Rugby, impresa delle azzurre a Parma: strabattono la Spagna e si qualificano per i Mondiali in Nuova Zelanda Rivedi il match

Rugby, impresa delle azzurre a Parma: strabattono la Spagna e si qualificano per i Mondiali in Nuova Zelanda Rivedi il match
di Paolo Ricci Bitti
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Domenica 26 Settembre 2021, 01:21 - Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 01:47

L'estate non sta finendo, non è finita il 22 settembre: nei tempi supplementari della caldissima stagione azzurra delle vittorie, delle medaglie, dei trionfi, anche il rugby porta lustrini e scintillii. Le operaie, le studentesse che traducono dal greco e dal latino, le insegnanti, le ingegnere, le contadine, le magazziniere e le farmaciste della nazionale italiana hanno ribaltato tutti i pronostici e si sono qualificate direttamente per i Mondiali in Nuova Zelanda, la terra degli All Blacks e delle Black Ferns, slittati al settembre 2022 per la pandemìa di Covid.

Un altro capolavoro del ct Andrea Di Giandomenico che nel 2019 portò le azzurre della capitana Manuela Furlan - ala/estremo, guidatrice di muletti, autrice di uno splendido "manifesto" del rugby femminile - al secondo posto nel Sei Nazioni e al sesto posto nel ranking mondiale.

Il rugby femminile si gioca in tutto il mondo solo da metà degli anni Ottanta e così non si sono stratificate e ingessate gerarchie inscalfibili come quelle del rugby maschile praticato da inizio Ottocento nei paesi anglosassoni ma solo dagli anni Trenta in Italia: gli azzurri così faticano a risalire la china dalle retrovie, mentre le azzurre veleggiano stabilmente nei quartieri alti anche se da un paio d'anni Inghilterra, Francia e Nuova Zelanda, già forti di per loro, hanno introdotto il professsionismo anche per le donne allungando il divario con il resto del mondo delle dilettanti.

Le italiane godono al più di borse di studio federali: molto meglio di niente ma ancora poco per compensare un impegno da professioniste dovendo fare al tempo stesso i conti con la vita fuori dal campo. Una battaglia pesantissima, ancora di più se si pensa a mesi e mesi passati dal 2020 in "bolla" anti coronavirus mentre partite, tornei e regolamenti subivano scossoni e rinvii e modifiche. Se vivi di sport ci puoi pure stare, ma devi davvero stringere i denti se devi anche studiare o lavorare per garantirti un futuro dopo la breve carriera sportiva che ti impegna ogni stagione tutto il monte-ferie. 

Ma dove sta l'impresa delle azzurre che a Parma hanno conquistato "slo" l'accesso diretto alla nona edizione dei Mondiali, che quindi non hanno ancora avuto la possibilità di competere per un podio, per una medaglia, per una coppa? 

Ricapitolando,  nelle ultime due settimane a Parma le azzurre hanno battuto la Scozia 38-13, hanno perso dall'Irlanda 7-15 e hanno battuto ieri la Spagna 34-10: solo le irlandesi le precedevano nel ranking e quindi questi tre risultati sono più o meno in linea con quelli di una nazionale che si è issata su una notevole e matura regolarità. Batte sempre le avversarie che deve battere e se la tira con quelle più forti, alternando vittorie e ko di misura, e facendo a volte cadere anche le fortissime come la Francia pro' nel 2019.

Epperò a Parma c'era da scardinare il complicato e assurdo e ipocrita meccanismo di qualificazione ai Mondiali 2021, anzi 2022, che saranno gli ultimi - ha rivelato ieri un raggiante Di Giandomenico - a 12 squadre, invero poche perché ben 7 vi sono state già ammesse di diritto dopo l'edizione del 2017 in cui l'Italia arrivò nona. In palio restavano allora solo 5 posti che World Rugby, la federazione internazionale, ha affidato a una sorta di riffa nobilmente motivata dal tentativo politico di portare alla competizione rappresentanti di tutti i continenti o macroaree. Nobile ma  assurdo perché organizzare tornei a 4 come quello di Parma o come quello di ripescaggio previsto entro l'anno a Dubai (dove andrà a sorpresa la Scozia che a sorpresa ha superato ieri l'Irlanda 20-18)  con date e regolamenti ancora da fissare  è molto più complicato che allargare i Mondiali portandoli a 16 o 20 squadre. Più complicato e anche meno utile per la risonanza del torneo, per lo sviluppo del movimento femminile.

Così nella cittadella del rugby di Parma le azzurre avevano due obbiettivi: vincere il torneo e qualificarsi direttamente ai Mondiali oppure arrivare almeno seconde per andare al ripescaggio a Dubai contro squadre discretamente alla portata. Atroce e paralizzante il pensiero di essere scacciate da questo percorso per cui si erano compiuti tanti sacrifici.

Difficilissimo il primo obbiettivo, riservato dai bookmaker alle irlandesi, molto difficile il secondo, soprattutto dopo l'exploit nella prima giornata della Spagna che aveva superato 8-7 l'arcifavorita Irlanda che poi a sua volta ha battute le azzurre, questa volta come da pronostico. C'era poi tutto un incastro di bonus difensivi (perdere di meno 7 punti) e offensivi (segnare almeno 4 mete) da comporre. Ieri, insomma, bisognava non solo battere la Spagna, ma strabatterla segnando almeno 4 mete e sperare poi che la Scozia sfavorita battesse l'Irlanda o non le facesse fare il bonus offensivo. Lo so, si capisce poco, ma fidatevi: le azzurre della capitana Furlan e della veterana Sara Barattin, 101 caps come solo altre 8 giocatrici al mondo, 35 anni, hanno compiuto un'impresa sbarazzandosi della Spagna che pure si era portata sotto 15-10 a metà match tentando di minare la sicurezza delle italiane che, pure sprovviste del gioco al piede, si sono riprese pigiando di nuovo sul pedale del gas. La prima linea, che univa la novellina Maris e le veterane Bettoni e Gai, allestita da Di Giandomenico in piena emergenza perchè a un certo punto nelle settimane scorse il ct era restato con pochi o punto piloni, ha fatto un partitone per quasi 80 minuti mettendo in fase avanzante la mediana Barattin-Madia e "dietro" ci hanno pensato le veterane Sillari, ovvero l'ingegnera civile Michela, e la Furlan a placcare e contrattaccare. Devastante come sempre l'Arrighetti, efficace la Franco. Tutte brave: in pagella il voto più basso è 7, mentre al ct va 9 perchè Noé ha avuto un compito più facile rispetto alla traversata che è toccata a questo allenatore negli ultimi 16 mesi. 

Un partitone che garantiva  l'accesso al ripescaggio, ovvero la probabile qualificazione alla Coppa del Mondo in cambio di altri mesi in "bolla" e comunque sempre con il rischio di una giornata storta che pregiudicasse l'approdo a Mondiali meritati dal tutto il gruppo e dallo staff di Di Giandomenico.  Invece in dote al successo contro le spagnole c'era anche l'arrembaggio vincente della Scozia che all'80' nella dolce sera emiliana ha piegato le irlandesi. Si possono già fare i biglietti per la Nuova Zelanda, si può fare festa con queste ragazze che giocano un bel rugby fatto di intensità ma anche di ricerca dello spazio, di sventagliate al largo, di giocate che non siano solo l'autoscontro e le penal-touche dei maschi.   

Ah, Irlanda-Scozia, il match decisivo di questo torneo dalla colonna sonora verdiana, è stato arbitrato - molto bene - da Clara Munarini, di casa a Parma: solo nel rugby poteva accadere che una partita determinante per Irlanda, Scozia e Italia venisse affidato a un'italiana.  

United Rugby Championship

Intanto buone notizie, anche perché non proprio attese, da Treviso dove il Benetton  ha iniziato alla grande l'avventura nella nuova coppa Urc (United rugby championship) che mette di fronte squadre o franchigie italiane, scozzesi, gallesi, irlandesi e sudafricane. Quest'ultime emigrate direttamente dal Super Rugby, durissimo torneo dell'emisfero sud che tecnicamente è solo un gradino sotto le nazionali di Nuova Zelanda, Australia e Argentina e, fino allo scorso anno appunto, Sud Africa. Ebbene i trevigiani allenati da Marco Bortolami e Andrea Masi hanno battuto a sorpresa e in rimonta gli Stormers di Città del Capo con il punteggio di 22-18. Ottimo e abbondante. Il giorno prima le Zebre di Parma contro i Lions, sempre sudafricani di alto lignaggio, avevano chiuso con un 26-38 che vale un punto di bonus e la cancellazione di una possibile Caporetto visto che il match si era messo molto, ma molto male.  

Il tabellino di Italia-Spagna

Parma, Stadio “Sergio Lanfranchi” - sabato 25 settembre
Rugby World Cup Qualifier, III giornata
Italia v Spagna 34-10
Marcatrici: p.t. 13’ m. Gai tr. Sillari (7-0); 16’ m. Sillari (12-0); 30’ cp. Sillari (15-0); 34’ cp. Garcia-Rodriguez (15-3); s.t. 15’ m. Argudo-Llobregat tr. Garcia Rodriguez (15-10); 21’ m. Duca tr. Sillari (22-10); 35’ m. Madia (27-10); 39’ m. di punizione Italia (34-10)
Italia: Ostuni-Minuzzi; Furlan (cap), Sillari (39’ st. D’Incà), Rigoni, Stefan; Madia (35’ st. Muzzo), Barattin; Giordano, Franco (14’ st. Sgorbini), Arrighetti (39’ st. Veronese); Duca, Fedrighi (35’ st. Locatelli); Gai (39’ st. Seye), Bettoni (35’ st. Vecchini), Maris (35’ st. Merlo)
Spagna: Garcia-Gala; Dominguez-Sanchez (31’ st. Garcia), Arana (31’ st. Aguirre-Diez), Llobregat, Echebarria-Fernandez; De Corres del Rio, Rodriguez (22’ st. Diaz-Martin) ; Alameda Garcia Moreno, Calvo Balaguer, Fernandez-Fresneda; Castelo Mejuto (22’ st. Medin-Lopez), Delgado (11’ st. Castellucci-Ocana); Duenas (cap, 22’ st. Brus), Rodriguez (11’ st. Rico-Vazquez), Juarena Acha (11’ st. Herrera)
arb. Davidson (Scozia)
Cartellini: 39’ st. giallo Castellucci-Ocana

Paolo Ricci Bitti

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