Olimpiadi, fuga di volontari. Gli organizzatori vanno avanti: «Impossibile rinviarle ancora»

Olimpiadi, fuga di volontari. Gli organizzatori vanno avanti: «Impossibile rinviarle ancora»
di Romolo Buffoni
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Giovedì 3 Giugno 2021, 16:57 - Ultimo aggiornamento: 17:16

Il 7 settembre del 2013 a Tokyo si registrò una scossa tellurica, insignificante rispetto a quelle che preoccupano la metropoli giapponese ma molto significativa. L'epicentro, poi, fui registrato a migliaia di chilometri di distanza dal monte Fuji. Il terremoto si scatenò da Buenos Aires, in Argentina, dove il Comitato Internazionale Olimpico assegnò le Olimpiadi del 2020: fu scelta Tokyo, che ebbe la meglio su Istanbul e su Madrid uscite delusissime da quel consesso Cio. E il terremoto fu generato dall'esultanza della naziona del Sol Levante che aveva riottenuto l'organizzazione della manifestazione, già ospitata nel 1964.

Oggi, quasi otto anni dopo e a 50 giorni dal via ai Giochi, la situazione è completamente cambiata. Prima di tutto perché siamo nel 2021, ovvero nell'anno in cui il Giappone avrebbe dovuto contare gli yen che la manifestazione sportiva più importante del mondo gli aveva fatto guadagnare. Le Olimpiadi, come tutti sanno, hanno pagato la pandemia da Covid-19. Non sono state cancellate, ma spostate di 12 mesi. Differimento che, però, non ha affatto risolto i problemi. Anzi, a guardare la questione dal punto di vista nipponico li ha addirittura moltiplicati.

Tokyo non vuole queste Olimpiadi. O, almeno, una gran parte della cittadinanza ne farebbe volentieri a meno. Le infezioni da Sars-Cov-2 tengono ancora in ansia il Giappone, a causa delle varianti (soprattutto quella indiana) che non possono dirsi sotto controllo nonostante la campagna di vaccinazione (che comunque prosegue al rilento, visto che risulta solo il 2-3% dei giapponesi immunizzato mentre il Cio si aspetta che almeno l'80% degli atleti e dei residenti del Villaggio Olimpico sia completamente vaccinato) e le precauzioni che ormai tutto il pianeta ha imparato ad osservare (sanificazione, mescherina, distanziamento). C'è una petizione firmata da oltre 350mila giapponesi che chiede l'annullamento dei Giochi, cittadini spaventati dall'allarme dei medici sullo stato di stress a cui a tutt'oggi sono sottoposti gli ospedali del Paese. Lo stato d'emergenza è stato prolungato fino al 20 giugno, ovvero fino a poco più di un mese dalla cerimonia inaugurale del 23 luglio.

Non bastasse, circa diecimila degli 80.000 volontari si sono sfilati dall'evento rassegnando le loro "dimissioni" agli organizzatori. Il motivo? La preoccupazione del contagio da Covid, anche se il comitato organizzatore non conferma scrivendo in una nota: «Non abbiamo conferme circa le singole motivazioni. Oltre alle preoccupazioni per l'infezione da coronavirus, alcuni hanno rinunciato perché hanno scoperto che sarebbe stato difficile lavorare effettivamente dopo aver controllato il proprio turno di lavoro o a causa di cambiamenti nel proprio ambiente».

A tentare di spegnere le fibrillazioni il presidente del Comitato Tokyo2020 Seiko Hashimoto: «Non possiamo rinviare ancora», ha detto in un'intervista alla stampa del suo Paese riportata dal britannico Guardian. Il 23 luglio la fiamma olimpica arderà nel braciere dello Nuovo stadio Nazionale, teatro principale dei Giochi della XXXII Olimpiade estiva. Costi quel che costi, l'umanità post-Covid ricomincerà simbolicamente da qui. Dalle Olimpiadi meno desiderate della storia.

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