Pietrangeli: «Djokovic ha mentito a tutti e non è un bell'esempio»

Pietrangeli: «Djokovic ha mentito a tutti e non è un bell'esempio»
di Andrea Sorrentino
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Sabato 15 Gennaio 2022, 00:49

Nicola Pietrangeli, come giudica il pasticcio-Djokovic?
«Brutta storia. Non ce l’ho con lui, ma ha fatto una figuraccia. È un terribile colpo per la sua immagine. Si è fatto acchiappare con le mani nella marmellata. Ha mentito su una questione molto seria, poi l’hanno smascherato e adesso dice che ha fatto uno sbaglio umano… ma che vuol dire? Intanto, se sei il numero uno al mondo in qualsiasi campo, tanto umano non sei, diciamo che sei già un fuoriquota. E a qualsiasi gioco o mestiere, i migliori devono dare l’esempio, mica fare come gli pare».
Come ne uscirà?
«Magari adesso si cospargerà il capo di cenere, farà la vittima. Ma anche gli altri giocatori lo hanno criticato. Insegue il ventunesimo Slam, ma se devi mettere a rischio la salute pubblica non va bene, non piaci a nessuno».
 

Djokovic è un tipo particolare, forse il successo gli ha dato alla testa…
«Ma che problemi ha, scusi? Avrà 500 milioni in banca, è il re della Serbia… Se parli a un minatore di queste cose, ti viene a menare. La verità è che le leggi bisogna seguirle. In Australia, poi, ci tengono moltissimo, lì se ti chiami Djokovic o Giovannetti è uguale. Poi si sono incrociati tanti interessi: quelli politici, con le beghe tra il governo centrale e quello dello stato di Victoria, e quelli economici, perché un torneo senza Djokovic fa entrare meno denaro. Il problema sono sempre i soldi: lo sport è diventato solo una macchina per produrli. Prima si parla di soldi, poi forse viene lo sport. E’ un mondo dominato dal denaro e senza memoria: infatti è un mondo di m...»
Il vincitore degli Australian Open riceverà un assegno da 2,8 milioni di euro: ammetta, lei parla per invidia.
«Nel 1959, per la vittoria al Roland Garros, mi diedero una coppa (piccola, perché quella grande se la tenevano loro), una medaglia e 150 dollari. Lo racconto, e c’è chi non mi crede».
Ma cosa vuole che conti il passato, Nicola?
«A volte mi chiamano dei giovani giornalisti e mi parlano di ‘era moderna’ del tennis: io butto giù il telefono. Ma quale era moderna o antica. Lo sport è sempre lo stesso, cambiano solo i materiali. A Wimbledon vanno 16 mila persone adesso e ci andavano 60 anni fa. Bartali e Coppi andavano in bicicletta come ora, il calcio vinceva ai Mondiali pure nel ‘34 e nel ‘38. Ci vuole rispetto. Studiate il passato, perché tutto nasce da lì. I tennisti milionari di adesso devono la loro ricchezza a noi, a quelli che sono venuti prima. Se ne rendono conto, forse?».

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