Marcell Jacobs oro 100 metri: «Voglio ascoltare l'inno per me». Nuovo record europeo (9''80)

Marcell Jacobs oro 100 metri: «Voglio ascoltare l'inno per me». Nuovo record europeo (9''80)
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Domenica 1 Agosto 2021, 13:39 - Ultimo aggiornamento: 18:56

Impresa storica per Lamont Marcell Jacobs e Gimbo Tamberi, per l'atletica italiana e per tutto lo sport azzurro. L'Italia che faticava a trovare l'oro ai Giochi di Tokyo è anche quella delle prime volte eccellenti. L'altra faccia del medagliere, nel quale gli azzurri non sono ancora alle posizioni del passato, racconta una verità finora passata piuttosto sottotraccia e portata ora alla ribalta dal lampo di Marcell Jacobs, splendido campione olimpico sui 100 metri, cosa mai vista anche ai tempi di Berruti e Mennea, e di Tamberi, oro ex aequo nel salto in alto. Un'impresa mai compiuta da atleti azzurri: i 100 metri sono la Gara delle Olimpiadi, quella che tutto il mondo guarda e anela. Ha una portata enorme, sotto tutti i punti di vista, compreso quello sociale perchè è uno spot per lo sport e può spingere a farlo seriamente tanti giovani. E anche il salto in alto ha molto appeal, di facile presa sul pubblico ma di grande complessità tecnica. Avere vinto entrambe le gare è una prova di forza inaspettata che mette sottosopra le Olimpiadi azzurre e ribalta anche le valutazioni.

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IL PREGARA

È già un giorno storico per l'atletica leggera italiana questo primo agosto 2021. Ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 Lamont Marcell Jacobs ha messo in moto la macchina del destino e le sue gambe, che hanno corso in 9 secondi e 84 centesimi la semifinale dei 100 metri, che gli vale un posto nella finale (mai nessun italiano ci era riuscito) e il record europeo. 

Il cammino verso la finale

È una notte da ricordare per sempre per lo sport italiano, con un azzurro che diventa l'uomo più veloce del mondo. Marcell Jacobs vive a Roma e viene da Desenzano del Garda e oggi schiantando gli avversari ha vinto l'oro dei 100 metri delle Olimpiadi, la gara più importante dei Giochi, scrivendo una pagina di storia non solo della sport ma di una nazione. Che aveva appena finito di esultare per la vittoria negli Europei di calcio e adesso si ritrova di nuovo pazza di gioia. Nel giro di dieci minuti, oro di "Gimbo" Tamberi
nel salto in alto e poi di Marcell Jacobs che sfreccia al ritmo di 45 passi e mezzo in 9"80 demolendo il record europeo che aveva stabilito poco prima in semifinale.

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C'è da impazzire, e per primi lo sanno i due campioni che in pista non la smettono di abbracciarsi coperti dalle bandiere tricolori. Lo fanno anche dopo più di un'ora dalle rispettive gare, dopo l'ennesima intervista perché tornano in pista e non vogliono smettere di celebrare. Ma tutti vogliono il lampo Jacobs, il successore di Usain Bolt
nell'albo dei Giochi, una cosa che a pensarci dopo Rio 2016 nemmeno ci si crede. Al poliziotto di Desenzano non bastava essere riuscito dove nemmeno Mennea e Berruti, mai in finale dei 100: voleva il massimo e se l'è preso in questo giorno da ricordare per sempre.

Infatti nella memoria non si riesce a trovare qualcosa del genere: 9"80 (e con vento praticamente nullo) vuol dire una velocità media sui 100 metri di 38,4 km/h, con una punta pari a 43,3 km/h. Che altro dire? Peccato solo che lo stadio fosse vuoto, ma l'emozione ha travolto tutti, a cominciare da atleti e tecnici (non solo italiani) che hanno fatto il tipo prima per Gianmarco e subito dopo per Marcell. Per come aveva corso in semifinale aveva fatto capire che qualcosa di grandioso sarebbe successo, e così è stato, così come accadde a inizio anno negli Europei indoor in Polonia.

Così il ragazzo già padre di tre figli a 26 anni, nato in Texas e tornato in Italia all'età di due anni («infatti l'inglese lo sto imparando adesso») ora si farà l'ennesimo tatuaggio. Sul
corpo ne ha già una collezione, ma come si fa a non celebrare un oro nei 100 alle Olimpiadi? Sulla schiena ha una tigre, poi sul corpo le date di nascita dei figli e della madre. E ancora un mappamondo, la rosa dei venti, la scritta "carpe diem", il Colosseo con un gladiatore e i cinque cerchi delle Olimpiadi. Insomma di spazio ce n'è poco, ma al ragazzo non manca l'inventiva e una soluzione la trova perché si deve celebrare la
gloria dei Giochi.

«Sono qui - dice adesso stravolto dall'emozione -, non so quando riuscirò davvero a realizzare, forse tra una settimana. Non avevo nulla da perdere, e poi quando ho visto Gimbo vincere l'oro pochi minuti prima mi sono gasato di brutto. Ho detto "Perché non posso farcela anche io?", e allora ho iniziato a correre, correre più veloce che potevo. E adesso sono qui. E sono la persona più felice del mondo».

La dedica speciale è per il nonno che non c' è più ma ha sempre creduto in lui, e un ringraziamento è per Nicoletta Romanazzi, la mental coach grazie anche alla quale è diventato il campione dei Giochi, e che da Roma dice che il segreto di Jacobs, su cui lei ha lavorato, è stato «risolvere il rapporto con il padre (che non vede da anni), essendo lui stesso padre di tre bambini. Questo lo ha sbloccato, adesso entra in pista più consapevole di quello che può fare con le sue gambe. Aveva nel suo potenziale certe
prestazioni, doveva solo sbloccarsi». Lo ha fatto a Tokyo, lasciando chi c'era senza fiato, ed entrando di diritto nella galleria degli immortali.

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La mamma di Jacobs: si merita tutto. «La vita di Marcell è stata un grande sacrificio. Ô vissuto senza padre e gli ho fatto da papà e mamma. Ha superato tante difficoltà e ora si merita tutto». Sono le prime parole della mamma di Marcell Jacobs, campione olimpico nei cento metri. «Avevo buone sensazioni dopo che avevo trascorso un mese con lui e i suoi fratelli a Tenerife. Da quel periodo sono cambiati i suoi progetti ed è arrivato alla vittoria di oggi», ha aggiunto mamma Viviana che ha seguito la gara con altri parenti e amici dall'albergo di proprietà sulla sponda bresciana del lago di Garda. «Avevo detto che era il nuovo Bolt. Lo ha dimostrato, è il più veloce».

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La gioia di Berruti. «È stata una gara emozionante, mi ha fatto tornare indietro di sessant'anni. Ho trovato un valido erede...». Livio Berruti si commuove, interpellato al telefono dall'ANSA, nel commentare la medaglia d'oro di Marcell Jacobos. «Mi è piaciuto davvero come ha corso e come ha vinto - aggiunge l'ex velocista italiano, oggi 82enne, campione olimpico dei 200 metri ai Giochi olimpici di Roma nel 1960 - Si è migliorato di gara in gara, dimostrando una grande maturità».

 

Gli auguri della compagna

Prima della semifinale erano arrivati i graditissimi auguri della compagna Nicole Daza, da cui ha avuto recentemente il secondo e il terzo figlio a soli 26 anni, Anthony e Megan: «Ciao amore mio, volevamo mandarti un grosso in bocca al lupo. Sappiamo quanti sacrificio e impegno ci hai messo ogni giorno e noi siamo orgogliosi e fieri di te. Ricordati che per noi sei il nostro numero uno», le parole emozionate della signora Jacobs: chissa che non portino bene ancora una volta.

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