Rugby, Sei Nazioni, Italia inconcludente, la Scozia passa all'Olimpico 0-17

Sabato 22 Febbraio 2020 di Paolo Ricci Bitti
Rugby, Italia sfida Scozia nel Sei Nazioni Speciale in edicola con il Messaggero

Un'agonia più che una partita, perché in 80 minuti l'Italia ha fatto e disfatto, si è cacciata in un vicolo cieco, ha gettato palloni, ha sbagliato strategie, non ne ha azzeccata una mentre la Scozia ha atteso con pazienza di sfruttare le occasioni, conscia dei suoi molti limiti comunque inferiori a quelli degli azzurri che finiscono di nuovo al tappeto: 0-17 (p.t. 0-5). Di nuovo ko, per la terza volta su tre, per la seconda volta in questo Torneo senza segnare nemmeno un misero penalty. Un disastro, riassunto nella faccia terra del ct Smith davanti al quale sono via via evaporati i piccoli e incoraggianti progressi visti contro la Francia a Parigi. 

Scozia che quindi ringrazia e che arriva al the in vantaggio di una meta (0-5) per gentile concessione degli azzurri che dilapidano un possesso dopo l'altro e riescono anche nell'impresa di resuscitare il capitano avversario Hogg. Il disappunto blocca la mandibola davanti alla confusione dell'Italia che non sfrutta un'enorme mole di possessi, mentre appunto Hogg semina sei avversari nel contrattacco al 22' che spezza il match.
Nei primi due turni l'asso scozzese aveva causato solo imbarazzi al ct Townsend, mentre sotto il sole dell'Olimpico è rinato con una delle sue marcatura dei suoi tempi migliori.
In realtà la Scozia non fa altro che rintuzzare le mille iniziative dell'Italia ben disposta nello spirito ma assai meno nei movimenti macchinosi e poco efficaci che puntualmente si arenano fra le braccia dei rivali, più lesti e cinici nella lotta sui palloni a terra.

Che sprechi, che amarezza vedere perdere solo nel primo tempo due mischie e due touche e complessivamente 11 palloni, compresi tre dorati a un passo dalla linea di meta scozzese. E' stata una di quelle partite in cui gli azzurri sono apparsi per lunghi tratti persino superiori agli scozzesi per la mole di gioco e per il dominio territoriale, ma poi al dunque bisogna pur segnare un meta, bisogna pur conquistare palloni calciabili fra i pali. Macché, disattesa la promessa di essere efficaci nel mantenimento dei palloni, la strada degli azzurri si è inerpicata sulla salita dello sgomento perché la verità e che la partita poteva andare avanti fino a martedì senza che l'Italia riuscisse a schiodarsi da quello zero sul tabellino che è il numero assai vicino al voto meritato dal gruppo.

Per quanto possa sembrare una bestialità, questa partita si è rivelata, per quello che valevano gli scozzesi sin qui sempre ko, alla portata dell'Italia a patto che non tradisse l'Abc del gioco. Bastava pochissimo, ma non c'è stato modo di innescarlo quel piccolo scatto di lucidità.

Senza le basi di mischia e touche, incaponiti nel fare a capocciate, gli azzurri si sono consegnati all'ennesima debacle, la 25sima di seguito. Nonostante il sostegno dei fedeli, ben 54.340 di cui almeno 7mila in kilt, che a lungo hanno urlato "Italia, Italia", Bigi e compagni  hanno sprecato anche nella ripresa almeno tre occasioni, una magnifica in contropiede con Hayward e Canna, che hanno divorato quasi tutto il campo così come aveva fatto al quarto d'ora del primo tempo Bellini, elegantissimo nel navigare fra gli avversari, ma poi è sempre mancato l'ultimo sostegno, l'ultimo passaggio. Allan, che nel primo tempo aveva colpito un pallo da difficile posizione (e sarebbe stato 3-5) è evaporato in regia, con il solo Canna che cercava di ravvivare la manovra. Bocciato anche il mediano Braley, prevedibile e lento, mai capaci di mettere dubbi ai rivali.

Qualche scintilla l'hanno fatta vedere Riccioni, ma ha giocato pochi minuti nella ripresa prima di uscire in barella, e Cannone. E poi Licata, anche lui entrato a partita compromessa. Il neo capitano Bigi, valoroso in difesa (19 laccaggi) e dal volto segnato dalla battaglia, deve di sicuro rafforzare la leadership perché la squadra non può spegnersi un po' alla volta senza tentare un colpo di reni, un cambio di ritmo. Minozzi, il nostro attaccante più pericoloso, ha avuto poche munizioni adatte e altre le ha sprecate scivolando sul prato smeraldo (tacchetti corti?). Il lavoro del nuovo ct Smith resta titanico con un nuovo cucchiaio di legno che pare ben difficilmente evitabile.

I marcatori
22' 0-5  m. Hogg
47' 0-10 m. Harris
79' 0-17 m. Hastings tr. Hastings

PRIMO TEMPO
Fa e disfa l'Italia contro la 

LE FORMAZIONI
Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Mattia Bellini, 13 Luca Morisi, 12 Carlo Canna, 11 Matteo Minozzi, 10 Tommaso Allan, 9 Callum Braley, 8 Abraham Steyn, 7 Sebastian Negri, 6 Jake Polledri, 5 Niccolò Cannone, 4 Alessandro Zanni, 3 Giosuè Zilocchi, 2 Luca Bigi (c), 1 Andrea Lovotti
A disp. 16 Federico Zani, 17 Danilo Fischetti, 18 Marco Riccioni, 19 Marco Lazzaroni, 20 Dean Budd, 21 Giovanni Licata, 22 Guglielmo Palazzani, 23 Giulio Bisegni

Scozia: 15 Stuart Hogg (c), 14 Sean Maitland, 13 Chris Harris, 12 Sam Johnson, 11 Blair Kinghorn, 10 Adam Hastings, 9 Ali Price, 8 Magnus Bradbury, 7 Hamish Watson, 6 Jamie Ritchie, 5 Scott Cummings, 4 Ben Toolis, 3 Zander Fagerson, 2 Stuart McInally, 1 Rory Sutherland
A disp. 16 Fraser Brown, 17 Allan Dell, 18 Willem Nel, 19 Grant Gilchrist, 20 Matt Fagerson, 21 George Horne, 22 Rory Hutchinson, 23 Byron McGuigan

Arbitro: Ben O’Keeffe (Nuova Zelanda)
Tmo: Rowan Kitt (Inghilterra)

L'ATTESA
Neppure questa volta il pronostico è a favore degli azzurri, ma non c'è problema: è così da 103 match, dal primo incontro del Sei Nazioni nel 2000 proprio - toh - contro la Scozia come oggi e come allora alla presenza della principessa Anna, impassibile madrina della federazione degli highlander. Un inchino, mi raccomando.

ALLIBRATORI
Per gli allibratori, bontà loro, perderemo solo di 6 punti, meno di una meta trasformata, ma per Luca Bigi, il neo capitano dell'Italia affidata al nuovo ct Franco Smith, non andrà a finire in questo modo «perché daremo tutto per tornare alla vittoria», dice con il suo solito tono basso della voce ma guardandoti dritto negli occhi che ti senti sempre un po' all'angolo, schiacciato dalla mischia azzurra che timona dal ruolo di tallonatore, in prima linea, in trincea.

Lui, in realtà, non ha mai vinto una partita del Sei Nazioni ed è purtroppo in buona compagnia nel gruppo dei 23 azzurri (8 in panchina): solo Allan, Bisegni e Zanni (il veterano 36enne oggi al 119° caps, secondo di sempre a pari merito con Castrogiovanni) hanno alzato le braccia al cielo almeno una volta. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno si può immaginare un vasto rinnovamento fra gli azzurri una volta terminata la campagna dei Mondiali in Giappone.

«Non importa - continua Bigi, di Reggio Emilia - non dimentichiamo certo il valore del passato, ci mancherebbe, nel rugby le tradizioni sono sacre, ma non ci va di guardare indietro, di contare un'altra volta le 24 sconfitte di fila. Guardiamo avanti con una voglia di vittoria che non potete nemmeno immaginare, con l'orgoglio e la responsabilità di rappresentare tutto il movimento italiano».

E comunque la Scozia è stata fin dall'inizio la squadra più alla nostra portata, con match per cuori forti spesso finiti in zona Cesarini. «Non è questione di un avversario o di un altro - ha detto ancora il capitano, 28 anni - Che ci crediate o no, noi scendiamo sempre in campo per vincere. Non è che con Franco all'inizio di questa avventura abbiamo messo nel mirino la Scozia come partita più abbordabile. Giammai. Lo spirito è sempre lo stesso, ma arrendersi, lottare fino all'ultimo respiro con tutti».

SPECIALE OGGI IN EDICOLA CON IL MESSAGGERO

ATTACCO
Epperò anche la Scozia arriva da due sconfitte consecutive come l'Italia, sia pure addolcite da due punti di bonus difensivo che per questa Italia sono ancora un miraggio vista la terribile media di 5 mete incassate a ogni match. La squadra del ct Gregor Townsend, arrivata Roma con la scorta di 7 mila fedeli in kilt, effettivamente non brilla in attacco nonostante il folgorante estreno Hogg, neocapitano, ma in difesa è in grado di costruire ogni volta un vallo di Adriano impenetrabile. Merito di una strategia rigorosa orchestrata dal giovane regista Adam Hastings, figlio e nipote dei leggendari Gavin e Scott.
 

Il ct azzurro Smith, sudafricano con ampio uso d'Italia, replica confermando la doppia regia con Allan e Canna, con quest'ultimo addetto a fornire scintille a un linea di trequarti che può essere pericolosa con le ali Bellini e Minozzi. Servono però munizioni e anche un po' di fosforo. Ovvero un pack battagliero per la conquista dell'ovale e un mediano di mischia, l'anglo-italiano Braley, efficace - è il migliore che abbiamo - ma non monocorde come finora.
«Abbiamo preparato minuziosamente il match - dice ancora Bigi - conosciamo bene i loro punti deboli, ma soprattutto i nostri, insomma, dovremo essere rigorosi nel mantenere il possesso del pallone quando andiamo a contatto. Poi sappiamo che in mischia chiusa e in touche ce la giochiamo assai bene. E poi volete mettere giocare finalmente in quella meraviglia che è lo stadio Olimpico davanti a 55mila spettatori? Davanti a tutti nostri amici e ai nostri familiari, davanti a ragazzini che sperano un giorno di giocare in nazionale come noi?». Sì, vogliamo proprio mettere.

Paolo Ricci Bitti
 

Ultimo aggiornamento: 19:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani