Passione, impegno e lealtà, la lettera di Luciano Orquera per dire addio alla nazionale dopo 11 anni in azzurro

Lunedì 25 Maggio 2015 di Paolo Ricci Bitti


Ci perdoni, Luciano “Lucio” “Pony” Orquera, se facciamo un piccolo cappello alla sua magnifica lettera con cui saluta la maglia azzurra escludendosi dall’avventura mondiale in Inghilterra. Sarebbe stato meglio non aggiungere nulla, dice tutto lui e lo dice molto bene, ma facciamo in fretta a dire del dispiacere per il suo addio alla nazionale. Se poi vi interessa qualche nota su di lui la trovate dopo la lettera insieme al collegamento con un video, perché adesso bisogna essere multimediali, anche se in realtà emozioni e ricordi saltano benissimo fuori dalle sue parole anche senza fare alcun dannato clic con il mouse.
Cari amici, cari compagni di squadra, cari tifosi della Nazionale,

dopo dieci anni, è arrivato il momento di salutarvi.
Sono arrivato in Italia giovanissimo, a Mirano, e da allora la mia vita è profondamente cambiata.

Ho avuto la fortuna di incontrare avversari ed amici, di conoscere un Paese meraviglioso e, soprattutto, di arrivare ad indossare la maglia della Nazionale del Paese dei miei nonni.

Inevitabilmente è diventato anche il mio, giorno dopo giorno, ed anche nei momenti più difficili, la maglia azzurra è sempre stata per me una fonte d’ispirazione.

Ho giocato per l’Italia quarantotto volte, molte di più di quante avrei mai immaginato e sicuramente meno di quante avrei voluto.

Ogni volta, ho cercato di dare il meglio di me stesso per i compagni, per la Nazionale, per lo splendido pubblico che sostiene la Nazionale, in casa ed in giro per il mondo.

Ci sono stati momenti belli – penso alla vittoria sulla Francia nel 2013 – e momenti tristi, ma tutti resteranno sempre nella mia memoria, indimenticabili.

Voglio ringraziare John, Pierre, Nick e Jacques, i quattro CT che si sono succeduti negli anni, per la fiducia che mi hanno dato e perché da tutti loro, come da tutti i miei compagni, ho imparato qualcosa.

Io, a trentatrè anni, penso di aver dato all’azzurro tutto quello che potevo ed adesso, con gli ultimi anni di carriera che mi rimangono, ho il dovere di pensare a me stesso e soprattutto alla mia famiglia: a settembre arriverà il nostro secondogenito e dobbiamo concentrarci sul nostro futuro.

La vita professionale di un rugbista non dura per sempre e credo sia onesto sin da ora non mettermi a disposizione di Jacques e dello staff azzurro per il Mondiale di settembre.
Dietro a Kelly e Tommy Allan ci sono alcuni giovani di valore: quest’anno alle Zebre ho avuto la fortuna di conoscere Edoardo Padovani, un ragazzo dalle grandi doti umane e rugbistiche. Tutti loro sono giovani, hanno talento ed un brillante futuro internazionale davanti.

Nelle prossime stagioni continuerò a giocare per un nuovo Club, ma non dimenticherò mai nemmeno un istante giocato con la maglia dell’Italia.

A Sergio ed ai ragazzi un grande in bocca al lupo per i Mondiali che li aspettano. Che ci aspettano. Sono sicuro che ci toglieremo tante soddisfazioni, e scusate se per scaramanzia non aggiungo altro.

Mi mancheranno tante cose, di questi anni.
Soprattutto, mi mancheranno i meravigliosi fans di Italrugby, quelli che ci hanno seguito al Flaminio, all’Olimpico ed in trasferta nel 6 Nazioni, sempre pronti a fare festa, sempre pronti a trascinarci con il loro entusiasmo.
Mi mancheranno i raduni all’Acqua Acetosa, i caffè, le chiacchiere in camera e gli scherzi con i compagni.

Sarò sempre orgoglioso di aver indossato la maglia azzurra, è stato un onore. Grazie,

Luciano Orquera



Luciano Orquera ha 33 anni e ha giocato 48 volte in azzurro per undici anni, a partire dal 2004. Siccome veniva anche lui da Cordoba, italiano grazie a una nonna, e giocava mediano di apertura, gli è subito toccata la croce di dover diventare il nuovo Dominguez. Non lo è diventato, come era logico che fosse, ma solo in fatto di caps e punti segnati (154 ovvero 3 mete, 31 piazzati, 20 trasformazioni e 2 drop) perché per passione non ha mai fatto rimpiangere il suo predecessore. Non si è mai risparmiato un placcaggio con quel mini fisico (1.71 per 79 kg) in mezzo ai giganti, e quello che di lui è sempre piaciuto a tutti coloro che lo hanno incontrato a Cordoba, Mirano, Padova, Auch, Brive, Parma (Zebre) e adesso Massy (terza serie francese) è la sua professionalità nel rispondere sempre “presente”. Sempre. La maledizione della maglia azzurra numero 10 ha bruciato più di un talento, ma lui ha sempre tenuto la testa alta entrando e uscendo dalla liste dei convocati dai ct. Passione, impegno, sacrificio, dedizione, disponibilità, cortesia: un esempio da citare tutte le volte che qualcuno parlava di oriundi, attaccamento alla maglia, nazionalità e altre baggianate simili.
Luciano Orquera: un grande giocatore, un’ottima persona. Grazie e in bocca al lupo per il resto della carriera e della vita.

Qui trovate la summa delle sue azioni nel trionfo dell’Italia sulla Francia nel 2013 all’Olimpico, quando il ct Brunel, sempre così parco di complimenti disse di Orquera “che sembrava che camminasse sull’acqua”.

Ultimo aggiornamento: 21:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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