Rugby femminile congelato, il ct Di Giandomenico: «Il nostro movimento in balìa delle onde»

Martedì 17 Novembre 2020 di Christian Marchetti

Le "bolle"? Compartimenti stagni per professionisti. La preparazione fisica mirata? Privilegi per chi non deve pensare a buste paga, bollette e mutui sinonimo di "vita reale". I calendari? Nel rugby femminile cambiano inevitabilmente come fa il vento. Martedì 10 novembre scorso è passato alla storia come il giorno nero della pallovale in rosa, ennesimo sciagurato lascito dell'emergenza Covid-19, con la cancellazione di quanto restava del Sei Nazioni di categoria (all'Italia mancava soltanto la sfida con la Scozia del 6 dicembre, saltate inoltre Irlanda-Francia e Galles-Scozia) e il rinvio a data da destinarsi del torneo di qualificazione ai Mondiali 2021 in Nuova Zelanda e quindi dei match di ripescaggio, infine dei campionati europei dai quali uscirà la quarta sfidante di Italia, Irlanda e Scozia appunto nel torneo di qualificazione. Accadesse nel rugby maschile si userebbe un termine soltanto, "disastro"; coniugata la situazione al femminile si farà di necessità virtù.

"Diciamo che la pandemia sta evidenziando alcune criticità del nostro movimento - sintetizza il ct dell'Italdonne, il 45enne aquilano Andrea Di Giandomenico, che venti mesi fa festeggiava lo storico secondo posto delle azzurre nel Six Nations 2019 - Sicuramente diventa ancora più complessa l'attività di atlete sospese tra uno sport d'elite, perché ragioniamo pur sempre di confronti internazionali, e una dimensione nazionale (la Serie A femminile è congelata almeno fino al 24 gennaio, ndr) legata al quotidiano. Non mi piace usare il termine 'dilettantistico', ma la vita reale si scontra con la nostra voglia di scendere in campo più di quanto non accadesse in passato". E la pianificazione diventa chimera, giacché "a giocare si può sempre giocare, ma come ci si prepara a farlo?"

"Con orgoglio posso affermare che, con notevoli sacrifici sul piano lavorativo, le ragazze sono riuscite comunque a onorare per quanto sia stato possibile gli impegni. L'incertezza però resta e il 17 novembre avremo un nuovo incontro non certo risolutivo con World Rugby, Rugby Europe e le altre federazioni per ragionare attorno all'attività del 2021. Dunque Sei Nazioni, qualificazioni e ripescaggi per i Mondiali e la competizione iridata stessa prevista a settembre. Il tutto dominato da un concetto indifferibile: la salute delle giocatrici". 

I tempi: da febbraio a marzo prossimi è in cartellone il Sei Nazioni, in aprile (ma si parla dell'eventualità di luglio) le qualificazioni. Sul piano logistico, solo per la truppa azzurra trasferte in Scozia e Inghilterra più l'eventualità di altre due in Nuova Zelanda, non esattamente dietro l'angolo. Anzi, di questi tempi Marte, soprattutto per sportivi non professionisti. In mezzo c'è poi un appuntamento non proprio di importanza marginale, tutt'altro: i Giochi di Tokyo per le nazionali seven, manifestazione che comunque non vedranno l'Italia ai nastri di partenza.

Come se non bastasse, ci sono i macchinosi sistemi di qualificazioni al torneo iridato mai graditi alle italiane. Già sicure del pass sono Nuova Zelanda, Inghilterra, Francia, Canada, Stati Uniti, Australia, Galles e Sudafrica. Samoa già ai ripescaggi, la "porta di servizio" che sognano una tra Colombia e Kenya e una tra Hong Kong e Kazakistan: non esattamente i piani alti. Se vuoi puntare sull'allargamento, nulla da dire sulla formula; se invece ti interessa la qualità c'è probabilmente più di qualcosa da rivedere: è quanto da sempre rumoreggia dalle nostre parti.

Nel frattempo ci si chiede, ma neanche tanto convintamente, se non sia più comodo rinviare la World Cup nella terra della Lunga Nuvola Bianca. "Non saprei, potrebbe essere un'alternativa. Una delle tante opzioni come quella di qualificare esclusivamente in base al ranking, ma sportivamente non sarebbe il massimo". E questo nonostante l'Italia occupi un gradino nobile di quella classifica a cinquantasei squadre, ossia il settimo, dietro, nell'ordine, a Inghilterra, Nuova Zelanda, Canada, Francia, Australia e Stati Uniti e davanti a Irlanda, Galles e Spagna.

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