Matematica, libri ed Ac/Dc: così la Swiatek sta conquistando Parigi

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Gianluca Cordella
Iga Swiatek

Parigi dev’essere esaltante, se vissuta a 19 anni. Chiedere a Jannik Sinner che in campo si è esaltato, eccome, in questa edizione del Roland Garros. Ma mentre il talento dell’azzurro si arrendeva alla logica brutale di Rafa Nadal nei quarti di finale, c’era una sua coetanea che, nello stesso giorno, finiva nei giornali italiani come la “cattiva” che aveva spezzato il sogno della nostra Martina Trevisan. Iga Swiatek, però, cattiva non lo è affatto. È anzi una ragazzina simpatica, quadrata e sorridente. Che domani a Parigi si giocherà, contro Sofia Kenin, il suo primo titolo in un torneo del Grande Slam.

 

CATERPILLAR
Iga sorride incredula (anche se nessuno ci credeva più di lei) e poi scherza con il pubblico parigino portando le mani alle orecchie. Della serie: siete in pochi, ok, ma fatevi sentire. Ha appena battuto l’argentina Nadia Podoroska, altra favola, dalle qualificazioni fino alla semifinale di un Major. Anzi, l’ha travolta. Come del resto ha fatto con tutte le avversarie affrontate dall’inizio del torneo. Predente fiato: 6-1 6-2 a Marketa Vondrousova, finalista un anno fa; 6-1 6-4 a Su-Wei Hsieh che, come documentato sui social da apposita combo fotografica, dieci anni fa scherzava con una giovane raccattapalle e la settimana scorsa da quella ballgirl un po’ cresciuta viene portata a lezione di tennis; 6-3 6-2 alla rediviva Eugenie Bouchard, e qui ci vorrebbe un’enciclopedia a parte solo per Genie; 6-1 6-2 alla numero 2 del mondo Simona Halep; 6-3 6-1 alla nostra Trevisan e, infine, 6-2 6-1, ieri, alla Podoroska. In totale fanno 23 game appena concessi alle avversarie in 6 match, meno di 4 a partita, di media. Ha passato in campo 7 ore, un’ora e dieci a incontro. Un dominio che scomoda paragoni importanti. 

 

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CORSI E RICORSI
Da Varsavia a Parigi, per sorprendere il mondo. La missione della Swiatek si rivela nel luogo del misfatto. Un anno fa, alla prima partecipazione parigina, da campionessa in carica di Wimbledon Juniores 2018, riuscì a passare ben tre turni, prima di trovarsi di fronte - guarda un po’ - Simona Halep. Campionessa in carica che non si fa intenerire dalla voglia di sognare della sua giovane avversaria e la rispedisce sotto la doccia in tre quarti d’ora con un 6-1 6-0 eloquente. Se non lo ricordate, tornate indietro di qualche riga e rileggete com’è finita la sfida, esattamente un anno dopo. La crescita di Iga nell’ultimo anno è stata esponenziale, al netto, peraltro, dei tanti mesi di inattività dovuti al lockdown. Merito anche di Daria Abramowicz, la psicologa che la segue dalla primavera del 2019. Non una mental coach alla Matteo Berrettini o un motivatore/santone come il “Pepe” Imaz di Novak Djokovic. Proprio, una psicologa. «Mi ha reso più intelligente - confessa Iga - La vera forza nel tennis è quella mentale. Tutti possono giocare ad alti livelli, quelli che reggono la pressione diventano i migliori». E lei, insomma, sembra reggerla benino. Al punto da aver incominciato a giocare a tennis solo perché in famiglia la racchetta era affare della sorella maggiore e lei, vagamente competitiva, voleva dimostrare ai suoi di poterla battere. Ma più probabilmente l’attitudine alla gestione dello stress è merito di quella passione per la matematica che le dà una visione più razionale della vita. O dei tanti libri letti, che, si sa, aprono la mente a prescindere. O, infine, di quell’amore per la musica rock datata, assorbita nelle trasferte giovanili in auto con in tecnici federali. Se una entra in campo con “Thunderstruck” degli Ac/Dc sparata nella cuffie quasi quasi non ha nemmeno bisogno di riscaldarsi.

Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre, 16:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA