che in effetti nel merito deve esprimersi la Sovrintendenza. La palla, insomma, viaggia da una parte all'altra della rete senza dimenticare che in questo scontro tra Federtennis e Comune, come in un vero match di tennis, il pareggio non è un risultato contemplato.