Favaro si ritira: «Lascio il gioco più bello del mondo. Ora farò il poliziotto»

Martedì 30 Aprile 2019
Simone Favaro
Simone Favaro, 30enne flanker delle Fiamme Oro, 36 presenze con la nazionale italiana spalmate lungo le gestioni di Nick Mallett, Jacques Brunel e Conor O'Shea, ha annunciato il ritiro dal rugby giocato a conclusione della stagione regolare del Top 12, concluso al quinto posto con la maglia del XV della Polizia di Stato. Il terza linea originario di Zero Branco, in provincia di Treviso, lascia il campo da gioco per intraprendere a tempo pieno la carriera nella Polizia di Stato dopo aver giocato le ultime due stagioni nella massima serie con la maglia cremisi.
Classe 1988, 31 anni il prossimo novembre, cresciuto nelle giovanili della Benetton Rugby, Favaro ha fatto parte della prima nidiata di atleti inseriti nel progetto dell'Accademia Nazionale "Ivan Francescato", secondo dei membri della struttura federale a debuttare nella Nazionale maggiore - dopo Roberto Quartaroli nel 6 Nazioni 2009 -, quando venne lanciato da Nick Mallett contro i Wallabies durante il tour estivo dello stesso anno.

Globetrotter della palla ovale, in carriera ha indossato i colori del Benetton, del Rugby Rovigo, dell'Overmach  Parma, degli Aironi e nuovamente del Benetton prima di approdare ai Glasgow Warriors: dopo due anni in Scozia, eletto Mvp dell'anno dai fan scozzesi alla sua stagione d'esordio, è rientrato in Italia alle Fiamme Oro, dove una serie di problemi fisici gli hanno impedito di trovare continuità, fino alla decisione di lasciare il campo da gioco. «Il rugby è il gioco più bello del mondo - spiega ora Favaro -. Ho fatto della mia passione il mio lavoro per oltre dieci anni, un privilegio che non tutti possono permettersi. Voglio ringraziare la mia famiglia, per essermi stata vicino in tutti questi anni e per avermi sostenuto nelle mie scelte. Senza di loro, questa incredibile avventura non sarebbe mai stata possibile». «Ho avuto molto dal rugby, è stata una magnifica avventura - dice ancora - e sono grato a tutti gli allenatori che hanno creduto in me, in nazionale e nei club. Da Nick Mallett che mi ha fatto debuttare ventenne in azzurro a Jacques Brunel, con cui nel 2015 ho coronato il sogno di giocare un Mondiale, fino a Conor O'Shea che mi ha offerto il grande privilegio di guidare la Nazionale come capitano a Padova nel novembre 2016. Non lo dimenticherò mai». «Ora - conclude l'azzurro - è il momento di andare a scoprire quello che mi aspetta dopo il rugby, e non posso che essere profondamente grato alla Polizia di Stato ed al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro per avermi concesso l'opportunità di continuare a giocare mentre mi preparavo ad affrontare una nuova fase della mia vita. Il rugby è una incredibile metafora della vita e, come poliziotto, farò in modo di tradurre concretamente al servizio della società e del Paese quanto il gioco mi ha insegnato: d'ora in poi sarò al servizio della società e della gente». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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