Djokovic, appuntamento con la storia: «E' come se fosse l'ultima partita»

Djokovic, appuntamento con la storia: «E' come se fosse l'ultima partita»
di Vincenzo Martucci
3 Minuti di Lettura
Domenica 12 Settembre 2021, 07:30

Per una volta, Sascha Zverev ha ricevuto solidarietà e apprezzamenti da tutti. Il tedesco protervo ha lottato e ha tenuto testa di forza e di rabbia al super-eroe di gomma Novak Djokovic, che a tratti è sembrato imperforabile; ha vinto il primo set contro il numero 1 del mondo ma non s’è inabissato dopo il secondo parziale perso, mentre Nole I di Serbia era diventato un muro implacabile; ha dato battaglia e con un vincente di dritto ha salvato un set point dopo uno scambio di 53 colpi che il pubblico dell’Arthur Ashe Stadium ha vissuto in apnea senza evitare il 6-4 2-6 4-6; in un’atmosferica sempre più elettrica il penultimo contendente del Grande Slam di “Novak il terribile” ha tolto delle mani il quarto set al campione di gomma di Belgrado per 6-4; il neo campione olimpico di Tokyo (sgambettando proprio Djokovic) è crollato 0-5, ma è risalito ancora fino al 2-5, ha pure sfiorato il 3-5, prima di cedere per 6-2 ed abbracciare a rete il vincitore sussurrandogli quello che avrebbe gridato al mondo: «Domenica vincerà gli Us Open, scavalcherà con 21 Majors Federer e Nadal, e chiuderà il Grande Slam. E’ lui il GOAT». L’acronimo di Greatest Of All Time, “il più grande di tutti i tempi” è la benzina di cui si alimenta Djokovic per andare oltre i Fab Four: dal Roland Garros 2005, almeno uno fra lui, Federer, Nadal o Murray, ha partecipato a 64 finali Slam su 66. «Giocherò questo match come se fosse l’ultimo della carriera», promette al numero 2 del mondo, Daniil Medvedev, che ha battuto a febbraio nella finale degli Australian Open. «Ma il lavoro non è fatto, come disse Kobe Bryant sul 3-1 di una finale per l’anello NBA. Perché dovrei essere felice? L’eccitazione è lì, come la motivazione, più che mai, ma ho un’altra partita da vincere». Memore degli scivoloni sotto il traguardo di New York di Jack Crawford nel ’33 e di Lew Hoad nel ’56, ma Medvedev vale i guastafeste di allora, Fred Perry e Ken Rosewall?

UN MOSTRO DI BRAVURA
Roger e Rafa hanno creato un mostro: Nole ha aperto la collezione Majors agli Australian Open 2008, ne ha firmati tre stagionali su quattro già nel 2011 e 2015 ma, dal 2018, dopo i guai al gomito e la crisi mistica, ha approfittato del calo dei soliti noti e ha vinto 8 Slam su 15, prima di questa indimenticabile domenica 12 settembre 2021. Zverev, che ha dieci anni di meno del 34enne Djokovic, ammette che, mentalmente, preferirebbe vivere quei momenti contro chiunque altro perché sulle palle-break Nole gioca e serve meglio di tutti. «Per farsi una reputazione così ci vuole un sacco di tempo. Devi vincere salvando dei match point, ci impieghi anni per costruirti l’aura di chi ha uno spirito immortale, che è vivo fino all’ultimo scatto e può sempre cambiare le cose in extremis. Sono contento che gli avversari mi pensino in questo modo: voglio che si sentano sotto una estrema pressione, soprattutto negli Slam». Parola di re.

© RIPRODUZIONE RISERVATA