Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Dal Sei Nazioni ai Giochi, assi olimpici in arrivo a Roma, l'epopea ovale si rinnova a quasi 100 anni dall'ultimo appuntamento

Dal Sei Nazioni ai Giochi, assi olimpici in arrivo a Roma, l'epopea ovale si rinnova a quasi 100 anni dall'ultimo appuntamento
di Piero Mei
4 Minuti di Lettura
Sabato 13 Febbraio 2016, 21:29 - Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio, 10:31

Avviso ai naviganti (ma “qui custodies custodes?” come  dicevamo ai tempi di Roma antica): gli appassionati del  rugby potranno entrare gratis, in due, senza  discriminazione di sesso, in molti dei musei di Roma in  occasione delle prossime partite del Sei Nazioni. Tra  questi luoghi di cultura proposti ai muscolari dello  sport, o almeno a chi per tanto e troppo tempo li ha  ritenuti soltanto qualitativi in questo, c'è pure la  casa della Venere Capitolina: beh, non c'è bisogno di  metterla in scatola, coprire lei di compensato e noi di  ridicolo, anche se tra i visitatori inglesi e scozzesi  ci fossero d'altra fede.

FORO ITALICO
E' una bella iniziativa mandare a braccetto sport e  cultura e del resto, quanto al nudo, non è che per  pruderie staremo a coprire tutti i mosaici scoperti che  ornano il Foro Italico e contribuiscono a farne quel  luogo unico che è e che come tale è conosciuto e  riconosciuto in tutto il mondo, il jolly per la  candidatura olimpica del 2024 e per quella per i  mondiali di rugby del 2023. Olimpiadi, già: il rugby ci torna quest'anno nella sua  versione tascabile a 7. Manca da quasi un secolo, 1924,  Parigi, vittoria degli statunitensi che poi devono aver  mollato la presa, visto che stelle e strisce non fanno  parte del cielo della palla ovale.

Ci sono almeno un  paio di curiosità legate a questa presenza olimpica del  rugby, nel passato. E ancora ce ne saranno a Rio. Per quel che riguarda il passato il primo torneo, che  come l'ultimo si svolse a Parigi, date 1900 e 1924, vi  parteciparono soltanto tre squadre, più o meno di club,  che furono poi etichettate come Francia, Gran Bretagna e  Inghilterra che si classificarono nell'ordine, con i  francesi a proporre anche il primo medaglista nero della  storia olimpica, il nativo haitiano Constantin Henriquez  de Zubiera. Francia protagonista anche nell'ultima edizione, sempre  a tre squadre, con i transalpini strapazzati in finale  dagli americani, dopo che entrambe le finaliste avevano  fatto polpette della Romania.

E' ironico che proprio il  rugby, che oggi viene identificato con lo “sport più  sport”, il terzo tempo e così via di retorica, che è  anche e spesso realtà, sia stato protagonista, invece,  in quell'occasione parigina di un finale “calcistico”:  pubblico inferocito, feriti in campo, inni nazionali  fischiati, squadra vincitrice premiata sotto la scorta  della polizia e messa in sicurezza con la presenza  agitata dei manganelli. Il ritorno olimpico a Rio, a parte la versione tascabile  del 7 invece che 15, proporrà anche altre interessanti  vicende. Il rugby dell'altro emisfero, quello migliore,  ha deciso, forse spinto dalla necessità mediatica di  creare un Dream team sulla traccia dell'Nba, di  convocare pure giocatori del rugby maggiore, più noti al  pubblico.

Così gli All Blacks porteranno, almeno in  ritiro preolimpico a fini di selezione, sei dei campioni  del mondo della Nuova Zelanda; un numero analogo di  protagonisti della palla ovale saranno chiamati sia  dagli Springboks sudafricani che dall'Australia.  L'Inghilterra, forse perché ne ha molti meno ma anche  perché la nuova strada è quella del Team Gbr, metterà  insieme atleti di Inghilterra, Scozia e Galles, in una  reunion politico-territoriale già vista a Londra 2012 e  ripudiata dal calcio che preferisce lavorare su quattro  nazioni (alle tre citate s'aggiunge l'Irlanda del Nord)  anziché su una squadra politicamente corretta. L'Irlanda  del Nord non è compresa ai Giochi giacché nel rugby, da  tempo, l'isola verde è tutt'una fra Dublino e Belfast.

ROMANA E UNICA

Ci sarà modo, dunque, di vedere all'opera, all'Olimpico  di Roma, possibili protagonisti dell'Olimpiade di Rio,  giacché saranno ospiti dell'Italia l'Inghilterra e la  Scozia. Italiani no: a Rio l'Italia non sarà presente né  nel torneo maschile né in quello femminile. Quindi è  esclusa la consueta ipotesi di uscire “sconfitti a testa  alta” che è spesso il mantra del nostro rugby che è  probabilmente l'ultimo dei grandi e il primo dei  piccoli. La consolazione italiana per Rio 2016 è una  ragazza di 22 anni, Maria Beatrice Benvenuti, romana, il  più giovane arbitro internazionale, la quale sarà in  grado di dimostrare come si sappiano far rigare dritti  quei giganti, quegli “energumeni”, come è attribuito  dicesse Oscar Wilde, per tenere lontani dal centro della  città il rugby è, ipse dixit, una buona scusa. Naturalmente era solo una battuta di spirito. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA