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La delusione degli sport di squadra è un problema di sistema

La delusione degli sport di squadra è un problema di sistema
di Andrea Sorrentino
3 Minuti di Lettura
Giovedì 5 Agosto 2021, 07:30

Siamo un popolo di grandi eccellenze, ma anche di individualisti incapaci di fare sistema, dunque di raccoglierci in una squadra vincente? Sono già partite le pensose analisi socio-antropologiche del caso, ormai ce le sorbiamo ogni quattro anni. Eppure risale a meno di un mese fa il clamoroso esempio contrario. Se c’è stato un successo del collettivo e dello spirito di gruppo è stato quello dell’Italia di Roberto Mancini, il ct che ha compiuto un miracolo di cui capiremo meglio i contorni nei prossimi mesi, tornando alla realtà del nostro calcio. I sei ct olimpici invece hanno fallito. Tutte fuori le squadre azzurre a Tokyo, e zero medaglie. Si vede che l’Oriente ai nostri team è indigesto: un disastro simile non si verificava da Pechino 2008 (lì almeno una semifinale fu raggiunta, qui niente) e prima ancora da Seul 1988, mentre i francesi, tanto per guardare poco più in là del naso, hanno portato sette squadre su otto in semifinale. Dopo che avevamo già perso per strada le ragazze del basket 3x3 (ai quarti) e del softball (zero vittorie nel girone, e un solo punto segnato), è venuto giù tutto il resto. Prima basket e pallavolo uomini contro Francia e Argentina. Poi ieri, mentre i fantastici 4 pistard davano un esempio di affiatamento e talento esplosivo, le donne del volley venivano asfaltate e i giovanotti dalla pallanuoto annegavano, sempre per effetto di manone serbe. Non è una squadra, ma una coppia, eppure anche Lupo e Nicolai escono nel beach ai quarti. E le nostre stelle, tutte giù per terra: apporto risibile dell’uomo-Nba Gallinari nel basket, Ivan Zaytsev che nemmeno gioca gli ultimi due set contro l’Argentina, Paola Egonu l’ombra di sé, gli omaccioni della pallanuoto che non segnano alla Serbia nemmeno in tripla superiorità. 

NAUFRAGIO OLIMPICO
Eppure pallavolo e basket sono gli sport più praticati nelle nostre scuole, per tacere del calcio, che ai Giochi non va dal 2008. Fatta salva la pallanuoto, spesso sul podio olimpico o vincitrice di mondiali (il Setterosa invece trionfò ai Giochi 2004), il resto dice che l’ultima affermazione del volley uomini è l’Europeo 2005, l’ultima delle donne l’Europeo 2009, e zero vittorie olimpiche; il basket uomini ha saltato le ultime tre Olimpiadi, l’ultima vittoria è l’Europeo del 1999. Siamo indietro, altroché. Pare per eccesso di stranieri nei campionati, senz’altro. E anche perché il calcio fagocita spazi televisivi e sponsor. Si investe sempre meno, o abbiamo altro per la testa: forse i nostri giovani non danno il giusto apporto in termini di motivazioni, non è detto che sia solo colpa dei dirigenti e del sistema. In questo senso l’Italia di Mancini è stata un esempio. 
Ma se il valore di un movimento sportivo ai Giochi si valuta dagli sport di squadra, come dice qualche dirigente, allora quello italiano sarebbe in grave crisi. A fine Olimpiade, un’analisi in controluce e non solo numerica del medagliere potrebbe offrire qualche elemento in più. Al di là di alcune eccezionali imprese individuali o in alcuni sport non di enorme penetrazione, forse siamo in crisi, sì.

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