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Rugby, Massimo Cuttitta morto per Covid: il pilone e capitano dell'Italia aveva 54 anni e 70 caps. L'altro ieri aveva perso la madre per lo stesso motivo

Domenica 11 Aprile 2021 di Paolo Ricci Bitti
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Rugby, Massimo Cuttitta morto per Covid: il pilone e capitano dell'Italia aveva 54 anni e 70 caps. L'altro ieri aveva perso la madre per lo stesso motivo

Rugby Italia, Massimo Cuttitta è morto per il Covid: aveva 54 anni e 70 caps (presenze in nazionale) dal 1990 al 2000. Era nato a Latina e cresciuto a Durban in Sud Africa, poi il rientro in Italia e il dubutto all'Aquila e quindi inamovibile (nel senso che non indietreggiava mai) pilone sinistro della fenomenale squadra di Georges Coste che ha portato l'Italia nel Sei Nazioni. Appena venerdì, sempre all'ospedale di Albano (Roma), era morta la madre Nunzia, ugualmente colpita dal Covid. A piangerli sono il fratelli Marcello, gemello di "Maus", ala e miglior marcatore nella storia degli azzurri, e Michele, il maggiore, ingegnere e trequarti nella serie A italiana, e il papà Carlo, ingegnere e imprenditore edile che aveva tirato su la casa di famiglia a Lavinio (frazione di Anzio) dopo l'esperienza in Sud Africa che aveva permesso ai figli di diventare anche rugbysti di alto livello.

 

 

 

Una decina di giorni fa le condizioni di Massimo e della madre si sono aggravate fino a costringere al ricovero in Terapia intensiva ad Albano. Lei era stata subito intubata, lui, fino a quando le condizioni gliel'hanno consentito, si è opposto. Poi, venerdì, la morte della madre e il peggioramento ulteriore per l'ex azzurro la cui imponenza fisica non facilitava la situazione per i medici. Nel tardo pomeriggio di domenica la fine che ha raggelato non solo il mondo del rugby italiano, ma anche quello internazionale in cui Maus era enormemente apprezzato, vedi il post di World Rugby, la Federazione mondiale, e degli All Blacks.

Dei 4 scudetti con il Milan, della partecipazione a due coppe del Mondo, dell'epopea negli azzurri di Coste e del capitano Giovanelli sanno anche coloro che non seguono tanto il rugby.

Massimo "Maus" Cuttitta (Foto Diego Forti)

 

 

 

Poi Massimo, 22 volte anche capitano dell'Italia, era stato il primo azzurro a essere ingaggiato da un club professionista inglese, gli Harlequins di Londra: "Quando sono tornato dal primo allenamento - raccontava stupefatto da Richmond ai pochi cronisti che ne avevano seguiti i primi passi quando il rugby italiano era relegato nelle notizie in breve - c'era già un video con tutte le analisi, poi una tabella per il fitness e anche quella per l'alimentazione, devo contare le calorie!".

Cose da marziani per l'italico rugby di fine millennio. E con quelle ultime cesellature divenne il più forte pilone sinistro del campionato inglese, il più duro campionato per club del mondo.

 

Dalla sua adolescenza in Sud Africa, nelle squadre della Pinetown Boys High School, dal ct Coste, dai tecnici inglesi, Maus aveva assorbito passione e competenza e così quando ha smesso di giocare è subito diventato allenatore della mischia a Edimburgo e quindi dell'intera filiera della federazione scozzese. Scozzesi che si affidano a un italiano per il rugby non si erano mai visti, ma evidentemente a Queen Street se ne intendono. Cuttitta ha segnato la resurrezione del pack della Scozia e delle sue franchigie con i tecnici attuali che ancora lodano il suo lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

Poi anche al servizio di Romania, Canada e Portogallo, sempre ottenendo successi e riconoscimenti. Sì, il cruccio di non essere mai stato chiamato dall'Italia era fonte di amarezza, ma, dopo un sospiro, tirava avanti nei racconti che era impossibile perdere davanti a una birra quando il calendario portava le squadre italiane a incrociare le sue. Oppure, in caso di dubbi su questa o quella strategia della mischia, bastava chiamarlo: si faceva sempre trovare.

E tra un ingaggio e l'altro lui, il grande campione internazionale, l'asso voluto anche dai Barbarians, non restava con le mani in mano: quando il sole doveva ancora sorgere si metteva alla guida di una flotta di camioncini partita da Lavinio e raccoglieva a Roma le macerie delle ristrutturazioni edili. Si spaccava la schiena con quei sacchi su e giù per le scale, ma dovevano sembrargli carezze, quei pesanti fardelli, rispetto ai placcaggi che gli avevano tirato i più forti giocatori del mondo. Comunque si fa fatica a ricordare una mischia in cui la prima linea Cuttitta-Orlandi-Properzi Curti abbia ceduto un centimetro di terreno.

La sua morte per Covid fa male al cuore, all'anima, perché strazia immaginare uno forte come lui che lotta per non essere intubato, per strappare al male un altro respiro. Si dice che i piloni siano destinati direttamente al Paradiso perché l'inferno l'hanno già vissuto in mischia sulla Terra ed è senz'altro vero, ma Maus in quell'infernale ruolo, - architrave, casa, orgine del gioco del rugby - non aveva mai avuto paura di alcun rivale. 

Paolo Ricci Bitti

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La nota della Fir

E’ stato con il più profondo sgomento che la Federazione Italiana Rugby e l’intero movimento rugbistico nazionale hanno appreso della prematura scomparsa di Massimo Cuttitta, avvenuta domenica 11 aprile ad Albano Laziale all’età di 54 anni per complicazioni insorte a seguito della positività al Covid-19. 

Massimo, Azzurro n. 423, aveva debuttato con l’Italia a Napoli nel 1990 contro la Polonia, indossando poi la maglia della Nazionale in altre sessantanove occasioni sino al 2000, anno del suo ritiro internazionale dopo aver vissuto da protagonista il debutto nel Sei Nazioni contro la Scozia, nell’indimenticabile successo del 5 febbraio al Flaminio. 

In ventidue occasioni, Cuttitta aveva guidato come capitano la Nazionale Italiana Rugby. 

Nato a Latina, ma cresciuto rugbisticamente in Sudafrica al pari del gemello Marcello, Massimo aveva indossato in carriera le maglie de L’Aquila, dell’Amatori Calvisano e del Milan e quella degli Harlequins londinesi, prendendo parte nel mentre a due edizioni della Coppa del Mondo e vestendo in più occasioni il bianconero dei Barbarians.

Conclusa l’esperienza d’Oltremanica, aveva ricoperto il ruolo di giocatore-allenatore per numerosi club italiani - Bologna, Rugby Roma, Alghero e Leonessa - prima di approdare come tecnico degli avanti ad Edimburgo e, da lì, alla federazione scozzese, rilanciando con il proprio lavoro il pack Highlander sulla scena internazionale.

Più recentemente, aveva messo la propria esperienza di allenatore della mischia al servizio di Nazionali emergenti come Romania, Canada e Portogallo, svolgendo incarichi di consulente per i rispettivi staff tecnici.

“Tutto il rugby italiano è intimamente toccato dalla scomparsa di Massimo, uno dei simboli della Nazionale che, grazie a una straordinaria generazione di giocatori, conquistò l’accesso al Torneo delle Sei Nazioni con una serie di indimenticabile prestazioni negli Anni ’90” ha dichiarato il Presidente della FIR, Marzio Innocenti.

“Non abbiamo avuto la possibilità di condividere la maglia azzurra, ma l’amore per i nostri colori aveva costituito tra noi un forte, naturale legame. Cuttitta non è stato solo un incredibile servitore del rugby italiano ed un eccellente interprete del ruolo di pilone sinistro, ma anche un apprezzato ambasciatore del nostro movimento all’estero, allenatore degli avanti per la Scozia e per altre Nazionali che ha contribuito a portare sul palcoscenico della Rugby World Cup”.

“In questo tragico momento - ha concluso il Presidente federale - i miei pensieri, quelli del Consiglio e di tutto il rugby italiano vanno a Marcello ed a tutta la famiglia Cuttitta, già profondamente toccata pochi giorni fa dalla scomparsa della mamma di Massimo, Marcello e Michele”.

In memoria di Massimo Cuttitta il Presidente federale ha disposto che un minuto di silenzio venga osservato nel prossimo fine settimana prima del calcio d’inizio degli incontri del Campionato Italiano Peroni TOP10.

 

Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 01:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA