Rugby Italia, Sei Nazioni: Sudafrica al posto degli azzurri dal 2025, prima la minaccia, poi smentita. Gli scenari

Rugby Italia, Sei Nazioni: Sudafrica al posto dell'Italia dal 2025
di Paolo Ricci Bitti
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Giovedì 17 Febbraio 2022, 09:26 - Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 14:09

Alla vigilia della 100a sconfitta su 113 partite dell'Italia nel Sei Nazioni, torna con grande risonanza sulla stampa britannica l'ipotesi del Sudafrica al posto degli azzurri a partire dal 2025. Suggestivo: una nazionale campione del mondo al posto di una nazionale che in 23 edizioni del Torneo allargato a 6 squadre ha raggranellato solo 12 vittorie e un pareggio. E 11 cucchiai di legno, ovvero tutti ko.

Questa volta il tormentone è lievitato al punto da spingere il comitato organizzatore del Sei Nazioni (un ente privato) a sgonfiare subito il sufflè diffondendo in poche ore una nota: 

"Six Nations Rugby, le sue sei Federazioni e Cvc desiderano precisare che non stanno intrattenendo discussioni o sviluppando alcun piano per aggiungere o sostituire una Federazione partecipante. Tutte le energie sono al momento concentrate sulle discussioni strategiche riguardanti le finestre internazionali di luglio e novembre e la struttura della stagione globale, per garantire un esito favorevole delle stesse per lo sviluppo del Gioco".

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Lo scenario

Ma perché andare a pescare dall'altro capo del mondo il sostituto dell'Italia? Semplicemente perché in Europa un'altra squadra migliore degli azzurri non c'è e perché il Sudafrica "vive" negli stessi fusi orari europei, il che renderebbe molto appetibili i diritti televisivi permettendo inoltre agli Springboks e ai loro fedeli di non sbattersi più rimbalzando nel jet leg dei voli tra Argentina, Australia e Nuova Zelanda, le altre nazioni partecipanti al Quattro Nazioni, l'equivalente del Sei Nazioni nell'emisfero sud.

E perché questo cambio, che avrebbe conseguenze letali per il rugby italiano, potrebbe avvenire dal 2025? Perché fino al 2024 gli azzurri sono protetti da imponenti contratti commerciali.

Paolo Ricci Bitti

Come sempre, follow the money anche e soprattutto in questa nuova versione del "tormentone" di questi ultimi anni: che ci sta a fare l'Italia nel Torneo se perde sempre?  I soldi sono via via diventati tanti da quando il rugby, appena dal 1995, è diventato uno sport professionistico finendo per attirare anche il fondo Cvc Capital Partners che ha prima comprato il 27% della Premiership, la ricchissima serie A inglese, per 230 milioni di sterline, poi un quarto dell'ex Celtic league per 115 milioni. Ora l'ex coppa celtica ed ex Pro14, nata con squadre gallesi, scozzesi, irlandesi e italiane (le franchigie Benetton Treviso e Zebre Parma) si chiama United rugby championship e comprende da due stagioni anche squadre sudafricane. Un esperimento che, con il Covid di mezzo, non si è ancora capito se funzioni.

Ma il passo decisivo Cvc l'ha fatto comprando l'anno scorso il 15% del Torneo delle Sei Nazioni, la gallina dalle uova di Fabergé del rugby. Sul piatto ha messo 365 milioni di sterline, come riportato da Giacomo Bagnasco sul Sole 24 Ore. Il Sei Nazioni, nato a 4 squadre nel 1883 e allargato alla Francia nel 1910 e all'Italia nel 2000, è un club privato che genera mostruosi profitti a partire dai diritti televisi e dagli incassi negli stadi che, unico caso al mondo, sono sempre esauriti, prenotati un anno per l'altro: un 100% di biglietti venduti che sono gli ultimi anni l'Italia ha cominciato a intaccare non riuscendo più a riempire l'Olimpico dove non vince una partita dal 2013. Brilla lontana nel cosmo la vittoria a Edimburgo nel 2015 e poi il via alla striscia più mortificante di sempre: 34 sconfitte consecutive (il 27 febbraio a Dublino arriverà la 35a, la 100a dal 2000) senza che vi sia a breve la speranza di ribaltare lo scenario. Sperare di battere la Scozia il 12 marzo a Roma o il Galles il 19 marzo a Cardiff equivale a partire per Lourdes.

Perché questo crollo negli ultimi anni? Discorso lungo, pieno di paradossi, con colpe che affondano agli anni stessi dell'invito dell'Italia nel Torneo durante i quali non si comprese che il movimento italiano, con il professionismo che cominciava a muovere i primi passi, andava subito completamente ristrutturato Per capirsi, ora come ora, Achille non raggiungerà mai la tartaruga. Segnali concreti di speranza arrivano dalle Under azzurre, ma servirà altro tempo per vederne gli effetti nella nazionale maggiore. 

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Di recente il ceo del Six Nations, Ben Morel, ha tuttavia detto che "il Torneo ha cambiato assetto molto raramente (giusto due volte dal 1883, ndr) e che variazioni al momento non sono previste, anche se resta l'obbiettivo di migliorarlo sempre". The Championship - basta la parola - vale attorno ai 2,4 miliardi di euro e, a parte le ultime due stagioni colpite dalla pandemìa, non ha mai conosciuto stop alla crescita.

Di recente anche il nuovo presidente della Fir ha sottolineato «che la presenza dell'Italia è blindata». 

Fino al 2024, va ricordato. Come va ricordato che il Torneo è un ente privato di sei soci paritari e non una federazione sportiva: le decisioni possono essere prese solo all'unanimità, con il voto ovvero il veto dell'Italia che resta quindi determinante. 

Quello che è certo è che l'uscita degli azzurri dal Torneo avrebbe effetti letali per l'Italia che deve al 6 Nazioni la propria esistenza negli attici degli sport e del business mondiale. Senza la meritata ammissione degli italiani nel Torneo, in Italia di rugby non ne staremmo semplicemente a parlare.

 

Dal Torneo la Federazione italiana, che ha un budget a cavallo dei 50 milioni di euro (alla vigilia dell'ingresso nel Sei Nazioni non arrivava a 4) e che è tra le federazioni che dipendono meno dai contributi del Coni (10%), ricava direttamente ogni almeno 20 milioni. Altri 17 le sono arrivati da Cvc con la coppa Urc e, sempre dal fondo di Private equity,  altri 45 sono previsti in 5 anni per la cessione della quota del Sei Nazioni. Una pioggia di euro per meno di 100mila tesserati, più del triplo della fine degli anni Novanta.  

Ma, al di là delle smentite, chi può volere l'Italia fuori dal Torneo, sostituita dal Sudafrica?

Cvc, e chi altri, viene da pensare, anche perché anche la Union sudafricana sembra avere avviato trattative dirette con il fondo. E poi le ipotesi Georgia e Romania non sono sostenibili né dal punto vista tecnico né da quello commerciale, quest'ultimo tutt'ora smaccatamente a favore dell'Italia perché dietro agli azzurri ci sono una nazione e un mercato di 60 milioni di abitanti e inoltre la trasferta a Roma è diventata di gran lunga la più amata dai tifosi del Sei nazioni, assai pochi dei quali andrebbero a Tblisi o a Pretoria. Il Giappone? Peggio mi sento.

Con il Sudafrica, invece, la questione tecnica è risolta senza dubbio (anche troppo) e il business è pure molto interessante. Molto ghiotto per gli Springboks, prima di tutto, che hanno molte connessione con l'Europa, molte di più che con i rivali dell'emisfero sud con i quali hanno peraltro sottoscritto in questi giorni la presenza nel Quattro Nazioni fino al 2025. E allora?

Sul Daily Mail, che ha di nuovo lanciato il sasso subito seguito dal resto della stampa britannica, si (ri)parla anche di una sorta di coppa del mondo biennale di cui si tratterà durante incontri fra le Union in primavera. Si metterebbero insieme le squadre del Sei nazioni, quelle del Quattro nazioni più Giappone e Fiji.

Ecco il riferimento, nella nota del Six Nations, alle "finestre internazionali di luglio e novembre". 

Ma il Sudafrica che farà essendo compreso sia in questo scenario (complicatissimo, va detto) sia in quello di un nuovo Sei nazioni?  Appunto, il Sudafrica gioca su due tavoli per alzare il prezzo, come ha già fatto in passato. E il calendario potrebbe persino permettergli di fare entrambi. Troppa fatica per i giocatori? Dipende dal compenso. 

Di certo nei commenti dei lettori anglosassoni anche i meno sostenitori dell'Italia non sembrano gradire l'ipotesi Sudafrica, considerata a ragione uno stravolgimento brutale dell'epopea del Torneo: meglio - dicono - tornare al 5 Nazioni o mantenere lo status quo, semmai introducendo un play off annuale fra l'ultima del Sei Nazioni e la migliore delle europee, così per dare una plausibilità maggiore alla presenza dell'Italia nel Torneo. Un altro scenario potrebbe prevedere il 7 Nazioni con il Sudafrica.

Ecco, se però si parla di retrocessione, Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda tirano fuori l'appuntito paletto di frassino: se entra il Sudafrica al posto dell'Italia, a chi toccherà - orrore - il play off per la retrocessione o comunque la disonorevole serie dei cucchiai di legno? Almeno ufficialmente né le 4 nazioni al di là della Manica né la Francia vogliono insomma cacciare l'Italia, anzi. 

Follow the money: Cvc alle tradizioni bada solo se sono remunerative, ma rivoluzionare così il torneo più vecchio del mondo potrebbe non essere così facile come le è riuscito in altri scenari sportivi. Il Torneo non è fatto solo di mete e placcaggi, è fatto di vicende trisecolari in cui lo sport è solo uno dei componenti. E il Sudafrica, nel 6 oppure 7 Nazioni non c'entra proprio nulla. Le epiche rivalità tra - mettiamo - gallesi e inglesi sono scritte in un libro, mentre gli avversari storici dei Boks sono gli All Blacks. Chi ha soldi e ne vuole fare molti altri può tentare di cambiare le figurine nell'album, ma rischia di trovarsi in mano solo coriandoli.

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