Fece sussultare Mandela sfiorando lo stadio con un Jumbo in Sud Africa: morto il pilota Laurie Kay

Mercoledì 24 Giugno 2015 di Paolo Ricci Bitti
Il Jumbo Jet guidato da Laurie Kay sorvola l'Ellis Park
Terrorizzò, nella realtà, Nelson Mandela e, sul grande schermo, i milioni di spettatori del film Invictus di Clint Eastwood.* E’ morto a 67 anni Laurie Kay, il comandante della South African Airways che il 24 giugno 1995 spettinò con la paura i 48mila tifosi nello stadio Ellis Park di Johannesburg pochi minuti prima della finale della coppa del mondo di rugby, primo evento a riunire bianchi e neri nel Sud Africa che l’anno prima aveva eletto presidente Nelson Mandela.



Ex pilota della Raf, Laurie Key, nel massimo segreto si prese la responsabilità di pilotare un Jumbo jet, il mastodontico 747, a poco più di 100 metri di altezza sul prato dello stadio “sold out”. Un’impresa, avvenuta in mondovisione, che ha segnato la storia dell’aviazione contemporanea.






L’idea degli organizzatori del match era quella di choccare gli spettatori arrivando di sorpresa a ridosso dello stadio alla velocità minima e quindi, una volta sopra le tribune alte quasi 50metri, cabrare (tirare su il muso) dando tutta la potenza ai motori. Una manovra ad altissimo rischio: lo stadio sorge in un avvallamento di una zona della città densamente abitata. E la legge prescrive almeno 600 metri di quota per ogni sorvolo. Il più piccolo errore poteva costare una strage e Key effettuò diverse prove con un piccolo velivolo e con il simulatore di volo che pure, ci si accorse, non poteva essere programmato per manovre di quella temerarietà con un aereo di tali dimensioni e pesante 300 tonnellate.

Chi era allo stadio quel pomeriggio, compreso il piccolo gruppo di cronisti italiani, non lo dimenticherà mai: l’emozione era già al limite dopo l’arrivo del presidente Mandela che indossava la maglia verde oro della nazionale Springboks e tutta la nazione Arcobaleno si era fermata per la sfida agli arcirivali All Blacks di Jonah Lomu che finalmente vedeva tutto il paese unito come aveva architettato il presidente Madiba con una delle sue più importanti e azzardate mosse politiche: utilizzare il rugby, sport emblema della minoranza bianca (4,5 milioni di abitanti) fino ad allora al potere, per coinvolgere anche la maggioranza nera e coloured (45 milioni). Fino a quella Coppa del Mondo i neri tifavano contro la nazionale di rugby. E nemmeno lo stesso presidente Mandela era stato informato di quella folle idea del Jumbo dagli organizzatori della finale, anche perché fino all’ultimo secondo il volo poteva essere annullato per motivi meteorologici.

Prima il sibilo inimmaginabile e poi, senza avere il tempo di capire che cosa stesse accadendo, il boato terrificante dei quattro motori al massimo del gigante che passava poco sopra le tribune: l’effetto sorpresa fu totale e lo stadio tremò letteralmente fino alle fondamenta con le onde d’urto del rumore nel cielo terso di quel pomeriggio. Il panico da infarto passò in un istante quando tutti videro la scritta Good Luck Bokke (Buona fortuna antilopi, l’animale che dà il nome alla nazionale sudafricana) dipinta sulla “pancia” e sotto le ali del Jumbo, come raccontano Edwards Griffith nel magistrale libro One team one country. E anche John Carlin in Ama il tuo Amico, libro da cui nel 2008 è stato tratto Invictus da Clint Eastwood che ha aggiunto però per questo episodio (unica incongruenza con la realtà in quel memorabile film) un’assurda atmosfera da presunto attentato da 11 settembre che con un evento del 1995 non c’entra ovviamente nulla. Un espediente, quello di Eastwood, con cui si è tentato di replicare, sullo schermo, l’effetto sorpresa di quel volo che segnò la scala delle emozioni per quella finale che avrebbe poi incoronato (contro ogni pronistico) il Sud Africa campione del mondo.

Una volta lasciata la compagnia di bandiera sudafricana, Laurie Key, nato nel 1945 a Joannesburgh, era entrato a far parte del team dei piloti di elicottero che proteggono i rinoceronti del Kruger Park dai cacciatori di frodo che uccidono i pachidermi solo per strappare loro il corno. Key è morto per un infarto nella sede delle squadre antibracconieri.

* Articolo pubblicato il 24 aprile 2013 Ultimo aggiornamento: 01:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA