Cristina Banti: «Riposarmi? No, già sto preparando Parigi»

Cristina Banti: «Riposarmi? No, già sto preparando Parigi»
di Alessandro Cristofori
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Giovedì 12 Agosto 2021, 07:30

“Quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere mai”. Chi, seguendo alla lettera il consiglio di Ligabue, non intende smettere ma ha voglia di continuare a stupire è Caterina Banti. La velista ha dominato nella casse Nacra 17, vincendo uno storico oro olimpico insieme a Ruggero Tita. Il primo di una coppia mista italiana. «Una gioia enorme, indimenticabile, il risultato di anni di sacrifici. Ma non posso staccare, ora inizia il difficile».
Che intende dire? 
«Non potrò mai dimenticare quello che è successo, ma bisogna andare avanti su questa strada. I prossimi giochi sono tra tre anni, anzi facciamo due e mezzo se penso alle gare che ci dovranno qualificare per Parigi, ed è quindi necessario rimettersi subito al lavoro per confermare quanto abbiamo fatto». 
Ci sta dicendo che a Parigi puntate al secondo oro consecutivo?
«Certo, ormai ci abbiamo preso gusto (ride). Seriamente, ci proveremo, perché no?».
Dunque, si riparte subito?
«La vela ti porta ad avere molti impegni ravvicinati in diverse parti del mondo. Meglio così, a me piace viaggiare e queste gare mi serviranno per rimanere sul pezzo». 
La velista Caterina Banti nasce a Bracciano?
«I miei genitori ci portavano spesso in vacanza in quel posto magnifico. A me piaceva fare equitazione ma un giorno mio fratello Giacomo mi disse se l’accompagnavo in barca. Lui frequentava la compagnia Vela Roma e da quel momento ho iniziato il mio percorso. Oggi sono felice di essere un’atleta dell’Aniene, che mi supporta in tutto». 
La romana Caterina dove è cresciuta?
«Con i miei fratelli Giacomo e Francesca, che oggi sono rispettivamente un insegnante di matematica e fisica e una psicologa, siamo cresciuti nel quartiere Flaminio, in uno dei palazzi di Villa Riccio. Un’oasi di verde in cui io andavo a sbucciarmi le ginocchia con i miei pattini insieme agli altri ragazzi. Ricordo i portieri degli stabili che ci osservavano sempre preoccupati che potessimo farci male sul serio. Mamma e papà vivono ancora lì e appena posso torno a trovarli ma da cinque anni ho cambiato quartiere». 
Lei invece dove vive oggi?
«Alla Balduina, per ragioni di... cuore».
Cioè?
«Ho seguito il mio fidanzato Andrea, anestesista pediatrico all’Ospedale Bambino Gesù di Palidoro. Siamo andati a convivere. Un quartiere bellissimo. Nonostante sia spesso fuori, frequento molto il quartiere e le sue botteghe: dal macellaio, al fruttivendolo ma soprattutto il farmacista che è diventato un amico visto che quando ero infortunata mi servivo spesso da lui. L’accoglienza che le persone mi hanno riservato al ritorno da Tokyo è stata bellissima». Un’abitazione trasformata in palestra durante il periodo della pandemia.
«Con il lockdown e una preparazione olimpica da curare nei minimi particolari non potevo permettermi di perdere la forma fisica. E così mi sono creata un’ambiente che mi ha permesso di continuare ad allenarmi. Dove? In terrazzo». 
Cosa ha fatto, appena tornata nella Capitale con la medaglia al collo? 
«Una sera ho chiesto ad Andrea di andare a fare una passeggiata al Gianicolo. Ci siamo regalati un attimo tutto per noi. Lui ha fatto tanti sacrifici in questi anni perché il mio stile di vita ha dei ritmi particolari, come andare al letto presto e seguire una determinata alimentazione. Nonostante questo mi ha sempre supportato». 
Ci racconta i suoi studi a La Sapienza? 
«Ho fatto la triennale in Studi Orientali, in quel periodo frequentavo assiduamente la città universitaria e la vicina San Lorenzo. Oltre a studiare e dare esami ho lavorato come cameriera, baby sitter, dog sitter ma ero disponibile anche ad impartire lezioni private di arabo». 
Poi si è trasferita all’Orientale di Napoli, dove suo padre Giorgio professore di Glottologia e linguistica è stato rettore, e ha conseguito la magistrale, successivamente è andata a vivere in Tunisia, insomma non si è fermata un attimo?
«Volevo migliorare ancora di più la conoscenza della lingua e del mondo arabo, la mia vera passione. Ma non ho mai dimenticato le mie origini. Mi capita spesso di pensare alla mia città quando non sono a casa. Sono orgogliosa della romanità che condivido con diverse persone che lavorano nel mio staff». 
Anche a tavola si sente così romana? 
«Mia madre Anita ha origini milanesi e mi ha cresciuto con risotti, minestroni e lingua che è un tipico piatto del nord. Io però appena posso non rinuncio ad una bella cacio e pepe». 
E a Roma, a cosa non rinuncia?
«Adoro attraversare tutta la ciclabile che costeggia il Tevere mentre sono assorta nei miei pensieri. Chi l’ha detto che a Roma non è possibile andare in bicicletta?».

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