Diana Bacosi, argento nel tiro a volo skeet. Regole dello sport e perché l'Italia è così forte

Chi è Diana Bacosi, argento nel tiro a volo e cosa è lo skeet, la specialità in cui l'Italia comanda alle Olimpiadi
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Lunedì 26 Luglio 2021, 08:47 - Ultimo aggiornamento: 19:08

Chi pensa che in Italia esista solo il calcio si dovrà ricredere: nello skeet, specialità del tiro a volo, a livello olimpico non ce n'è per nessuno, né tra gli uomini, né tra le donne. Con tre ori, un argento e tre bronzi al maschile e due ori e due argenti al femminile, raggiunti oggi a Tokyo 2020, i nostri tiravolisti comandano la classifica a cinque cerchi. Diana Bacosi, fresca vincitrice dell'argento, è già a quota due medaglie, per esempio. Come funziona nello specifico, la disciplina in cui gli azzurri non hanno rivali?

Bacosi: «Dedico questa medaglia agli italiani»

Una medaglia fortemente voluta, dopo un anno difficile. È rimasta a un piattello dall'oro, ma l'amarezza dura un attimo. Diana Bacosi era una delle certezze della spedizione italiana a Tokyo, perché nel suo sport, il tiro a volo, è un'eccellenza del panorama internazionale, e l'obiettivo, nemmeno tanto nascosto, era di bissare la vittoria olimpica di Rio. Poi è arrivata la pandemia che, come dice Diana, «ha messo in ginocchio gli italiani» e ha creato tantissime difficoltà per allenarsi anche agli atleti di vertice come lei.

Ma alla fine la voglia di ripresa è stata più forte di tutto, e adesso Diana festeggia una medaglia d'argento conquistata al termine di una sfida bellissima, persa per un piattello (56-55), contro l'americana Amber English. Una nel cui successo ai Giochi c'è tanto d'Italia, visto che prima di partire per il Giappone si è allenata a lungo nel Tav Umbriaverde, vicino Todi. «È il made in Italy che trionfa, in questo sport anche a livello di impianti e di aziende», chiosa il presidente della Fitav,

Luciano Rossi.

Bacosi, intanto, la prende con filosofia perché «nello sport succede di perdere per uno scarto minimo - commenta - e anche se avrei voluto l'oro non ho rimpianti: in gara ho dato tutto ciò che avevo». «Adesso provo una grande emozione - aggiunge - e voglio dedicare questa medaglia a tutti gli italiani, perché è stato un anno difficilissimo. La pandemia ci ha messo in ginocchio, ma noi italiani siamo stati capaci di rialzarci, nella vita e nello sport. Sono felicissima, e voglio abbracciare tutti coloro che in Umbria e Toscana, ne sono certa, hanno tifato per me». Per lei, nonostante i sacrifici, la classe e la mira infallibile, l'approccio ai Giochi non è stato facile. «Dal punto di vista sportivo in questo anno ho avuto varie difficoltà - spiega - ma il nostro ct Andrea Benelli mi ha tirato fuori dal
momento nero e mi ha portato fino a questo argento».

C'è una dedica anche per la compagna battuta nel 2016 nel duello finale per l'oro e oggi solo 20/a, Chiara Cainero: «non era in finale, ma nel mio cuore sì, perché con lei ho condiviso questi anni di avvicinamento a Tokyo». Dopo Rio, Bacosi si concesse una visita a Trigoria per incontrare Francesco Totti, ma era più un atto di amore materno che dettato dalla passione. «Mio figlio è romanista, con quella maglia regalata dal capitano realizzai un suo sogno», racconta. Ora però, dopo l'argento in Giappone, vorrebbe riavvicinarsi al
calcio in veste da tifosa: «sono milanista, e visto che qui sono stata brava e che vengo da Città della Pieve dalla città di Draghi (è nata a Città della Pieve, ndr) vorrei prendermi un
caffè con Ibrahimovic, e poi me lo porto al campo di tiro, visto che lui è un appassionato di caccia e pesca». In attesa di questo premio particolare si gode l'argento e consola il collega uomo Tammaro Cassandro.

Cosa è lo skeet, la specialità in cui l'Italia comanda?

Lo skeet, entrato a far parte delle discipline olimpiche maschili nel 1968, nelle Olimpiadi di Città del Messico, e femminili nel 2000, a Sidney, trova le sue origini negli Stati Uniti, nella "Around the clock", specialità in cui il tiratore doveva sparare da 12 posizioni diversi, corrispondenti al quadrante dell'orologio. Ai giorni nostri, sono rimaste solo 8 posizioni, posizionate su un semicerchio, il cui raggio misura 19,20 metri.

Le uniche due macchine lancia piattelli sono collocate all’estremità del semicerchio in due torri di diversa altezza; la sinistra si chiama pull, è posta a ore 9 ed è più alta della destra, che invece si chiama mark, ed è posizionata a ore 3. Le postazioni di sparo corrispondono alle ore 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 più una pedana posta nel punto di origine delle lancette dell’ipotetico orologio. Le due macchine lanciano i piattelli con direzione e altezza fissi.

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Il tiratore si posiziona sulla piazzola e mantiene il fucile non in bracciata ma in posizione di attesa e chiama i piattelli di cui non conosce il tempo di uscita che può andare da 0 a 3 secondi. Al contrario di altre discipline del tiro a volo lo skeet prevede che a variare sia la posizione del tiratore e non la macchina che lancia o la direzione o altezza del piattello.
I tiratori accedono uno per volta alle specifiche piazzole di tiro e hanno a disposizione un unico colpo per ogni piattello. La sequenza di tiro è organizzata con lanci simultanei di due piattelli o di un solo piattello.

Le gare di skeet prevedono la realizzazione di 5 serie da 25 piattelli ognuna. Nella disciplina al femminile le serie sono 3 invece che 5. I migliori 6 tiratori accedono alla finale.

 

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