Rugby, Castrogiovanni licenziato dal Racing 92: «Ma io non ho mai mentito al club, non meritavo questo trattamento»

Rugby, Castrogiovanni licenziato dal Racing 92: «Ma io non ho mai mentito al club, non meritavo questo trattamento»
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Lunedì 30 Maggio 2016, 16:40 - Ultimo aggiornamento: 16:45

«Per la mia esperienza a Parigi avrei voluto un finale diverso, è stato un anno speciale perché ho dimostrato che si può tornare a giocare nella Top14 e in Champions Cup dopo un'operazione complessa, e per me scendere di nuovo in campo è stato un pò come rinascere. Avevo immaginato di finire con un giro di campo e il saluto dei tifosi che mi hanno sostenuto nelle battaglie. Purtroppo non sarà così».

Martin Castrogiovanni esprime la sua delusione dopo il licenziamento da parte del Racing 92 di Parigi. Il pilone azzurro paga per le foto che lo immortalano a Las Vegas, in compagnia di Zlatan Ibrahimovic e altri giocatori del Paris Saint Germain, a festeggiare il successo della squadra in Coppa di Lega. Secondo il club francese Castrogiovanni avrebbe chiesto tre giorni di permesso alla società per visitare un parente malato in Argentina, cosa smentita dal rugbista.

«Sono molto amareggiato per essere stato subito condannato pubblicamente dal club per il viaggio negli Stati Uniti, senza nemmeno avere la possibilità di discutere né di confrontarmi con loro - scrive Castrogiovanni su Facebook-. Sono stato messo fuori squadra senza poter avere un chiarimento nello spogliatoio con compagni e allenatori.



Alle parole ho sempre preferito i fatti. Ho sudato e ho fatto sacrifici, tutto quello che ho ottenuto nella mia vita me lo sono conquistato e credo che i traguardi che ho raggiunto possano parlare per me. Alle chiacchiere ho risposto con il silenzio, ma ho letto tante inesattezze che mi hanno ferito come uomo e come giocatore di rugby, e adesso che non sono più un tesserato del Racing è arrivato il momento di fare alcune puntualizzazioni. Non sono quello descritto in alcune interviste e non ho mai voluto creare dei problemi al Racing 92, anzi ho dato tutto me stesso sin dall'inizio quando ho forzato i tempi di recupero per tornare presto in campo, dopo la delicata asportazione del tumore alla schiena. Stavo andando a Nottingham con la squadra per la sfida contro Leicester del 24 aprile - anche se non ero stato convocato - e il club all’ultimo momento mi ha chiesto di non partire per motivi totalmente indipendenti dalla mia volontà. Mi ha fatto male leggere che avrei mentito per non partecipare alla semifinale di Champions Cup, io che ho sempre messo il rugby al primo posto e non mi sono mai tirato indietro, nemmeno quando i tacchetti degli avversari mi colpivano sugli zigomi. Sono molto amareggiato per essere stato subito condannato pubblicamente dal club per il viaggio negli Stati Uniti, senza nemmeno avere la possibilità di discutere né di confrontarmi con loro. Sono stato messo fuori squadra senza poter avere un chiarimento nello spogliatoio con compagni e allenatori. Per la mia esperienza a Parigi avrei voluto un finale diverso, è stato un anno speciale perché ho dimostrato che si può tornare a giocare nella Top14 e in Champions Cup dopo un’operazione complessa, e per me scendere di nuovo in campo è stato un po' come rinascere. Avevo immaginato di finire con un giro di campo e il saluto dei tifosi che mi hanno sostenuto nelle battaglie. Purtroppo non sarà così.

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