Berrettini, L’amico Massari: «Nelle difficoltà diventa più forte»

Berrettini, L’amico Massari: «Nelle difficoltà diventa più forte»
di Vincenzo Martucci
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Sabato 10 Luglio 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 11 Luglio, 14:36

Matteo, il fenomeno normale che stimola emulazione». Il mental coach Stefano Massari che segue Berrettini da nove anni, è entusiasta. 
Stefano Massari, da mental coach, qual è la parola chiave del suo allievo Berrettini a Wimbledon?
«Grande consapevolezza. Contro Aliassime, quando è mancato di tennis, ha reagito e ha vinto, contro Hurkacz è stato monolitico nell’atteggiamento, ha alzato il livello del gioco e ha reagito dopo il terzo set».
Matteo è più forte della semifinale degli US Open 2019, pur con il virus e l’infortunio ai pettorali. 
«Proprio nelle estreme difficoltà dimostra il suo grande spessore perché non le vede come un limite, un ostacolo, ma ci si tuffa dentro, le vive e ne esce ogni volta più forte. Ogni volta che cade si rialza e riparte meglio di prima. Sa affrontare il dolore fisico e la fatica, e sa farlo con perseveranza, senza aspettarsi subito il risultato. Perché è anche umile. Così ha superato anche la catastrofe della sconfitta di due anni fa a Wimbledon contro Federer».
Dopo nove anni, Matteo è cliente, paziente o amico?
«Amico, amico. Di lui apprezzo tanto anche lo stimolo che dà a tutti noi del gruppo di lavoro che gli ha creato attorno Vincenzo Santopadre nella sua visione, nella sua lungimiranza non solo tecnica. Il suo esempio spinge tutti noi a fare sempre di più».
Berrettini è il traino anche del Rinascimento del tennis italiano tutto.
«E’ d’ispirazione perché è normale, non è un campione alla John McEnroe, ma è un rompighiaccio che ha stimolato Sonego, Sinner, Musetti e quelli che verranno».
Che impressione ha avuto da Matteo quando l’ha conosciuto, nove anni fa?
«Mi fece subito percepire una straordinaria profondità di pensiero per un ragazzino di 17 anni, parlò quasi solo lui e non di tennis. Da quel ragazzo che tirava soprattutto forte il servizio siamo arrivati a un fenomeno».
Quale è stata la visione di Santopadre con Berrettini?
«All’inizio Matteo faticava ad assorbire le sconfitte e non viveva le partite con vera soddisfazione. Vincenzo gli ha inculcato il piacere del lavoro e la soddisfazione del gioco».
A Wimbledon, Berrettini si sta dimostratndo anche freddo.
«Perché accetta le tensioni, sa che non può eliminarle, per cui le assorbe. Giovedì sera gli ho detto. “Ti auguro di avvertire la pressione e di aver paura, sarebbe un peccato che non le sentissi”. E in partita ho visto il lavoro che abbiamo fatto negli anni, a confermare che siamo davanti a un giocatore e un uomo normale che sa capire e vivere le situazioni straordinarie».
Normalità è anche una bella famiglia unita, una fidanzata dal viso acqua e sapone.
«I genitori si impegnano a essere sempre migliori. Come Ajla: magari sarebbe arrivata lo stesso ai quarti ma la vicinanza di Matteo ha fatto bene al suo tennis. Lui stimola emulazione».

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