Tokyo, Simone Biles di bronzo nella trave: «Non siamo solo spettacolo»

Olimpiadi, Simone Biles vince il bronzo nella finale della trave: la ripresa della ginnasta statunitense
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Martedì 3 Agosto 2021, 13:42 - Ultimo aggiornamento: 15:17

Simone Biles 1- Twisties 0. La campionessa olimpica di Rio 2016 sconfigge gli attimi di blackout mentale che rendono pericolosi i suoi esercizi in aria e si porta a casa un bronzo nella finale della trave. Dopo aver rinunciato alla finale della gara a squadre, dove ha comunque conquistato il secondo gradino del podio a Tokyo 2020, e tutte le altre gare individuali, la statunitense torna in pedana e chiude il suo esercizio con 14.000 punti, dietro solo alle due cinesi Chenchen Guan, oro con 14.633 punti, e Xijing Tang, argento con 14.233.

 

Simone Biles, parole ed emozioni

Per molti è la più grande ginnasta di sempre, pari merito con Nadia Comaneci. Per tutti, da oggi, è semplicemente Simon Biles. «Alla fine della nostra giornata, non siamo solo spettacolo». Entarteinment, dice nella conferenza stampa alla quale si presenta col bronzo al collo tra due rivali cinesi: se lei fosse stata l'imbattibile regina dell'Artistica di sempre, probabilmente l'avrebbero guardata dal basso in alto.

Ma l'Olimpiade dell'icona dello sport Usa è stata un'altra cosa: una lotta con i «demoni nella testa», uno stillicidio di ritiri gara per gara, e poi il volteggio finale in uscita nella trave, tra gli applausi dei presenti e la stretta di mano del presidente del Cio, Thomas Bach, che a fine esercizio è sceso dalla tribuna a bordo tappeto per complimentarsi. Come dire, l'Olimpiade rende omaggio alla ragazza di Columbus, Texas. Per una volta contano più quegli applausi affettuosi di tutto il resto, dice Biles, che a Tokyo puntava a entrare nel mito avvicinando i nove ori di Larissa Latynina.

«Non pensavo di prenderla, non era quella che volevo: semplicemente, sono salita sulla trave per me stessa, e aver gareggiato per me vale più di qualsiasi cosa al mondo», ha ammesso dichiarandosi felice. Da oggi, è la portavoce di tutti quei campioni che non reggono alla pressione. Ne hanno parlato tanti, dalla grande del tennis, Osaka, alla novità del nuoto azzurro, Burdisso. Per alcuni stress. Ma per Biles la parola è demoni. «Dobbiamo parlarne di più: in tanti, tra noi atleti, sono alle prese con problemi di salute mentale. Siamo umani, anche se ci dicono di continuo: 'Devi farcelà. E siccome non siamo più bambini, è venuta l'ora in cui a parlarne siamo noi, non gli altri». I demoni della Biles si chiamano «twisties», ha confermato lei spiegando cosa sono quelle sensazioni di cui parlano tutti i media Usa. «Ho scelto di gareggiare nella trave perché non ci sono quelle capriole per le quali perdo la sensazione del mio corpo, e rischio di schiantarmi», le sue parole.

E anche così è stato un percorso duro. Di giorno in giorno il Team Usa di ginnastica aggiornava sulle gare dalle quali si ritirava, dopo il clamore dello stop all'esercizio della prova a squadre, e a seguirla c'era lo psicologo al seguito della squadra, con due sedute al giorno. «Se devo dire la verità, la mia Olimpiade è stata uno schifo - l'ammissione - Però l'ultima gara mi ha reso felice: ero un pò preoccupata dal doppio carpiato di uscita, non lo facevo da quando avevo 12 anni». E da oggi è chiaro che Biles non è più una bambina né solo una star. Sipario

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