Invasione di tifosi al villaggio del terzo
tempo: la sfida dei canti all'Olimpico

Martin Castrogiovanni al villaggio del Terzo tempo
di Christian Marchetti
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Mercoledì 19 Febbraio 2014, 17:19 - Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio, 00:12

Se siete ancora convinti che lo spettacolo arrivi esclusivamente dalle squadre in campo non avete ancora compreso cosa significhi Sei Nazioni. Non solo: fareste torto a ben 65.000 spettatori, quelli che domani dalla mattina alla sera affolleranno l'Olimpico e il Foro italico per Italia-Scozia. Tanti sono infatti i tagliandi staccati finora dalla biglietteria della federugby che, tra l'altro, registra anche il tutto esaurito nell'area corporate hospitality, allestita nei saloni dello stadio, sia per la gara di sabato valevole per la terza giornata del Sei Nazioni 2014 sia per la sfida tra gli uomini di Jacques Brunel e l'Inghilterra.

CANTI

Il Sei Nazioni, però, è uno spettacolo anche per le orecchie. Gli irlandesi che intonano “Ireland's Call”, l'inno non ufficiale dell'Irlanda unita; oppure i gallesi che urlano al cielo lo splendido “Land of my fathers”; oppure le cornamuse scozzesi nella sacralità di Murrayfield e le trombe a mo' di carica a Saint Denis per sostenere la Francia. E ancora gli inglesi: la loro nazionale è in difficoltà o, buon per loro, domina? Dal tempio di Twickenham si levano le note di “Swing low, sweet chariot”.

Non che gli italiani siano da meno, per carità. Anzi, quando si assiste all'esplosione spontanea di “Fratelli d'Italia” dagli spalti gremiti dell'Olimpico sembra una bellissima festa nazionale fuori ordinanza.

Con grande senso di ospitalità, poi, quest'anno gli onori di casa li farà la più grande banda por cornamuse e tamburi mai allestita in Italia. Attorno alla storica City of Rome Pipe Band si sono aggregate la Bergamo Orobian e la Bazzano Castle Pipe Band: in tutto 40 cornamuse e 10 tamburi. Più che all'Olimpico sembrerà di essere al Castello di Edimburgo.

Il responsabile Area Eventi della Federazione Italiana Rugby Pier Luigi Bernabò, la spiega così: «vogliamo compiere un passo ulteriore sul piano del coinvolgimento degli spettatori. Vogliamo far cantare il pubblico, lavorare su una partecipazione attraverso il canto come avviene in altri

stadi mitici del Sei Nazioni».

MUSICA

Come già avvenuto lo scorso 23 novembre per il test match tra Italia e Argentina, anche per i due match casalinghi degli azzurri nel Championship sarà l'orchestra La Frustica ad animare le giornate. I musicisti entreranno in vari settori dell'Olimpico per offrire uno spettacolo non certo consueto dalle nostre parti. E, da lì, trascineranno il pubblico. Ma la domanda è: cosa canteranno i tifosi italiani? «E qui entrano in ballo i social network, che i supporter utilizzeranno per inviarci i loro suggerimenti».

UNA APP PER LE STATISTICHE

E se dentro lo stadio si cercherà di creare un'atmosfera tradizionale, tipicamente da Sei Nazioni, nel parco del Foro Italico tornerà il “Terzo Tempo Peroni Village”, l'area che prima e dopo i due eventi sarà come al solito popolata di tifosi che intanto potranno ripassare le statistiche e le cifre di tutti i match del Torneo grazie all'app di Accenture aggiornata dai migliori esperti e scaricabile gratuitamente.

Al villaggio, si sa, si mangia, soprattutto si beve (responsabilmente) e si fa festa con gli spettacoli allestiti per l'occasione. E quest'anno, come sempre quando viene a farci visita la nazionale scozzese, sarà una sfilata di kilt, il gonnellino degli Highlanders che prima e dopo i match del Sei Nazioni fanno la loro comparsa anche sulle gambe dei tifosi nostrani.

SFIDA CULINARIA

Stavolta ci sarà persino una gara culinaria, intitolata "I Buoni Bocconi Chiamano Peroni", richiamando un vecchio Carosello, e gestita da Gabriele Rubini in arte Chef Rubio, primo testimonial della squadra voluta dall'emittente DMax per coprire l'evento.

Numerose saranno poi le attivazioni degli sponsor che richiameranno gli appassionati di tutte le età sin dal mattino quando, cioè, allo Stadio dei Marmi si terrà l'immancabile concentramento di minirugby.

LA MOSTRA

Anzi, per il minirugby, sarà festa doppia grazie alla mostra "I miei primi 40 anni" con cui la Fir festeggia il rugby educativo. Una lunga carrellata di foto e materiali didattici in memoria del pionieri del rugby spiegato ai bambini, Tonino De Juliis, a cura di Luca Raviele e Giuliano D'Ambrosio.

Il resto sarà regno delle #faccedarugby, ossia coloro che sui canali Facebook e Twitter federali offrono la propria passione ovale attraverso foto e video.

L'ASTRONAUTA

E a proposito di foto, di ritorno da Sanremo dove ha fatto vedere di nuovi i suoi magnifici scatti dallo spazio, ecco in tribuna il grande appassionato di rugby Luca Parmitano, l'astronauta che in novembre diede il via, dalla stazione spaziale, al test match di Torino tra Italia e Australia (vedi il video).

BUSINESS

«Rispetto alle ultime due edizioni - continua Bernabò - abbiamo deciso di non cambiare l'impostazione del villaggio, allestito con la grande collaborazione di Coni Servizi. Primo, perché “squadra che vince non si cambia”; secondo, perché la gente deve sentirsi a casa».

Nel frattempo, il tutto esaurito dell'area hospitality fa riflettere sul giro d'affari che interessa il versante italiano del Six Nations. Si calcola infatti che degli oltre 40 milioni di euro annui di entrate federali più del 90% venga dagli sponsor legati alla Fir principalmente per il torneo.

«Il Sei Nazioni è il “core business” della Fir – conferma Bernabò – nonché grandissimo elemento di attrattiva verso i nostri sostenitori».

Ancora: l'indotto per Roma vale venti milioni a torneo, anche perché i tifosi del rugby spendono 7 volte più di un supporter del calcio. Comunque sia, incassi da nababbi o no, la componente “tradizione” resta preponderante. Sia che si canti a squarciagola allo stadio, sia che si segua la propria passione attraverso i nuovi media.