COVID

Rugby, Lazio 1927 e Fiamme Oro in campo dopo il lockdown nel nuovo Top 10, i biancocelesti sbarcano a Tor di Quinto con il vivaio

Sabato 12 Settembre 2020 di Paolo Ricci Bitti
Rugby, Lazio 1927 e Fiamme Oro ripartono dopo il lockdown nel nuovo Top 10, i biancocelesti sbarcano a Tor di Quinto con il vivaio

La lunga traversata del deserto dopo il lockdown da Covid non è ancora finita e nemmeno si vedono oasi, ma nel rugby della Capitale ripartono a pieno regime gli allenamenti di SS Lazio 1927 e Fiamme Oro, uniche due rappresentanti del centro sud Italia nel massimo campionato, il Top 12, divenuto però Top 10 dopo il ritiro di San Dona e Medicei Firenzi in crisi finanziaria da pandemìa.

 

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Qualche società delrugby del Lazio è riuscita a mantenere i contatti con i giocatori più piccoli anche durante l'estate più nera, quella della pandemìa di Covid-19. Altre hanno ripreso le attività da qualche settimana dopo lo stop assoluto, altre stanno partendo in questi giorni.


Mille le incertezze - manca ancora il calendario -  e nuovi gli scenari come quelli capitati alla Lazio che nella sua lunghissima storia non aveva mai “ingaggiato” una mamma. Come ricorda l’avvocato Alfredo Biagini, dal 2006 alla guida della più antica squadra ovale d’Italia: «Sì, che avventura. Dunque, alla fine di febbraio arriva il blocco del campionato, il “rompete le righe”. La Fir, prima fra tutte le federazioni e con una scelta che ho condiviso in pieno, ha fermato tutto, dal Top 12 in giù. Ma proprio in quei giorni era sbarcata a Roma la madre di uno dei nostri giocatori originario dell’Argentina: avrebbe dovuto restare una settimana in visita al figlio. Invece si sono trovati rinchiusi in casa per mesi: ricordate la fase più severa del lockdown? Come società ci siamo allora sentiti in dovere di sostentare giocatore e mamma fino a quando non sono stati in grado di tornare in patria. E non sono stati pochi giorni».

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Carlo Pratichetti

La prima data cerchiata sul calendario è imminente, ma è l'unica sicura: il 14 settembre il consiglio federale forse darà delle date, forse per la Coppa Italia (forse 17 ottobre), e Top 10 (forse 7 novembre). E non parliamo delle serie sottostanti, quelle dilettantistiche, dalla A alla C2, (70 nel Lazio) ancora più in alto mare anche se le attività ai campi sono riprese o stanno riprendendo quasi ovunque. «E’ vero - dice ancora Biagini - che l’unica realtà attuale è quella di doversi confrontare con le criticità determinate dalla diffusione del Covid e non sappiamo quali saranno i protocolli anti-contagio. Altre federazioni sono effettivamente ripartite, ma rappresentano realtà diverse sul piano economico».


Alfredo Biagini

La Fir in primavera ha stanziato oltre un milione e mezzo per aiutare i circa 700 club sparsi per la penisola. «Bene, adesso però - riprende Biagini - serve un cambio di passo perché non è che il rugby del Top 12 brillasse per salute prima della pandemìa che in realtà ha solo accentuato le nostre gravi difficoltà. Vedi il ritiro di ben due club. La Fir dovrebbe riorganizzare davvero il movimento con chiare linee guida. Come? Intanto va stabilito  se il massimo campionato è una risorsa imprescindibile, come è stato fino a pochi anni fa e come io credo fermamente, per il movimento, oppure solo un dettaglio che non merita investimenti e risorse».


Craig Green

Nuovi entrambi gli allenatori nei club romani di vertice: l’esperto Carlo Pratichetti alla Lazio e l’ex All Black, Craig Green alle Fiamme Oro. «Sì, ma i club - dice ancora Biagini - lavorano in una città difficile come Roma non solo per la prima squadra, ma anche per la diffusione del rugby di base, senza il quale non c’è futuro per questa disciplina. Noi operiamo sia nel quadrante dell’Acqua Acetosa sia a Tor Tre Teste. La grande novità di questa stagione è l’acquartierarsi del nostro settore giovanile (dall’under 6 all’under 16) negli ottimi impianti del Flaminio Real a Tor di Quinto: primo allenamento proprio oggi pomeriggio, sabato 12 settembre. La scorsa stagione avevamo quasi 300 fra ragazzini e ragazzine, ma quanti torneranno? Lo scenario economico è incerto: almeno un quarto del nostro bilancio è assorbito dai costi di locazione degli impianti». Poi da 16 anni arriva lei, ex giocatore biancoceleste, a tappare le falle. «Già, finché in famiglia non mi interdicono. Ma trovare adesso anche piccoli sponsor sarà al limite dell’impossibile con le aziende che faticano a pagare i dipendenti. È evidente che 3 o 4 società dimostrano di non avere alcuna difficoltà economica, penso che le altre debbano e dovranno affrontare un periodo complicato. La Lazio, fortunatamente, è una società sana, non ha debiti pregressi e questo ci ha ovviamente aiutato nella decisione di continuare. È chiaro che le risorse rinvengono dagli sponsor e dai contributi federali. Sulle sponsorizzazioni viviamo nell’incertezza, purtroppo nemmeno la Fir ha chiarito se e in che misura saranno confermati i contributi ipotizzati».

Incertezza nelle incertezze, a marzo, si voterà per il rinnovo del consiglio federale. In ballo la presidenza. «Nessuno me lo ha chiesto - conclude Biagini - ma sono disponibile a collaborare con chi intenderà assumere il ruolo di candidato esclusivamente sul piano delle idee e dei programmi. Vedo tanti candidati, tante ipotesi di lavoro mentre il movimento avrebbe, mai come in questo momento, necessità di unione - indipendentemente dai ruoli che si aspira a rivestire –, di capacità di programmazione e anche di una revisione profonda dell’organizzazione federale. Per cominciare, in una federazione in cui non mancano professionalità tecniche e competenze, serve, e non da oggi, un direttore generale ingaggiato dall'esterno del movimento, un professionista preparato, con una visione generale, capace di muoversi in Italia e soprattutto all'estero, in grado di rappresentare gli interessi della Fir ai tavoli che contano, quelli ad esempio in cui si trattano marketing e diritti televisivi, fonti di risorse imprescindibili».

Ultimo aggiornamento: 20:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA