Sei Nazioni, l'Italia non spaventa la Scozia: 33-20 a Murrayfield

Sabato 2 Febbraio 2019 di Paolo Ricci Bitti

dal nostro inviato
EDIMBURGO
  In effetti, se non avete visto la partita, potrebbe pure scapparvi un Accipicchia, mica male questo 33-20 rimediato dall'Italia a Murrayfield contro la 7a squadra al mondo; mica male arrivare al the sul 12-3; lusinghiere le 3 mete azzurre contro le 5 degli Highlanders candidati persino a vincere il ventesimo Sei Nazioni. E invece, sotto il sole gelido e a tratti abbacinante di Edimburgo, l'Italia ha brillato ben poco trovando l'orgoglio di non naufragare del tutto solo quando il match era morto e sepolto. Il tabellone davanti ai 67mila fedeli del tempio riportava un lapidario 33-3 già al 61' e il fatto che gli scozzesi si siano poi fatti infilare tre volte in 7 minuti da Palazzani, Padovani ed Esposito la principessa Anna d'Inghilterra in tribuna non ha gradito - non fa che rafforzare il rammarico per la 18a sconfitta di fila (record) nel Torneo. La Scozia, insomma, si è rivelata assai meno forte del previsto, ma l'Italia non è stata in grado di approfittarne, zavorrata dagli atavici problemi di gestione del possesso e dalle palle perse (almeno 6, più 3 mischie) e donate a fulmini come Kinghorn (3 mete).
IL VIRUS
Perdere così fa ancora più male anche se nel dopo partita è emerso un segreto custodito con cura dallo staff azzurro: in pratica tutti i trequarti, a cominciare da Morisi e Castello, sono stati colpiti nei giorni scorsi da un forte virus intestinale e solo alla vigilia del match il ct O'Shea ha potuto lanciare un faticoso contrappello confermando la formazione. L'unico non contagiato fra la cavalleria leggera è stato il mediano di mischia Tebaldi, colpito però da un colpo della strega durante il riscaldamento prematch: fuori lui e dentro Palazzani, il quarto nella gerarchia azzurra in questo fondamentale ruolo.
NESSUNA SCUSA
«Sia chiaro hanno poi detto O'Shea e il capitano Parisse che non cerchiamo alcuna scusa, ci mancherebbe, in campo abbiamo sbagliato tanto, ma vogliamo solo ricordare che abbiamo attraversato una settimana difficile». I due non hanno neppure rimarcato che una delle mete scozzesi, la terza, quella che ha rotto il match, non è stata proprio marcata da Hogg e che l'arbitro inglese Pearce non ha sventolato un matematico giallo davanti a McInally per una testata vigliacca alla schiena di Budd a inizio ripresa. Fa niente: i limiti azzurri ieri sono stati di nuovo evidenziati: dalla macchinosità della manovra alla panchina limitata e consolano poco le conferme che anche in mezzo a tanta sofferenza Parisse, Ghiraldini e Campagnaro siano sempre una spanna più in alto.

 

I turno. Francia-Galles 19-24; Irlanda-Inghilterra 20-32. 

Classifica: Scozia e Inghilterra 5; Galles 4; Francia 1; Irlanda e Italia 0. 

II turno. 9 febbraio Scozia-Irlanda ore 15.25, Italia-Galles ore 17.45; 10 febbraio Inghilterra-Francia ore 16.

Scozia-Italia 33-20 (12-3)

Marcatori: p.t. 9’ c.p. Allan (0-3), 12’ m. Kinghorn (5-3); 21’ m. Kinghorn tr. Laidlaw (12-3); s.t. 47’ m. Hogg tr. Laidlaw (19-3); 55’ m. Kinghorn tr. Laidlaw; 62’ m. Harris tr. Russell (33-3); 70 ‘ m. Palazzani tr. Allan (33-10); 74’ m Padovani (33-15); 78’ Esposito (33-20)

Scozia: Hogg; Seymour, Jones (58’ Harris), Johnson, Kinghorn; Russell, Laidlaw (cap) (58’ Price); Wilson (71’ Graham), Ritchie, Skinner (14’ Strauss); Gilchrist, Toolis; Nel (50’ Berghan), McInally (63’ Kerr), Dell (58’ Bhatti)
a disposizione non entrati:  Hastings
all.Townsend
Italia: Hayward; Esposito, Morisi, Castello (49’ Padovani), Campagnaro; Allan (26’-35’ McKinley) (71’ McKinley), Palazzani; Parisse (cap), Steyn, Negri (59’ Tuivaiti); Budd (51’ Ruzza), Sisi; Ferrari (63’ Pasquali), Ghiraldini (59’ Bigi), Lovotti (51’ Traorè)
all.O’Shea
arb.Pearce (Inghilterra)

Cartellini: al 70’ giallo a Berghan (Scozia)

Calciatori: Allan (Italia) 2/2, Laidlaw (Scozia) 2/3; Russell (Scozia) 1/1; McKinley (Italia) 0/1; Esposito (0/1)

Note: Italia con il lutto al braccio in memoria di Pete Gleeson, padre di Dean Budd scomparso la settimana scorsa in Nuova Zelanda.

Punti conquistati in classifica: Scozia 5; Italia 0

Man of the match: Kinghorn (Scozia)

LA PRESENTAZIONE
​​«Se baratterei la mia carriera con due vittorie in questo mio ultimo Sei Nazioni? Allora – dice Sergio Parisse - ancora non mi conoscete bene, perché la baratterei sì, ma per la vittoria dell’intero Sei Nazioni. Non mi sono mai accontentato, mai, e sono certo che prima o poi l’Italia il Torneo lo vincerà davvero. Quel giorno sarò molto orgoglioso di aver dato il mio contributo alla crescita del nostro rugby».

Brillano sotto il sole ghiacciato di Edimburgo gli occhi del 35enne capitano azzurro alla vigilia del debutto nel ventesimo Sei Nazioni. Dopo i Mondiali in autunno in Giappone smetterà di giocare.

L’idea del baratto gli piace e lui, unico azzurro che potrebbe giocare in ogni nazionale, All Blacks compresi (detto dagli stessi All Blacks) è pronto a mettere sulla bilancia un patrimonio senza uguali che è già leggenda nel mondo molto anglosassone del rugby innamorato e rispettoso delle cifre, perché ogni numero racconta una storia.

Oggi il leader azzurro raggiunge quota 135 presenze in nazionale (nuovo record italiano) ma soprattutto sorpassa Brian O’Driscoll e le sue 65 partite (dal 2003) nel Sei Nazioni, un torneo dalle origini a dir poco remote visto che bisogna risalire fino al 1883. O’Driscoll, accorciato in Bod per fare sobriamente rima con God (Dio), è venerato in Irlanda più di San Patrizio, ma deve cedere il trono a un italiano. «Gioco in Francia da tanti anni – dice ancora il capitano anche dello Stade Francais – e tanti giornalisti britannici mi hanno cercato in questa vigilia: credetemi, la stima che all’estero hanno dell’Italia continua a crescere a dispetto delle nostre sconfitte in serie. Sono il primo a soffrire per questi ko e a capire la dissonanza avvertibile fra i nostri insuccessi in serie (17 di fila) e l’affermazione che, grazie a O’Shea, la nazionale gioca sempre meglio e che la qualità degli azzurri aumenta, ma chi conosce il rugby sa che non mento».


 

ESORDIO PER SISI
Già, a Parisse credono intanto le migliaia di fedeli italiani calati anche in questa occasione a Edimburgo luccicante nel gelo: è qui che nel 2015, una vita fa, gli azzurri alzarono per l’ultima volta le braccia al cielomentre il vento portava via il suono melanconico delle cornamuse di Murrayfield.

Poi solo pianto e stridor di denti nel Sei Nazioni: gli azzurri, ventenni ultimi arrivati nel trisecolare Torneo, in cui oggi debutta lo sponsor italiano Cattolica Assicurazioni, migliorano, ma scoprono che c’è sempre una vetta più alta dietro a quella che hanno appena scalato.

Oggi per gli allibratori – come al solito - perderemo e di almeno 12 punti, ma O’Shea, come Parisse, ha ripetuto di contemplare solo l’ipotesi della vittoria azzurra nonostante la Scozia si sia issata al 7° posto nel ranking mondiale rispetto al 15° dell’Italia. Il ct lancia in seconda linea il ragazzone David Sisi, 25 anni, con nonni di Pistoia e Frosinone, cresciuto (molto e bene) in Inghilterra e sposta l’estroso e grintoso Campagnaro all’ala. Il piano è di restare sempre a tiro degli scozzesi che, fortissimi, amano rischiare oltre ogni limite. Di più, speriamo. 

Sei Nazioni - Primo turno  (dirette DMax)
venerdì 1° febbraio Francia-Galles 19-24 La cronaca

Scozia-Italia 
Sabato 2 febbraio Murrayfield, Edimburgo, ore 15.15 (ora italiana, diretta DMax, canale 52, collegamento dalle 14.35 con Rugby Social Club) 

Sabato 2  febbraio Irlanda-Inghilterra ore 17.45 (DMax) LA DIRETTA

 

Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio, 18:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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