Djokovic, il sogno Grande Slam va in frantumi: Medvedev conquista gli Us Open

Djokovic, il sogno Slam va in frantumi: Medvedev conquista gli Us Open
di Vincenzo Martucci
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Lunedì 13 Settembre 2021, 07:30

La legge del Grande Slam colpisce anche Novak Djokovic. Come era già successo a Jack Crawford nel 1933 e a Lew Hoad nel 1956, anche il campione serbo si arena sul più bello: dopo aver conquistato i primi tre Majors della stagione, cede in finale a Daniil Medvedev nell’ultima tappa, a New York, contro un avversario che non è un fenomeno come Fred Perry o Ken Rosewall come allora, ma è un campione, è numero 2 del mondo e puntava legittimamente al primo trionfo Slam dopo aver fallito nel 2019 proprio a New York (contro Nadal) e a febbraio agli Australian Open (contro Djokovic). Il gigante russo dal tennis poco ortodosso ma efficace deve ringraziare Matteo Berrettini e Sascha Zverev che hanno sfiancato di testa e di fisico il 34enne serbo. Anche se i suoi meriti sono notevoli, così come evidenti sono i progressi tecnici e caratteriali. La sua affermazione è quindi legittima anche se inattesa almeno nella forma contro il dominatore della stagione che sembrava dovesse approfittare degli acciacchi di Roger Federer e Rafa Nadal, e superarli nei 20 Majors-record, che hanno in comune. Ma soprattutto nel chiedere il Grande Slam e ricevere lo scettro di più grande di sempre proprio da Rod Laver - l’unico che ci sia riuscito due volte nel ’62 e ’69 - in tribuna.

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LA SORPRESA
Pronti, via: e c’è il colpo di scena. Djokovic parte lento dai blocchi, subisce gli scambi lunghi e profondi di Medvedev e concede la battuta con tre errori consecutivi, due di dritto, il colpo che meglio gli ha funzionato nelle prime sei partite di questi US Open. Il campione di gomma ha le gambe dure per essere rimasto in campo 17 ore 26 minuti contro le 11 e 51 dell’avversario, che già è più giovane di nove anni, oppure anche il re di 20 Slam accusa la tensione davanti al traguardo più prestigioso? Di certo Daniil non l’aiuta: ottenuto il break, più che far ricorso alle lunghe trame da fondocampo, e quindi ai colpi sbilenchi ma efficacissimi con le lunghe leve e le braccia snodate, il russo si concentra sui propri turni di servizio e diventa intoccabile. Concede appena 3 punti in 5 games di battuta, li suggella con 8 ace e il 100% di punti con la prima, e chiude il primo set per 6-4.
Novak, che non riesce a trovare il ritmo da fondo e nemmeno le sue diagonali, si butta infatti a rete più spesso del solito. Dopo un’ora, sembra sciogliersi: anche se Medvedev resiste a un punto di 27 scambi, arriva alla prima palla-break, ma una musica che scatta all’improvviso costringe l’arbitro a chiamare un let e far giocare la prima di servizio al russo che si salva. E, quando annulla anche una seconda palla-break, Djokovic prima mima di smanacciare con violenza la palla e, quando il russo pizzica la riga, distrugge la racchetta subendo l’ammonizione e il 2-2. Con la testa non c’è più: accusa il break del 3-2 che non riesce più a recuperare. Perché Medvedev torna implacabile al servizio, chiude il secondo set per 6-4, strappa subito il servizio d’inizio terzo set e poi firma il 6-4 definitivo. Malgrado lo scorrettissimo pubblico di New York lo spinga a due doppi falli di fila e a cedere il servizio. E lo disturbi.

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